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Intervista a Moreno Burattini di Roberto La Franca
Una lunga chiacchierata a ruota libera con l'autore di Zagor. Per rompere il ghiaccio, Moreno, parliamo di come � iniziata la tua avventura d'autore. Ricordo che da ragazzino passavo i pomeriggi in casa a scrivere favole e racconti di tutti i tipi, invece di andare a giocare a pallone come gli altri della mia et�. Gli altri della mia et� ancora mi ringraziano, visto come gioco a pallone. Ero anche un gran divoratore di libri (cominciai con Verne e Salgari) e sognavo che un giorno ne avrei scritti anch'io. Da quando ho avuto un minimo di autonomia (e ho ricevuto una macchina da scrivere portatile in regalo da mio padre) ho pubblicato articoli e scritti di tutti i tipi su ogni possibile giornalino ciclostilato di cui venivo a conoscere l'esistenza, da quelli scolastici a quelli parrocchiali. Poi mi sono spinto pi� in l� e ho mandato racconti di fantascienza alle riviste del settore, che ne hanno dati alle stampe alcuni (addirittura, uno � stato anche tradotto all'estero, in ungherese!). Ho vinto anche un paio di premi come autore di favole per bambini. Quindi ho cominciato a scrivere commedie in vernacolo fiorentino, che ancora oggi vengono rappresentate qua e l�. Infine, ho iniziato a pubblicare articoli e saggi su almeno una decina di fanzine e riviste specializzate in critica fumettistica. Da ragazzo, comunque, non volevo diventare autore di fumetti, ma scrittore tout-court. Fare lo sceneggiatore non � un ripiego, per�. Anzi: fin dagli inizi mi illudevo di scrivere racconti, mentre in realt� erano soggetti per fumetti. Ho capito qual era la mia strada quando mi sono reso conto di questa semplice ma fondamentale verit�. Com'� avvenuto l'incontro con Zagor e la Bonelli? Proprio grazie alla mia militanza nelle truppe dei fanzinari ho saltato il fosso passando dal ruolo di semplice lettore a quello di "addetto ai lavori". Ho cominciato dandomi da fare e partecipando in ogni occasione a mostre, tavole rotonde, conferenze, incontri con gli autori. Scrivendo articoli l� sopra e altrove, e andando a caccia di interviste, ho finito per conoscere piuttosto bene un gran numero di addetti ai lavori del settore, tra cui Sergio Bonelli, editore e creatore di quello Zagor che a me piaceva tanto. A dire il vero, Bonelli lo conoscevo gi� da prima. Fin da giovanissimo gli inviavo spesso delle lettere chilometriche piene zeppe di osservazioni e critiche sugli albi di sua pubblicazione. Bonelli doveva trovarle interessanti, perch� addirittura mi telefonava a casa per commentarle e rispondere. Poich� avevo cominciato a essere piuttosto severo con le storie di Zagor degli anni ottanta, di cui mi lamentavo, fu Bonelli stesso a dirmi: "Beh, perch� non provi a scriverne una tu?". Lo presi in parola, e gli sottoposi un soggetto da esaminare. Naturalmente non fu accettato, e alla luce della mia esperienza di adesso non me ne meraviglio: era pieno dei classici errori dei dilettanti. Ci sono voluti due anni di tentativi prima che la casa editrice trovasse buona una mia proposta e mi desse il via libera per la prima sceneggiatura. Accadde nel 1989, da allora non mi sono pi� fermato. Cosa hai provato a realizzare la prima storia del personaggio che hai sempre amato fin da bambino? Zagor mi ha fatto vivere mille sogni e ne ha avverato uno. Quando, da ragazzo, leggevo le avventure scritte da Guido Nolitta e disegnate da Gallieno Ferri, e avrei dato chiss� cosa per potere, un giorno, raccontare anch'io storie cos� belle. Il destino (o chi per lui) me ne ha dato la possibilit�. Erskine Caldwell diceva che il segreto della vita � quello di trovare persone disposte a pagarti per fare delle cose che tu saresti disposto a fare pagando, se avessi il denaro necessario. Io sarei stato disposto a pagare, pur di riuscire a scrivere Zagor: ho trovato la persona disposta a pagarmi perch� lo faccia: Sergio Bonelli, quel Guido Nolitta che tanto ammiravo. Faccio un lavoro bellissimo, non posso che dirmi fortunato.
