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"No, basta! Questo non sono io! Non sono io!!"
recensione di Sabrina Mancosu |
Un unico silenzio, privo persino dell'impercettibile fluttuare dei pensieri, accomuna due pagine distinte ma conseguenti. Due rumori differenti spezzano quell'unico silenzio. E se il clack del colpo in canna fa trasalire, con violenza, malevolmente anticipatorio, il blam dello sparo colpisce direttamente al cuore. Anche perché le sequenze che li precedono (curiosamente entrambi compaiono nella 6° vignetta delle pagine 57-58) rivelano, in modo impietoso, un Jonathan fragile, vulnerabile, messo a nudo non tanto nel fisico quanto nell'animo, paradossalmente inerme a dispetto dell'arma che, quasi in una sorta di trasognato torpore, cerca con gli occhi, carica, impugna, si rivolge contro. Eppure, accompagnati da una crescente incredulità, non riusciamo ad attribuire al colpo esploso il lugubre significato che evoca. Le ultime avventure di Jonathan raccontano di un personaggio amareggiato, deluso, dominato da una rabbia impotente di fronte ad una scelta imposta e insindacabile quale l'esilio di Myriam sulla Luna.
Gli fa da sfondo Bayeux, la cittadina nota anche perché ospita il cimitero Monumentale dei soldati inglesi caduti durante lo sbarco in Normandia, dove abita Doris Bouvier, geniale inventrice di dispositivi elettronici e consulente di fiducia di Jonathan, come ben sanno i lettori più affezionati. Ed è proprio la sua presenza che offre il pretesto per il soggiorno in un luogo che scopriamo essere funestato da un'ondata di inspiegabili suicidi.
Una delusione, un dispiacere… come scoprirsi ingannato, manovrato, defraudato anche negli aspetti più intimi, quale fare l'amore con la donna amata, da una divinità, Selene, per natura mutevole e capricciosa, dall'agire sempre più imperscrutabile, che non esista a assumere le fattezze di Myriam per poi svelarsi, piangente, ad un Jonathan sempre più umiliato e ferito. Elementi questi che si combinano e concorrono, in parte, a spiegare il perché di quel grilletto premuto. In parte… perché vi è un terzo piano narrativo, oltre quello terrestre e onirico, di cui non abbiamo ancora reso conto: quello lunare dove, lentamente, si sta spegnendo Myriam. Suggerito in modo efficace, tra l'altro, dalla splendida copertina di Olivares dove una Luna immensa e luminosa si staglia alle spalle di una figura che ne è in tal modo oscurata, a sottolineare l'importanza ma anche l'influenza ambigua che questo satellite o piuttosto il tesoro prezioso che custodisce al suo interno, mantiene sull'esistenza di Jonathan.
Al di là del ruolo che ognuno dei tre piani narrativi individuati ha giocato nello spingere Jonathan sull'orlo del baratro, di certo c'è che essi s'incontrano e si incrociano, proprio nelle sequenze delle pagg. 57 e 58. In un punto che è sicuramente d'arrivo… ma anche d'inizio come testimoniato dall'ennesimo "clack", quanto mai attesto e benvenuto, stavolta di una porta che si apre, tra il vociare confuso, a tratti urlato, dei proprietari e degli ospiti d'albergo, per far largo ad un Jonathan spaventato ma di nuovo presente a se stesso. Non tutto è risolto e non tutto si risolve nel prosieguo della storia… ma, d'altra parte, non ce l'aspettiamo neppure. "Il signore della morte" è un albo di transizione, preparatorio al n. 43 dove gli elementi fin qui abilmente disseminati, e spesso di difficile decifrazione (come, ad es., il comportamento di Selene), concorreranno a chiudere, in parte, il cerchio del miniciclo avviato con la sconfitta del Nemico e il confino di Myriam sulla Luna. Non stupisce, quindi, che Memola chiuda l'albo con un'intensa e preoccupata Jasmine. E se delude l'epilogo del mistero di Bayeux, con un Randy non credibile e a tratti patetico, è pur vero che il lucido volerne venire a capo di Jonathan ci restituisce un personaggio più che mai determinato ad essere, nonostante tutto, l'unico artefice del proprio destino.
Ben si prestano i disegni di Amodio, coadiuvato da Vercelli, a rendere una storia dai ritmi lenti, dalle atmosfere inquiete, trasognate e che fa perno essenzialmente sull'indagine introspettiva. Non sorprende in tal modo che la cura maggiore sia posta nella resa della tensione emotiva che pervade i vari protagonisti. Da qui l'ampio ricorso ai primi piani, impostati secondo tagli prospettici differenti, e la scelta di isolare i volti dal contesto che li ospita, convogliando così l'attenzione del lettore esclusivamente sulla loro espressività. Lo sfondo risulta strumentale alla narrazione: in alcuni casi dettagliato come nelle scene di gruppo (es. pag. 39 e seguenti), in altri essenziale (la camera d'albergo di Jonathan), a tratti quasi spoglio (la spiaggia di Gold ma anche alcune sequenze al Cimitero inglese), spesso affidato alle ambigue suggestioni del chiaroscuro (le atmosfere oniriche degli incontri con Myriam/Selene). Ottima la caratterizzazione di alcuni personaggi comprimari quali l'ispettore Renard/Reno e Doris Bouvier. Perse le fattezze dell'impertinente e pestifera adolescente-prodigio, Doris assume qui i tratti di una giovane ragazza che nasconde dietro un atteggiamento scostante una gran voglia di normalità. (vedi anche scheda). Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti ed è del tutto impensabile che il personaggio principale possa arrivare all'appuntamento impreparato. Secondo capitolo di una trilogia che manderà all'aria i precari equilibri che si sono venuti a creare dopo l'eliminazione della Grande Minaccia, Il signore della morte ha il grande merito di porre, finalmente, Jonathan di fronte a se stesso. Ora è pronto a raccogliere il guanto della sfida… e noi con lui. Grande copertina di Olivares, impregnata della medesima cupa atmosfera che aleggia sull'intero episodio.
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