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Il giovane Mike Newell ha guardato troppe volte "Taxi driver", peccato soltanto che Garden City non sia la
New-York di Scorsese...
Travis non abita più qui
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Ottima idea di Berardi che invece di donarci la consueta riscrittura di un "classico", in questo caso il celebre "Taxi driver", decide che sia lo stesso personaggio principale a ispirarsi coscientemente al film capolavoro di Martin Scorsese del 1976, Palma d'Oro a Cannes. In realtà Mike Newell, il personaggio del fumetto, pur essendo ossessionato dal Travis Bickle filmico, interpretato da un "leggendario" Robert De Niro, ben poco comprende delle sue motivazioni e nulla della conclusione del film, come gli spiega Julia a pag.127, e come si può intuire dalla continua confusione che egli fa tra l'attore De Niro e il personaggio Travis a pag.55 e 89. Se Travis, divorato dall'insonnia non riesce ad adattarsi alla vita della infernale New-York dopo l'esperienza nei marines in Vietnam, Mike ha scusanti minori, la separazione dei genitori, l'abbandono da parte di Kathy, e riconducibili forse solo ad una generica incapacacità ad affrontare una società competitiva e spersonalizzante come quella contemporanea.
Berardi sembra che queste differenze tra Travis e Mike le sottolinei spesso, innanzitutto perché a differenza del personaggio interpretato da De Niro, Mike è un finto tassista, ed ha solo messo a posto una vecchia auto pubblica donatagli da un rottamatore, così se come sottolinea anche Mike a pag. 41, Travis può dire di lavorare "...anche ad Harlem, che è piena di negri...io me ne frego del colore della pelle...", Mike uccide un uomo di colore sottolineando compiaciuto la sua razza a pag. 53. Inevitabilmente allora la conclusione non può essere più differente per i due: Travis acclamato come un eroe dai mass media dopo la strage, Mike arrestato come il criminale che è diventato, tanto che la stessa Brenda, la giovane prostituta che vuole liberare, è assolutamente terrorizzata da lui. Il finale della storia a fumetti con Mike abbagliato dai flash dei fotografi, che invita a trasmettere per televisione le videocassette che ha meticolosamente registrato per descrivere i suoi crimini sembra rimandare poi ad un altro film di Scorsese, "Re per una notte", dove ancora Robert De Niro impersonifica un aspirante comico con la stessa ansia di successo e di visibilità mass mediatica, ma se la sua ricompensa per i crimini commessi sarà il successo, per Mike pare inevitabile l'ergastolo. Un punto che nella storia è appena accennato e che forse avrebbe meritato più spazio è quello riguardante la presunta influenza nefasta che la violenza rappresentata dai mezzi di comunicazione in generale e di quelli narrativi in particolare può avere sui soggetti più deboli. Aspetto che riguarda da vicino "Taxi driver", considerato che, come si ricorda nella storia, anche l'attentatore che agli inizi degli anni'80 ferì il Presidente degli Stati Uniti Reagan, disse di essersi ispirato al film di Scorsese. Di questo problema se ne accenna esclusivamente durante il consueto battibecco tra Webb e Julia, e la criminologa non può esimersi dal ricordare l'effetto liberatorio che tale rappresentazione della violenza possiede.
Condotta sempre su ottimi livelli la sceneggiatura di Berardi e del sempre più bravo Lorenzo Calza, tutta intessuta sul contrasto tra le esistenze diametralmente opposte di Julia e di Mike Newell, che si incrociano all'inizio della storia, per poi ritrovarsi alla fine. Tutti e due con un parente malato, ma se Julia è rpodiga di tempo per la sua adorata nonnina, Mike si disinteressa completamente della malattia del padre a pag.100. Completamente diversi gli ambienti in cui i due protagonisti vivono: l'accogliente casa della dott. Kendall, dove l'aspettano le premure di Emily, dallo squallido appartamento del falso tassista, pieno esclusivamente di livore e di rimorsi. Opposti sono anche i rapporti sociali che i due intrattengono: se Mike si scontra più volte letteralmente con chi gli sta incontro, il principale imbroglione, il collega metallaro, la madre assillante, l'ex fidanzata con il suo nuovo ragazzo manesco, e perfino la giovane Brenda lo rifiuta, Julia riceve attenzioni da tutti, considerate anche le condizioni di salute della nonna, ritrova un simpaticissimo compagno di università come Chan Lee, e perfino l'insopportabile (per una volta ci troviamo d'accordo con il tenente Webb) fotografo di moda Bryce. L'unico aspetto che lascia perplessi è il fatto che gli autori preferiscano rivelarci immediatamente l'identità del colpevole, e che l'unico piccolo colpo di scena della storia riguarda il fatto che non si tratti di un vero tassista, che ci viene rivelato a pag.88, preferendo quindi concentrare la narrazione sul viaggio dentro la psiche tormentata di Mike, piuttosto che sull'indagine di chi lo sta cercando, togliendo in questo caso probabilmente un po' di mordente alla storia. Rapidissimi come di consueto i ragionamenti di Julia che, assomigliando in questo a Tex, immediatamente riesce a capire che si tratta di un falso taxi, e che il colpevole si sia ispirato a "Taxi driver", incredibile poi come azzecchi la descrizione psicologica di Mike a pag.118, possibile che venga imbeccata da qualcuno della redazione Bonelli? :-)
Anche in quest'occasione Zaghi si rivela estremamente capace di passare con scioltezza dai caldi ambienti diurni, a quelli, molto più inquietanti, notturni, contribuendo a tratteggiare in maniera precisa il contrasto tra le vite di Julia e di Mike Newell. Esilarante lettera di un lettore che tenta di psicanalizzare Giancarlo Berardi, beccandoci poco a detta dell'autore di Julia, che non può che fargli rispondere da Julia in persona con un rapporto confidenziale per il tenente Alan Webb. Funzionale la copertina di Soldi, anche se meno riuscita esteticamente di altre, rende però perfettamente l'idea degli elementi della storia, compresa l'ambientazione estiva. Nel complesso una storia che riesce nella doppia impresa di intrattenere piacevolmente ponendo anche alcuni temi di riflessione.
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