Sei stato appunto considerato l'erede naturale di Guido Nolitta, sotto il cui pseudonimo si celava il creatore di Zagor, l'editore Sergio Bonelli. Ti riconosci sotto questa etichetta o la trovi poco corrispondente alle tue specifiche qualit� di narratore? Riconoscermi in quell'etichetta sarebbe per me motivo di grande soddisfazione, perch� assomigliare davvero a Nolitta � una delle mie massime aspirazioni. Purtroppo Nolitta � Nolitta e io sono solo un suo pallido imitatore. Non mi pongo il problema dell'originalit� del mio stile, ma quello della sua aderenza alle esigenze del personaggio che ho sottomano. Non cerco di avere per forza una "calligrafia" personale estremamente riconoscibile, come se questa fosse la cosa pi� importante del mondo e da essa dipendesse la mia realizzazione come individuo, l'autoaffermazione di me. Credo che convenga, per il bene della testata, porsi al servizio del personaggio cercando di interpretarlo con naturalezza, assecondando le sue caratteristiche e non sforzandolo perch� lui assecondi le mie. A chi ha a che fare, come capita a me, con characters altrui, e per di pi� molto storici e molto amati, ci� che serve � l'umilt�. Zagor � un personaggio sulla breccia da pi� di quarant'anni. I lettori lo comprano perch� sull'albo ci trovano lui, non perch� ci trovano me. Il pi� bel servizio che posso rendere agli acquirenti � consegnare loro una storia in cui Zagor parli come Zagor e si comporti come Zagor, e non parli come me o si comporti come mi comporterei io. Idem per Cico, sua fedele spalla. Quando Sclavi (ed era Sclavi!) ha mosso Cico come fosse Groucho, in molti hanno storto la bocca. Ci� non toglie che le mie storie si riconoscano come mie per mille particolari: perch�, inevitabilmente, io sono io e sceneggio come so. Quando qualcuno, per�, dice che, nonostante tutto, sono "nolittiano", lo reputo un grande complimento. Del resto, scrivere alla maniera del mio maestro ideale, pur adeguandomi ai tempi, mi viene istintivo. Cosa pensi possa comunicare in termini di valori la lettura di un albo dello Spirito con la Scure? Quello "pedagogico" � uno degli scopi per cui si scrive ancora oggi? Zagor � un personaggio positivo che, per tradizione, comunica messaggi e valori positivi. Ci� non toglie che il motivo principale per cui raccontiamo storie di cui � il protagonista sia quello di emozionare e divertire i lettori con le sue avventure. Gli intenti pedagogici non ci sono, ma c'�, per forza di cose, un effetto pedagogico: qualsiasi racconto � veicolo di informazioni che arricchisce i fruitori. Per assurdo, anche dai racconti con protagonisti o contenuti "negativi" si pu� imparare qualcosa di positivo: per esempio, che esiste il male. Ogni libro insegna qualcosa. Se non altro, a diffidare del suo autore. Plinio il Vecchio, del resto, diceva che non c'� libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare. Figuriamoci se non pu� giovare la lettura di Zagor, eroe schierato decisamente dalla parte del bene in difesa di valori quali la difesa della giustizia e della pace. Come lettore, posso dire che � stato lui, lo Spirito con la Scure, a gettare le basi del mio sconfinato amore per la lettura e a solleticarmi l'intelligenza e la fantasia, spingendomi a crescere sempre pi�, culturalmente e spiritualmente. Comunque non mi metto a scrivere pensando al valore pedagogico di quello che andr� raccontando: punto piuttosto a creare una storia che emozioni e che intrighi e che, naturalmente, sia in linea con le caratteristiche della serie per cui lavoro. Cerco di scrivere una bella avventura con dei bei personaggi. Poi, se ci sono contenuti pedagogici o didascalici e qualcuno � in grado di coglierli, meglio. Personalmente faccio mia la massima di Oscar Wilde, secondo la quale non esistono libri morali o immorali, ma solo libri scritti beni o scritti male. Io mi preoccupo soprattutto, nel mio piccolo e nei miei limiti, di scrivere bene. Dal 1993, con le storie che seguono "Ladro di ombre", parte il nuovo corso del personaggio che va incontro a una vera e propria rinascita sotto il profilo della qualit� delle storie, dopo gli oscuri anni ottanta che facevano pensare a una chiusura anticipata della serie. Questa invece da quell'anno ha mantenuto tutti i suoi lettori ed � stata oggetto di numerose e recenti attenzioni da parte della critica specializzata. Protagonisti Moreno Burattini e l'attuale curatore di Zagor, Mauro Boselli. Il mio arrivo a Zagor ha coinciso, per puro caso, con l'abbandono di Marcello Toninelli che da quasi dieci anni aveva raccolto l'eredit� di Nolitta (i contributi di altri sceneggiatori come Castelli, Sclavi, Pezzin erano stati pi� episodici rispetto alla continuit� del suo lavoro). Il suo abbandono segu� di poco anche l'introduzione nella casa editrice della figura del curatore di serie, o dell'editor all'americana: un'innovazione che forse contribu� a convincere Toninelli a cercare altrove maggiore indipendenza. Subito dopo il mio arrivo fui appunto affidato alle cure di Renato Queirolo, redattore con occhi da nittalopo, come diceva Mauro Boselli. Queirolo � stato per me come il burbero sergente per i cadetti dei marines, quello che insegna la disciplina e costringe gli allievi a una durissima gavetta, quello che magari viene