Pinocchio

storia di un bambino (sconcertante e forse vera)
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Pinocchio
Pinocchio

Pinocchio

Ho sempre adorato la storia di Pinocchio, i suoi personaggi, le sue contraddizioni, il contrasto spesso ignorato dai più tra l'originale, duro, durissimo, di Collodi e la versione edulcorata della Disney. Non c'è un elemento preciso che mi attira, ma un insieme di fattori, e l'aver sempre visto in Pinocchio un modello nebuloso perso nella mia infanzia.

Così, quando a Lucca ho visto questo cartonato dal nome Pinocchio non ho esitato e l'ho preso a scatola chiusa, nonostante la copertina non promettesse nulla di rassicurante. Nonostante alcuni miei colleghi di uBC mi continuassero a chiedere cosa mi avesse spinto a comprare "una cosa del genere". Nonostante ci abbia messo più di due mesi a decidermi di leggerlo, aspettando la serata giusta.

L'altro giorno la serata giusta è arrivata. L'ho letto tutto d'un fiato, restando senza fiato, con la gola un po' rauca e secca. E dopo aver messo giù l'albo ci ho messo due ore prima di riuscire ad addormentarmi. E in quelle due ore ho a lungo pensato a questa recensione, a come trasmettere quel che c'è in questo Pinocchio. A come parlare di un fumetto difficile.
E la prima persona mi è parsa l'unica maniera. Ecco quindi questo lungo preambolo. Ed ecco quindi le mie riflessioni.

C'era una volta un burattino...

In giro per la rete


Pinocchio
sito ufficiale dell'albo
[a u s o n i a]
il blog dell'autore
Per realizzare il "suo" Pinocchio, Ausonia compie un processo piuttosto elementare nella narrativa: prende gli elementi forti della storia e li rovescia, pur mantenendo fermi alcune caratteristiche fondanti del libro di Collodi. Questo gli permette di rileggere tutta la fiaba con una chiave di lettura alternativa ma perfettamente coerente.

Il mondo in cui si muove Pinocchio è un mondo di burattini, in cui Geppetto è un macellaio, che si trova per le mani un pezzo di carne parlante, dono del suo amico Mastro Ciliegia. Geppetto decide quindi di usare questa carne parlante per creare un bambino che verrà poi educato come un burattino. E come sono i burattini di Ausonia? Bugiardi, crudeli, cattivi. Mentre Pinocchio è un bambino che dice sempre la verità, e il cui naso di carne informe cresce a dismisura ogni volta che si ostina a dirla.

La nascita di Pinocchio
disegni di Ausonia

(c) 2007 Pavesio

La nascita di Pinocchio<br>disegni di Ausonia<br><i>(c) 2007 Pavesio</i>

Una volta capite le carte con cui Ausonia decide di giocare, è affascinante vedere dove ci sta conducendo, in un viaggio che si fa man mano più atroce e crudele. Se già il Pinocchio di Collodi era estremamente oscuro (non dimentichiamo gli assassini, lo sfruttatore Mangiafuoco, la morte del Grillo Parlante...), quello di Ausonia è davvero disturbante: Pinocchio è umiliato, afflitto, offeso, schiavizzato. Il tutto senza aver né la forza né il potere di cambiare il mondo in cui vive, un mondo estremamente reale, forse anche troppo, basato com'è sull'apparenza, sulla menzogna, sullo sfruttamento.

Un'opera politica?

L'opera di Ausonia va letta probabilmente in chiave politica e in chiave polemica: è una storia agghiacciante per il realismo delle parole usate e per la durezza dei disegni, molto vividi e coinvolgenti, seppure di certo poco gradevoli ad un primo impatto, sia per i colori, sempre cupi e "maligni", sia per le forme, disomogenee, sgraziate, distorte.

Pinocchio e il giudice
disegni di Ausonia

(c) 2007 Pavesio

Pinocchio e il giudice<br>disegni di Ausonia<br><i>(c) 2007 Pavesio</i>

...in pochi giorni di vita... ho conosciuto le percosse, lo stupro... e sono stato derubato. E' molto per un bambino... mi creda.
Ma forse quest'albo è una storia agghiacciante per lo sgomento del finale.
Forse a sorpresa, infatti, Pinocchio non ha un happy end. Ausonia prende il clichè delle fiabe che finiscono bene e lo rovescia, per cui il suo Pinocchio finisce, giustamente, male. Ma non solo male: finisce malissimo, finisce con tristezza, finisce con sconforto.

Finisce con una sconfitta dell'individuo di carne ed ossa, con sogni, speranze, coscienza, desideri, davanti all'ineluttabile cattiveria del mondo circostante. Davanti alle menzogne che ci circondano. Davanti al potere dell'apparenza, a discapito della verità. Perchè come dice il giudice che interroga Pinocchio, "c'è bisogno di prove, non di verità!".

In proposito, mi piace citare questa riflessione di Ausonia stesso, che nel suo sito parla di com'è nato questo Pinocchio:

Faccio leggere lo storyboard a alcuni amici prima di avere una risposta dalla Pavesio. Scelgo gli amici più stronzi, giusto per avere sane critiche costruttive. Le risposte sono: “Bello”, “Spacca”, “Mollica non lo recensirà mai al TG1..."
E qualche giorno dopo c’è Vittorio con la sua bella voce al telefono. E' la storia di una sconfitta, mi dice. E capisco che ha capito.

E come Vittorio Pavesio, penso di aver capito anche io. Dopo averlo letto, dicevo all'inizio, questo Pinocchio mi ha lasciato la gola secca e l'amaro in bocca. Un senso di fastidio ma anche di verità. E quindi è anche imbarazzante consigliarlo, perchè sicuramente non si tratta di un'opera facile, che possa accontentare tutti. Anzi, semmai è più probabile che molti lo troveranno disgustoso, in primis per i disegni, e poi forse anche per i contenuti, avvilenti e violenti a livello mentale.

Tuttavia, chi volesse superare questo primo impulso, sicuramente giustificato dall'istinto di autodifesa che ci caratterizza, si troverà tra le mani un'opera preziosa, un'opera valida, un'opera vera. Pinocchio di Ausonia - Vittorio Pavesio Editore, Collana Classic - cartonato, colore, 62 pagine, 16,99 euro