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Penuria di idee? Rivolgersi al reparto cinema...
Fritto misto d'horror |
Buono lo spunto iniziale che dà vita a questa storia: sebbene la magia sembri poter dar conto di tutto quanto avviene nell'universo di Jonathan Steele, ci sono ancora fenomeni paranormali per i quali non esiste spiegazione razionale. All'agenzia di Jasmine e Myriam tocca allora il compito di investigare su alcune "presenze" che infestano una grande casa sulla scogliera. Una volta applaudita l'idea di fondo, cominciano tuttavia le note dolenti. Invece di sfruttare l'ambientazione e la commistione di elementi mistici-magici in modo originale, Memola costruisce un plot di una banalità sconcertante. Temi e personaggi di innumerevoli film horror vengono infatti sintetizzati in un "monstrum" citazionistico, un serrato collage di situazioni già viste. Per dare un'idea: Non è grave l'uso della citazione in sè, soprattutto se ben dissimulata tra le pieghe della storia. E non sarebbe nemmeno tanto grave il recupero di certi motivi narrativi in un genere altamente stereotipato come quello delle ghost story. Ma qui siamo di fronte ad un'orgia di prove che testimonia una totale mancanza di idee dell'autore. Ed è un peccato, perchè come al solito Memola era riuscito ad amalgamare bene la storia con le relazioni interpersonali dei suoi personaggi. Riuscitissima, ad esempio, la sequenza in cui Jonathan viene scaricato da Jasmine. Sempre in sede di sceneggiatura sono da segnalare alcuni passaggi molto ben costruiti nella loro alternanza tra tavole mute (che creano tensione) e tavole con dialogo (che la sviluppano e risolvono).
Se la storia riesce a far scorrere qualche brivido giù per la schiena del lettore il merito è soprattutto di Sergio Giardo, che con questa prova dimostra di sapere ben ricreare atmosfere cupe e angoscianti. Le sue tavole sono impeccabili sia sotto il punto di vista del ritmo che sotto quello della qualità grafica. Come già sottolineato più volte, Giardo si è ormai appropriato completamente di Jonathan, al quale riesce a conferire una varietà espressiva stupefacente. Anche Jasmine è migliorata rispetto alle precedenti prove, dove si segnalavano ancora alcune discontinuità. Ultimamente le copertine di Olivares sono decisamente sottotono rispetto a quelle confezionate fino ad un anno fa. Quella di questo mese è poco riuscita sia sotto il profilo del concept che sotto quello della coloratura.
Gli innocenti è la classica avventura riempitivo che aveva tutte le carte in regola per diventare un classico della testata e che invece si è persa per strada rincorrendo senza costrutto questa e quell'altra idea.
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