pure ritenuto un cerbero durante l'addestramento, ma che poi tutti gli allievi ricordano con gratitudine per tutto ci� che sotto la sua scuola hanno imparato. Al momento del mio arrivo a Zagor, a scriverne le sceneggiature c'erano anche Ade Capone e Alessandro Russo, ma entrambi in seguito hanno lasciato la serie seguendo altri loro progetti, anche se Capone, di recente, ha di nuovo ripreso a collaborare. Sotto la gestione Queirolo, progettammo la seconda "Odissea Americana", ovverosia il nuovo viaggio dello Spirito con la Scure fuori da Darkwood da cui, secondo l'opinione comune, � scaturito il rinascimento zagoriano. Ai testi fu chiamato Mauro Boselli, che poi divenne egli stesso curatore di serie. Sotto la sua gestione la collana � riuscita a decollare di nuovo, o perlomeno ad arrestare l'erosione di vendite, e io ho cercato di dare il mio contributo, anche perch� con il tempo avevo acquistato maggiore esperienza e sicurezza. Quando entrai nello staff, Sergio Bonelli diceva che Zagor era ormai destinato alla chiusura. "Il personaggio - si legge in una sua intervista - ha fatto il suo tempo. Pi� di cos� non pu� dare". Per fortuna, sono passati quasi quindici anni ma lo Spirito con la Scure � ancora vivo e vegeto e i pareri dei lettori e dei critici sono concordi nel dire che il personaggio ha riacquistato una parte del suo fascino di un tempo, per cui se anche un giorno lontano chiuderemo, io e Boselli potremo dire di essere riusciti nel piccolo miracolo di aver rivitalizzato un personaggio ormai dato per spacciato. Insomma, aver riportato il sorriso sulle labbra dei lettori delusi e averne bloccato o almeno rallentato l'emorragia � sicuramente un risultato.
Pensi che l'elemento femminile sia ormai diventato uno dei motivi del successo recente della serie e abbia catturato qualche lettrice ad un eroe che, come tale, � costretto a rimanere single, oppure, cosa che non credo, che tutto sommato sia meglio che Zagor resti un personaggio in cui l'avventura allo stato puro regni sovrana, senza concessione alcuna a intermezzi sentimentali? Zagor � un personaggio nato all'inizio degli anni Sessanta, quando le donne nei fumetti erano merce rara e per gli eroi di carta non era prevista una vita sentimentale che andasse al di l� di un rapporto formale e platonico con una fidanzata ufficiale (per quelli che ce l'avevano, come l'Uomo Mascherato o Capitan Miki). Men che mai si poteva parlare di sesso. Oggi le cose sono diverse, il pubblico si aspetta che un personaggio realistico come Nick Raider o come Dylan Dog abbia una sua vita sentimentale e sessuale e che, cos� come vengono mostrati tanti altri aspetti della sua personalit�, per completezza vengano mostrati anche quelli relativi al suo rapporto con le donne. Zagor resta ancora legato all'impostazione originaria, per� nel tempo ha avuto sempre pi� a che fare con personaggi femminili. Diciamo che cerchiamo di mediare fra le istanze di rinnovamento e il rispetto per la tradizione. Lo Spirito con la Scure rester� single, comunque: su questo non ci piove. Quanto alle lettrici, immagino che valga per loro quello che vale per i lettori: se leggono Zagor, � perch� sono attratte dal personaggio e dal suo universo narrativo, indipendentemente dalle storie d'amore. Gli albi dello Spirito con la Scure non sono fumetti rosa, chi li acquista lo sa bene, e probabilmente li acquista anche per questo. Qual � l'arcana alchimia che permette la realizzazione di una serie che attraversa tutto il panorama avventuroso immaginabile per un fumetto, e cio� il western, l'avventura d'azione, il fantasy, la fantascienza, l'horror, l'esotico, il giallo e il comico, seppur con un tratto fedele alla classica tradizione bonelliana? Zagor � nato cos�, per vivere ogni tipo di avventura. I suoi lettori devono essere pronti a tutto. Si tratta di una caratteristica dovuta a una felice intuizione di Guido Nolitta, il quale, non a caso, invent� una foresta, Darkwood, dove tutto pu� accadere e dove tutti gli scenari sono a portata di mano. Le avventure di Zagor non sono soltanto storie western: spesso e volentieri vengono contaminate da suggestioni provenienti dai confinanti regni dell'orrore e del fantastico. La saga dell'eroe di Darkwood si � andata costituendo come una vera e propria miniera di contaminazioni multimediali dove � possibile reperire riferimenti cinematografici, fumettistici, letterari, teatrali, musicali e chi pi� ne ha pi� ne metta. E questo molto tempo prima che altri personaggi dei fumetti come Ken Parker, Martin Myst�re e Dylan Dog facessero della multimedialit� una vera e propria tecnica. Tra i vari generi o "filoni" presenti all'interno della serie (quello western, quello pi� genericamente avventuroso, quello legato ai viaggi, quello giallo, quello sociale e politico) � il fantastico che, nelle sue varie sfaccettature dell'horror, del mistery, della fantasy, della fantascienza, ha sempre avuto in Zagor un ruolo privilegiato. Se � vero che l'elemento soprannaturale � presente anche in Tex (basti pensare a Mefisto) � altrettanto vero che l� viene avvertito come una digressione, se non come una stonatura, all'interno della solida impalcatura del western classico e tradizionale. In Zagor invece ci� non accade: il fantastico � di casa, da sempre.
