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" La strega scarlatta"

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"Al centro della vicenda, nel ruolo della protagonista assoluta, si trova per una volta Myriam" recita la rubrica della posta. Myriam? Il suo corpo, forse.

Streghe scarlatte e conigliette rosa
recensione di Giorgio Loi



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

E così Myriam, appena raggiunta la maggiore (?) età, ha posato per Playboy. Non si finisce mai d'imparare! D'altronde questa "rivelazione" suona, da parte dell'autore, quasi come una scusa per avere impostato un'intera storia sulle curve della bella fotografa canadese, che si produce in una carrellata di biancheria intima e indumenti fetish degna di occasioni migliori. Se consideriamo che quando non è inquadrata Myriam possiamo ammirare le grazie della non meno affascinante Floriana Algarde, ce n'è abbastanza da fare invidia a certe pubblicazioni soft core d'altri tempi.

Scherzi a parte, mai come in questa occasione abbiamo avuto la sgradevole, ma fondata, sensazione che lo sceneggiatore non abbia puntato al nostro cervello ma decisamente più in basso! ;-)

Dopo aver buttato parecchia carne al fuoco (la droga misteriosa all'origine di una guerra mafiosa in Russia, il dittatore centroamericano, il misterioso sottomarino magico che tanto preoccupa i servizi segreti degli USA) Memola si dimentica tutto o, meglio, lo spreca in poche pagine per dar spazio a una discutibile commediola dai toni romantico-avventurosi e dal carattere discontinuo. Se ci passate la battuta, diciamo che cambia tipo di "carne". ;-)

A perderci, secondo noi, è soprattutto l'improvvisata protagonista. A parte le già citate esibizioni corporali, che oramai hanno abbondantemente superato il livello di saturazione, Myriam s'imbarca in una rischiosa avventura con motivazioni che potrebbero essere comprensibili solo se avessimo a che fare con una seienne capricciosa e viziata, cui sarebbe interessante chiedere come pensa di convivere con un uomo che di mestiere fa l'agente segreto e il mercenario se intende fare scenate del genere ogni volta ch'egli è coinvolto in una missione.

Certo, la storia è dichiarata come "estiva" e tutto dovrebbe essere finalizzato alla produzione di situazioni comiche, ma a nostro avviso ciò andrebbe fatto salvaguardando prima di tutto il carattere dei protagonisti. Ora, se quella odierna, nelle intenzioni dell'autore, sia un'evoluzione della Myriam dei primi numeri, una Myriam forse impulsiva ma anche solare, generosa e spontanea, non sappiamo dire, ma di fronte a questa bambolona isterica, spregiudicata, a tratti supponente e insopportabilmente gelosa non possiamo fare a meno di provare una certa nostalgia.

Le ultime parole famose
Le ultime parole famose...
(c) 2003 SBE

Inoltre siamo rimasti perplessi di fronte alle continue virate della sceneggiatura. Nelle prime dodici pagine abbiamo ben cinque cambi di ambientazione, con altrettante varianti di "genere", e la cosa si trascina per tutte la durata dell'albo: dal fantastico alla commedia, dallo spionaggio al demenziale, dal drammatico al comico. Quando poi ci siamo quasi convinti di stare leggendo una non troppo riuscita parodia di James Bond ecco che saltano fuori prima una sanguinolenta tortura e poi un paio di cruente sparatorie; il tutto prima di una conclusione tanto banale e prevedibile quanto inverosimile, con il premio Pulitzer trattato alla stregua di un Telegatto.

Non escludiamo che fosse proprio questo l'intento dell'autore, ossia di spiazzare continuamente il lettore, ma l'operazione non ci ha convinti. Dà invece quasi l'impressione di un soggetto originariamente comico e successivamente "integrato" con inserti avventurosi che sono però risultati male amalgamati.

La sceneggiatura ha buon ritmo e freschezza, come è consuetudine per Memola, ma è anche piuttosto semplicistica (la sentinella che si fa sedurre e prende il vaso sulla testa ne é un perfetto esempio), né brilla per i dialoghi, piatti e privi del brio esibito in episodi del passato. E' comunque insufficiente a risollevare le sorti di un soggetto confuso e schizofrenico.



DISEGNI
Teresa Marzia, Tiziano Scanu, Jacopo Brandi    

Tre autori si sono cimentati per illustrare quest'avventura: Marzia e Scanu alle matite, Brandi alle chine. Il risultato è, al pari della sceneggiatura, discontinuo. Il tratto tipicamente "manga" della Marzia è infatti intervallato da quello più realistico di Scanu, ma in più di un'occasione i due contributi risultano di problematica identificazione a causa dell'effetto amalgamante delle chine di Brandi.

Il risultato è quanto mai interessante, forse la cosa meglio riuscita dell'albo (il che, trattandosi di un fumetto, non è da poco). L'influenza nipponica nello stile della Marzia è particolarmente efficace nelle scene "leggere" mentre Scanu è sicuramente più adatto per testi avventurosi o drammatici. La fusione è quindi azzeccata per un soggetto come questo, che è giocato proprio sulla continua commistione dei generi e sul non prendersi mai sul serio. Della non buona riuscita di questo intento abbiamo già detto, ma ciò non toglie che la realizzazione grafica sia di buono, e talora ottimo, livello.

Magica gelosia
Magica gelosia
(c) 2003 SBE

Si fa un impiego massiccio di retini computerizzati, da cui sono esenti solo le pagine del "fumetto" di Myriam, ma sempre usati con intelligenza, al posto giusto, e dosati in modo equilibrato. Non possiamo escludere che il loro uso sia da attribuire anche a uno sveltimento dei tempi di realizzazione, come pure la presenza contemporanea di tre disegnatori lascerebbe supporre, ma visti i risultati non possiamo che approvarne la presenza.



GLOBALE
 

Ci siamo domandati se il nostro giudizio non sia troppo duro, insensibile alle intenzioni di realizzare una storia volutamente "leggera", incentrata sulla mescolanza dei generi e basata unicamente sul ritmo, sulla successione delle trovate. Parimenti, sono forse reali incongruenze quelle che abbiamo elencato nella scheda, dal momento che ci troviamo di fronte a una storiella che non andrebbe presa troppo sul serio?

Nonostante tutto crediamo di non sbagliare giudicando questo 54mo numero come un esperimento mal riuscito. Per trovare esempi di quanto affermiamo non c'è bisogno di ingenerosi confronti con capolavori lontani; basta pescare nel recente passato della stessa Sergio Bonelli Editore. Un'ottima storia demenziale, dove il carattere dei protagonisti è perfettamente rispettato, la si trova all'interno di questa serie (n.36 "Carmilla"), mentre se si vuole un esempio di come si possano fondere magistralmente avventura e commedia si prenda il bellissimo albo speciale di Gregory Hunter.

"La strega scarlatta" è ben lontana dall'essere paragonabile a entrambi.
 

 


 
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