Zagor, forse erroneamente etichettato talvolta come il giustiziere di Darkwood, non ha niente a che vedere con lo stereotipo del castigamatti implacabile e in ogni caso non � pi� giustiziere di quanto non sia Tex. Il fatto di schierarsi dalla parte della giustizia lo porta anche spesso a sfidare i potenti e a lottare dalla parte degli oppressi. A questo proposito, ritieni che ci sia stata una svolta del personaggio che in alcune storie � molto meno giuridicamente garantista che in passato? La filosofia di vita di Zagor � lontana dalla monoliticit� di Tex. La summa del pensiero zagoriano � riassunta in un bellissimo discorso contenuto nell'albo "Arrivano i samurai", che l'eroe pronuncia di fronte a un suo avversario, il principe Minamoto: "Anche la mia vita, non c'� dubbio, � segnata dal marchio della violenza - dice lo Spirito con la Scure al guerriero giapponese che gli sta davanti - ma tra noi esiste fortunatamente una differenza incolmabile! Se io combatto, se io uccido, � soltanto perch� la situazione di questo meraviglioso ma ancora selvaggio Paese me lo impone! Un giorno, spero, giuste leggi, mentalit� pi� aperte smusseranno i punti di attrito tra gli abitanti di Darkwood e i conquistatori bianchi... in quel preciso istante io rinuncer� senza alcun rimpianto alla mia immagine di combattente e di guerriero, e sar� lieto di buttare nel pi� profondo dei fiumi quella scure che ora considero un mezzo sgradevole ma indispensabile per ottenere un po' di giustizia!". Riguardo alla presunta "svolta" del personaggio, che non c'� stata perch� Zagor � un personaggio animato da una correttezza politica ante litteram che sostanzialmente non � mai venuta meno, io sono assolutamente garantista nelle mie convinzioni personali riguardo ai problemi della giustizia nella societ� civile dei giorni nostri, ma trovo francamente frutto di un malinteso senso del "politicamente corretto" a ogni costo l'applicazione dei principi fondanti del nostro diritto alle avventure immaginarie di personaggi di fantasia ambientate in epoche lontane e in terre selvagge. La mistica della "politically correctness", del resto, � una delle pi� fastidiose degenerazioni del gi� antipatico e ipocrita buonismo a tutti i costi di un certo modo di pensare omologato, e con la pretesa di omologare. Se si giudicasse con il metro del "politicamente corretto", perfino Sandokan sarebbe un personaggio da censurare, per non parlare di Conan. Purtroppo, non � politicamente corretto parlare male del politicamente corretto, per cui non aggiungo altro. Quanto � importante che grazie all'esistenza di fumetti western si conservi ancora un ricordo, certamente pi� veritiero che in certe produzioni cinematografiche americane d'epoca, del fiero popolo rosso, vale a dire degli indiani d'America? Vedi, l'importanza dei fumetti western non consiste tanto nel conservare il ricordo degli Indiani d'America, quanto nel conservare il ricordo del Western stesso, inteso come genere, ormai in via d'estinzione e chiuso in asfittiche riserve pi� dei pellerossa stessi. E' chiaro che una rinascita o una riscoperta del genere, contribuirebbe alla diffusione della conoscenza della storia e della realt� dei nativi americani, ma non � che dal fumetto ci si possa aspettare pi� di tanto. A languire, � soprattutto il western di celluloide. Ed � davvero un peccato, perch� il cinema western era un cinema splendido. In pi�, il West non � un luogo della realt�, n� designa la particolare epoca storica che tutti conosciamo. Ci si potrebbe chiedere perch� gli ottanta o novanta anni che vanno grossomodo fra la spedizione di Lewis e Clark (1804) e il massacro di Wounded Knee (1890) abbiano ispirato pi� libri e film di tutta la storia italiana dall'anno Mille in poi, di certo pi� ricca di personaggi e di avvenimenti. Il motivo � appunto questo: le coordinate geografiche e temporali del western sono solo convenzioni. Il West � altro: un mito, una leggenda, un sogno. Per qualcuno, il simbolo dell'avventura, per altri la metafora della vita. Ancora meglio, il West � una frontiera. Non solo, o non tanto, quella fra le terre dei bianchi e quelle dei rossi (che si andava sempre spostando a vantaggio dei primi e a danno dei secondi), quanto la frontiera fra noto e ignoto, fra realt� e mistero, fra scienza e magia. Un varco fra mondi paralleli. Ed � un peccato che i giovanissimi non ne possano fruire come facevamo noi, quelli della mia generazione, e come prima di noi fecero i nostri genitori. Quando la TV trasmetteva un film, o il parroco ne proiettava uno nell'oratorio, i ragazzi si auguravano che fosse un western. In mancanza di film, per fortuna nel mondo ci sono ancora diversi fumetti dedicati al genere. Riguardo agli Indiani d'America, � ovvio che sono da preferirsi i film e i fumetti meglio documentati e pi� attenti alla loro realt� antropologica e culturale, ed � vero che certi fumetti, da questo punto di vista, lo sono in misura di maggiore di molti film. Personalmente, da appassionato cultore della storia dei pellerossa, cerco di documentarmi pi� che posso. Com'� cambiato, nel corso degli anni della sua maturit�, il fumetto italiano? Perch� si � sentito il bisogno di creare degli anti-eroi? Il fumetto italiano, si � adeguato, inevitabilmente, al mutare dei tempi, dei gusti, delle aspettative del pubblico. Gli anti-eroi sono nati perch� il pubblico desiderava che nascessero. E ormai sono nati da quarant'anni. Direi che il primo � stato Diabolik, che � appunto del 1962. Gli anti-eroi del resto sono tali non solo perch� non hanno le caratteristiche adamantine degli eroi senza macchia e senza paura, ma anche perch� capita loro di macchiarsi e di aver paura durante avventure in cui affrontano tematiche "pericolose", quelle per esempio che riguardano il sesso, la violenza, la corruzione o la politica. Da questo punto di vista, l'imperversare del "politicamente corretto" taglia le gambe agli anti-eroi, obbligandoli a omologarsi agli eroi: nessuno pu� pi� dire parolacce, fumare, bere, andare a donne o tirare un pugno senza aver letto all'avversario la dichiarazione dei suoi diritti. Una restaurazione vera e propria. Tex � molto meno libero oggi di agire come gli pare, di quanto lo fosse cinquant'anni fa.
Cosa ha portato all'eliminazione quasi totale delle didascalie nelle vignette e all'introduzione di un taglio sempre pi� moderno e cinematografico all'azione? Il fumetto � un mezzo di comunicazione, basato su un "codice" concordato fra gli autori e i fruitori. Chi scrive fumetti, e chi li legge, sono d'accordo che le linee cinetiche dietro al disegno di un'automobile significano che l'automobile � in movimento, o che se alcune parole sono scritte in una nuvoletta collegata con palline a un personaggio significa che costui pensa, mentre se c'� una pipetta significa che quel tale parla. Il "codice" che permette l'interpretazione dei fumetti non � stato inventato tutto in una notte ma si � evoluto e ha sedimentato nell'arco degli anni e nel susseguirsi dei decenni. Esattamente come � capitato al linguaggio del cinema, altro mezzo di comunicazione, peraltro praticamente coetaneo del fumetto. Gli stacchi, le dissolvenze, il cambio di scena, il montaggio, sono consuetudini che si sono affermate con il tempo, a forza di tentativi, sperimentazioni, innovazioni. Anche l'uso delle didascalie nel fumetto � un aspetto del "codice" che si evolve con i tempi. Le didascalie di Flash Gordon erano ridondanti, poi piano piano si � capito che era inutile descrivere a parole quello che gi� si vedeva nelle vignette, e le didascalie si sono progressivamente ristrette fino a limitarsi ad avere la funzione di raccordo fra le scene o a indicare le ellissi temporali, con frasi come "il giorno dopo" o "intanto...". Non si pu� comunque dire che le didascalie siano state del tutto eliminate. Se � vero che alcuni sceneggiatori, come Giancarlo Berardi (creatore di Ken Parker e di Julia n.d.r.), le hanno abolite al pari dei balloon dei pensieri dei personaggi, appunto per rendere cinematografica la tecnica di narrazione ritenendo che quello che succede e perfino ci� che i personaggi pensano debba essere capito dalla semplice osservazione dei disegni, � vero anche che altri autori, soprattutto americani, hanno fatto grande uso di didascalie come "voce da fuori campo" che accompagna le scene. In alcuni casi le didascalie sono diventate il commento del protagonista a quello che capita attorno a lui. Il nuovo uso della didascalia da parte di questi autori apre nuove possibilit� narrative (e una possibilit� � appunto anche quella di non farne uso). La sperimentazione significa che il fumetto � vivo e che il suo linguaggio continua a evolversi. Possiamo considerare il fumetto una forma artistica di spessore parlando, nei casi pi� nobili, di vera e propria letteratura disegnata? Indubbiamente s�. Il fumetto � un mezzo di comunicazione, esattamente come la letteratura, il cinema o la pittura. In certi casi il cinema � arte, in altri � spazzatura. Il fumetto, allo stesso modo, non � necessariamente arte n� � necessariamente spazzatura. Uno dei luoghi comuni pi� diffusi tra i profani, contro il quale devono costantemente battersi gli iniziati, vuole che il fumetto sia un genere: come il giallo, la fantascienza, l'horror o il rosa. E' solo con una certa fatica che i cultori riescono a convincere i non adepti a considerare il fumetto un medium, cio� un mezzo di comunicazione, un veicolo per la trasmissione di idee ed emozioni che agisce utilizzando codici espressivi propri: come il cinema, la letteratura, la pittura o la musica. I generi sono trasversali: perci� possiamo avere film horror, romanzi horror e fumetti horror. I media invece sono paralleli: cos�, anche in presenza di un medesimo contenuto ideale da veicolare, ciascuno lo fa in maniera autonoma, utilizzando tecniche specifiche e sortendo risultati diversi. Se l'autore intenzionato a parlare dell'Olocausto � il regista Steven Spielberg, dirige un film intitolato "Schindler's List". Lo scrittore Primo Levi pubblica invece un romanzo dal titolo "Se questo � un uomo". Allo stesso modo, il disegnatore Art Spiegelman realizza il fumetto "Maus". Tre capolavori diversissimi l'uno dall'altro, ma ognuno in grado di comunicare emozioni con la medesima intensit�. C'� anche, del resto, chi ha raccontato l'Olocausto attraverso la poesia, la musica, la pittura, la scultura, la fotografia. Non si pu� dire che questa o quella forma espressiva sia intrinsecamente migliore o peggiore, pi� intensa o meno intensa di un'altra. E' solo l'abilit� dell'autore nel gestire gli strumenti di cui dispone a consentire a ciascun medium di raggiungere risultati pi� o meno apprezzabili. Il talento specifico di chi scrive e disegna comics, consiste soprattutto nella padronanza dei codici espressivi propri del fumetto. Non basta avere, nel primo caso, una buona capacit� di affabulazione e, nel secondo, un certo estro grafico o pittorico. Si pu� essere abilissimi a scrivere e a inventare storie, e non riuscire a sceneggiare in maniera decente una sola tavola a fumetti. Oppure, essere illustratori di eccezionale bravura e non saper raccontare per immagini ci� che accade in una sequenza di tre vignette. Del resto, chi sceneggia fumetti non sempre � in grado di scrivere un romanzo, e chi li disegna forse non saprebbe dipingere un affresco. Questo perch� realizzare un racconto a fumetti comporta la conoscenza di codici, convenzioni e trucchi del mestiere attraverso i quali gli autori riescono a entrare in sintonia con i fruitori e ad ottenere l'effetto voluto. Qual � il rapporto tra fumetto e la cosiddetta alta cultura? Gli intellettuali lo snobbano o lo considerano degno di attenzione critica e di analisi saggistica? A parte qualche caso, come quello di Antonio Faeti, gli intellettuali considerano non solo il fumetto ma tutta la letteratura che viene letta (come tutto il cinema che viene visto) con disgusto o ironia, ritenendo di doversi occupare solo della letteratura che non viene letta (e del cinema che non viene visto). In realt�, il loro disgusto e la loro ironia cela la loro colpevole ignoranza in materia. Per giudicare un fumetto occorre conoscere i fumetti, essere padroni del particolare codice narrativo che li caratterizza. Viceversa, come si diceva, una conoscenza superficiale, se non addirittura un pregiudizio negativo, ha sempre animato molti studiosi, critici e accademici. Nessuna meraviglia: una sorta di oscuro misoneismo culturale minaccia da sempre gli esordi delle nuove forme di comunicazione e di espressione artistica. Meraviglia piuttosto che il misoneismo perduri anche dopo cento anni. A dispetto della situazione, personalmente devo ammettere per� di aver trovato, in ambito accademico, professori disposti ad ascoltarmi quando, esattamente su questo argomento, ho prima proposto e poi discusso la mia tesi di laurea. Il fumetto riesce a conquistare nuovi e giovani lettori magari sottraendoli alle nuove tecnologie o il suo futuro � a rischio? Si dice che la causa principale della crisi dei fumetti sia l'avvento dei computer. Il pubblico abbandonerebbe in massa il fumetto perch� gioca con le Playstation e naviga nella Rete. Qualche tempo fa, un tale a cui avevo parlato del mio lavoro (e della mia passione), mi disse, scuotendo la testa, scettico sul futuro degli eroi di carta: "Non capisco perch� un ragazzo di oggi dovrebbe leggere fumetti". Io ho risposto: "Non capisco perch� un ragazzo di oggi non dovrebbe leggerli". I ragazzi di oggi, insomma, hanno la fortuna di avere a disposizione un sacco di mezzi e di possibilit� in pi�, rispetto a quelli di trenta, quaranta, cinquanta anni fa (e non parliamo di quelli ancora prima), per fruire di fiction, trovare informazioni, soddisfare la propria curiosit�, fare esperienze, imparare e divertirsi. Hanno i cd, i dvd, la televisione, i computer, Internet, e continuano ad avere il cinema, i libri, il teatro e anche i fumetti. Perch� qualcuno dovrebbe privarsi di qualcosa? Perch� si dovrebbero scegliere o i computer o i fumetti, o i dvd invece dei libri, o la Playstation piuttosto che lo stereo? Perch� non si pu� godere di tutto, e si dovrebbe fare a meno di qualcosa? Se fossi un ragazzo di oggi, mi arrabbierei se non potessi leggere anche i fumetti, mi sentirei menomato di una possibilit� che vorrei avere e a cui non vorrei mai rinunciare. Vorrei poter leggere, come sentire musica, come vedere un film, come andare a teatro. Non si � monomaniaci. La questione � piuttosto un'altra: essendo molte le offerte, si tratta di scegliere. Non c'� tempo per tutto. Da questo punto di vista, allora, anche la televisione � in concorrenza con Internet, e ci sono programmi televisivi in concorrenza fra loro. Il fumetto non � moribondo come linguaggio o codice comunicativo, come medium per veicolare contenuti, quanto piuttosto ha difficolt� nel proporre contenuti concorrenziali con quelli veicolati dagli altri media. Noi che facciamo fumetti, in fondo, raccontiamo storie. Affabuliamo. Le storie sono i nostri contenuti. E le storie sono concorrenziali quando offrono emozioni in pi� rispetto a quelle che raccontano gli altri. Ora, secondo me, ci vuol poco a dare emozioni in pi� dei giochi interattivi che a me vengono a noia prestissimo (le storie pi� belle non possono essere interattive: c'� bisogno di un Autore che ha il dono di saperle raccontare in quel particolare modo che solo lui sa com'�). Ma per offrire emozioni in pi� bisogna essere com'era Tex cinquant'anni fa rispetto al resto dell'offerta di fiction destinata ai ragazzi: forte! Facciamo fumetti forti, e qualcuno, anche dei ragazzi di oggi, sceglier� ancora noi. Certo, bisognerebbe liberarsi delle ugge del politicamente corretto, cos�, magari il fumetto diventer� un prodotto di nicchia, ma non scomparir�. E' importante che ci sia un'unica mano nella gestione di un personaggio per mantenere una coerenza di fondo nelle storie oppure questa pu� essere raggiunta anche da una squadra di sceneggiatori? Dipende dal personaggio, dalla mano e dagli intenti del creatore, e dalla squadra di sceneggiatori. I personaggi Disney, � dimostrato, posso essere benissimo gestiti da un team, anzi, da team diversi sparsi in vari Paesi del mondo. Ma questo perch� gi� all'inizio nacquero programmati per questo. Disney, personalmente, non ha mai disegnato una sola vignetta di un suo fumetto. Nel caso di Ken Parker, invece, o di altri personaggi ancora in cui prepotente � l'impronta autoriale, il caso � diverso. Zagor � collocato in una situazione di mezzo. Ci sono stati vari team, sempre per� controllati da vicino dal creatore che per vent'anni ne ha scritto le storie.
Quali sono i tempi di realizzazione di una tua storia? Qual � il rapporto tra la stesura di una sceneggiatura e la sua illustrazione grafica? Contrariamente a quanto credono i profani, raramente un fumetto � frutto del lavoro di una sola persona. La convinzione comune, infatti, � che chi disegna sia anche l'ideatore della storia. Non � cos�. Nella stragrande maggioranza dei casi, gli autori sono almeno due: lo sceneggiatore e il disegnatore. Addirittura (come capita in America, per esempio), a volte sono anche tre: chi sceneggia, chi disegna a matita e chi d� le chine; o anche quattro, se si aggiunge chi d� i colori. Lo sceneggiatore, comunque, � alla base di tutto: � lui che inventa la storia, decidendo che cosa accade, chi � il buono e chi il cattivo, chi vince e chi perde, chi se la cava e chi muore. Decide anche come far parlare i personaggi, e il modo per caratterizzarli. Nei fatti, il lavoro dello sceneggiatore consiste nel dare istruzioni al disegnatore perch� illustri una vignetta in un modo, una in un altro, secondo una scansione ragionata del racconto e mantenendo un certo ritmo funzionale al racconto stesso. Il disegnatore, poi, esegue queste istruzioni. Ovviamente, c'� una enorme differenza fra quello che pu� accadere a una sceneggiatura qualora venga affidata a un grande disegnatore rispetto a una realizzata da un disegnatore mediocre. Sceneggiatore di fumetti, comunque, non ci si pu� improvvisare. Bisogna conoscere davvero bene i mezzi, le potenzialit� e i limiti del medium, che � un mezzo di comunicazione con codici e linguaggi propri e particolari. Per fortuna, io guardavo i fumetti prima ancora di imparare a leggere, e sono cresciuto circondato da montagne di albi e giornalini. Ho dunque la capacit� istintiva di raccontare per immagini, che unita a un minimo di talento affabulatorio e una buona conoscenza della tecnica e dei trucchi del mestiere mi consente di offrire all'editore un prodotto professionale (non ho nessuna ambizione di produzione artistica, per carit�!). Circa la tecnica sono sostanzialmente un autodidatta: mi sono sempre chiesto come facessero gli sceneggiatori che pi� amavo (Bonelli, Bunker, Castelli, Berardi) a realizzare il loro lavoro, e ho passato giorni interi a studiare il loro modo di impostare le tavole. Poi, conoscendo di persona questi autori, ho chiesto consigli e informazioni. Ma, ripeto, non bastano le conoscenze tecniche: occorre avere un innato senso del fumetto, che si matura solo attraverso letture decennali. Non serve aver letto tutti i Dylan Dog, se non si � letto nient'altro. Scrivo novanta/cento tavole al mese per undici mesi l'anno. Ne porto avanti parecchie contemporaneamente. Questo perch� ho diversi disegnatori da far lavorare e nessuno deve mai restare a secco. Perci�, scrivo venti tavole per uno; poi dieci per un altro; poi quindici per un terzo e cos� via. Quando uno di loro sta per esaurire le pagine a sua disposizione, arrivo con delle altre. Questo metodo mi piace e mi stimola, perch� cambio continuamente situazioni e fra una pausa e l'altra delle singole storie (mentre porto avanti le restanti) mi capita di avere nuove idee per lo sviluppo della situazione lasciata a met�. Cosa diresti ad un aspirante sceneggiatore? Di provare e riprovare senza arrendersi mai, anche se, come dice Gianni Morandi, solo uno su mille ce la fa. Io sono riuscito a realizzare il mio sogno, dunque non mi sento di scoraggiare nessuno. Tuttavia � inutile negare che il mercato � ormai molto pi� ristretto di quindici anni fa, quando ho cominciato io, e gli spazi sono pochissimi. D'altro canto si � sviluppata moltissimo la fiction televisiva, e dunque forse � pi� facile e remunerativo lavorare come sceneggiatore per qualche telenovela, serial o sceneggiato per il piccolo schermo. Se proprio l'aspirante da consigliare vuole scrivere fumetti, raccomando solo un po' di furbizia nel sapersi vendere, almeno all'inizio. Temo sia sbagliato cercare di imporsi subito come il genio, l'innovatore, il vulcano di idee sperando che gli editori si mettano al nostro servizio. Bisogna tenere d'occhio le grette e magari anche castranti esigenze del mercato, e offrire a ogni editore ci� di cui ha bisogno. Se poi uno � davvero un genio, un innovatore, un vulcano di idee, lo dimostrer� in seguito. Le scuole del fumetto sono un buon canale d'accesso a questo mondo? Non esistono buoni canali d'accesso al mondo del fumetto. Le case editrici sono ormai pochissime, le vendite calano in maniera costante, gli spazi si restringono, le possibilit� sono scarse. Le scuole possono dare un piccolo aiuto incanalando la creativit� e il talento del singolo nella giusta direzione, non molto di pi�. Non per colpa loro, ma per colpa della triste situazione del mercato. Purtroppo. Qual � la tua storia preferita di Zagor non scritta da te, Moreno, e quale, invece, preferisci tra quelle che hai realizzato? La storia pi� bella di Zagor, in assoluto, � "Odissea Americana" di Nolitta & Ferri. C'� tutto quello che � per me il fumetto, l� dentro: l'umorismo, l'avventura, il dramma, il fantastico. Tra le mie, la migliore �, secondo me e per il poco che pu� valere la mia opinione, "L'uomo con il fucile". Oltre a Zagor, quali sono i personaggi che ami di pi�? Ken Parker e Alan Ford. Ma ne amo tantissimi altri, da Tex a Cybersix, dall'Uomo Ragno a Chiara di Notte, da Zio Paperone ad Asterix, da Tintin a Thorgal, da Torpedo a Conan, da Nonna Abelarda a Geppo. Quali sono gli hobby di Moreno Burattini? Leggo, ascolto musica, vedo film, vado al ristorante con gli amici. Poi colleziono fumetti, card, libri, cartoline, aforismi e oggetti di carta in generale. Li catalogo tutti e faccio schede di tutto ci� che leggo o acquisto. Sono un maniaco della schedatura e dalla catalogazione. Mi piace perdere tempo nel rimettere in bell'ordine scaffali, album e cassettiere, trovando sempre la collocazione migliore per le cose sempre nuove che ho da sistemare. D'estate, mi piace fare lunghe passeggiate in montagna. Ritornando per concludere allo Spirito con la scure, com'� andata la mostra da te curata per il quarantennale? Senza dubbio fu pi� grande e pi� bella quella, ugualmente da me curata, per il trentennale. Tuttavia, sebbene pi� piccola, anche quella del quarantennale ha fatto il suo tour ed � stata apprezzata da chi l'ha vista. Il quarantennale � stato festeggiato, comunque, non solo da quella mostra ma anche da un bel libro, "I mille mondi di Zagor", opera di Graziano Frediani e regalato ai lettori in allegato al numero di giugno del 2001. E mi fa piacere ricordare, comunque, la mostra dedicata a Cico allestita, a cura mia e di Frediani, per la mostra di Cartoomics nel marzo del 2002, svoltasi a Milano. Il futuro lavorativo di Moreno Burattini sar� sempre legato al suo personaggio preferito?
Lo spero. Ma non dipende solo da me. E il futuro � un'ipotesi.
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