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" Pedrito El Drito "

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recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. e Sce. Alfredo Castelli    

Alfredo Castelli, scrivendo questo quarto albo della collana dei Grandi Comici del fumetto, ha saputo davvero dar fondo alle sue inesauste - e apparentemente inesauribili - doti di scrittore umoristico. Di quell’umorismo surreale, a tratti bislacco, di cui in passato seppe dare gran prova con personaggi esilaranti quali Scheletrino o Zio Boris.

Qui, nel dedicarsi al "figlio" più illustre di Antonio Terenghi, che per l’occasione ha solo disegnato la storia, Castelli miscela bene quello spirito che animava tali sue prove giovanili con la bonomia che da sempre caratterizza Pedrito El Drito e le sue strisce.

"Un Castelli in gran forma, che crea gags esilaranti..."
   
Il personaggio soffre in modo evidente l’inusitata lunghezza di questa avventura - 94 tavole - alla quale si è dovuto piegare per rientrare nel "canone" bonelliano, tuttavia la forma scintillante di Castelli ha saputo trar fuori da un soggetto funzionale ma esilissimo - Pedrito vede insidiata la sua posizione di sceriffo di Tapioka City da parte di un recente acquisto cittadino, Tony Terry (ma saprà venirne fuori con l’aiuto della moglie Paquita) - un fuoco di fila di gags, situazioni comiche, giochi verbali, piccoli e grandi omaggi a personaggi del fumetto.

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Tapioka City
di Terenghi (c) 2000 SBE

Esilarante il tormentone che Castelli ha inserito in omaggio a Tex, e che partendo da una delle più classiche frasi dei quattro pards -"Qui si servono bistecche alte tre dita con una montagna di patatine" troviamo scritto a pag16 in forma "autentica" - la stravolge in ogni modo verbalmente possibile ed ipotizzabile, fino a soluzioni come "Qui si servono dita alte come tre bistecche e una patatata di montagnine a pag.65; ma esilarante anche l’altro tormentone, con cui Castelli prende in giro la struttura narrativa delle telenovelas rimandando di volta in volta di svelare il "mistero" su chi sarà il prescelto della principessa Luna Nascente tra l’eroico ma povero Piuma di struzzo o il ricco Faccia d’amianto, fino a quell’ultima tavola, dove gli autori negano a noi lettori "crudelmente" - ma crudelmente al povero Pistillo Fumante, capo dei Pistilli Forellati - di conoscere finalmente la scelta della bella Luna Nascente.

E’ un umorismo gentile quello usato da Castelli, adatto al personaggio.

Forse non è un capolavoro questo albo, ma è certo che si tratti di una buona storia, scritta e disegnata con professionalità da due protagonisti di lungo e lunghissimo corso del fumetto italiano, che hanno saputo dar prova ancora una volta del loro mestiere e del loro amore per il medium e per un personaggio che appartiene al DNA del nostro fumetto.



DISEGNI
Antonio Terenghi    

Dopo tanti decenni di onorata militanza, Antonio Terenghi è approdato sulle pagine di un albo bonelliano.
Certo, il tratto non è più così nitido come una volta, i personaggi hanno perso parte della loro brillantezza, sembra di cogliere qui e là delle indecisioni nel segno; tuttavia Terenghi va a memoria con Pedrito e con il suo universo, e questo gli permette non solo di rispettare - ed anzi esaltare - il senso della narrazione, ma anche di mantenere intatta la vis comica della storia e dei personaggi. Sin da come l’albo si presenta in edicola, con quel faccione di Pedrito in campo bianco su sfondo arancione a campeggiare in copertina, con quell’aria minacciosa che non può far paura a nessuno!

"Le vignette di Terenghi sprizzano di frenetico dinamismo..."
   
Le vignette sono ricchissime, piene di personaggi e sprizzano un dinamismo frenetico e moltiplicatore della comicità: in particolare le sequenze che vedono in scena Paquita, e si veda come esempio quella delle pagg.68-71 con la punizione di Pedrito da parte dei suoi compaesani e l’arrivo in suo soccorso della "dolce" metà che dà ampia prova della valentia del suo mattarello :-). Una festa degli occhi, insomma, che fa passar sopra ai difetti di cui parlavo.



GLOBALE
 

E’ da chiedersi se non sia anacronistico proporre oggi una storia di un personaggio, come Pedrito, che appare datato, legato com’è, per nascita, ad un’Italia ormai lontana nel tempo; un’Italia casereccia che cominciava ad uscire dalle rovine della guerra.
Il western fantasioso (al punto che vi hanno pieno diritto di cittadinanza la televisione e le telenovelas di cui è appassionato il capo Pistillo Fumante) - e tanto italiano - di Pedrito è stato lasciato indietro da un mondo che brucia sempre più in fretta mode e tendenze, ed il western italiano ha oggi la faccia a un tempo realistica e fantastica, e comunque dura, di Magico Vento; non sembra esserci spazio per il mondo burlesco di Tapioka City, tanto più in un formato come quello bonelliano classico, così lontano dalle strisce nelle quali Pedrito&co. vivevano le loro avventure.

Tuttavia un’interpretazione simile sarebbe non solo ingenerosa verso gli autori - un Terenghi che ha ancora l’entusiasmo di gettarsi in un’impresa impegnativa ed il coraggio di mettersi in gioco con il suo "antico" personaggio, ed un Castelli che ha saputo rispolverare il meglio del suo bagaglio di umorista puro - ma anche riduttiva.
Pedrito El Drito è un personaggio che ha segnato un’epoca, ed ha saputo ritrarre un periodo della nostra storia.

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Pedrito e Pasquita
di Terenghi (c) 2000 SBE

Questo quarto albo della collana dei Grandi Comici esce in occasione del cinquantenario del personaggio, ed al valore celebrativo (oltre che all’evidente affetto con il quale Castelli&Terenghi lo hanno confezionato) il volume aggiunge quello di memoria storica, permettendo di conoscere ed apprezzare un character del nostro fumetto che altrimenti sembrava destinato all’oblio: da una ricerca approfondita in fumetteria, tutto ciò che è venuto fuori è stato infatti uno smilzo cartonato contenente un certo numero di antiche strisce del personaggio di Terenghi, dalle primissime, con un Pedrito non ancora sceriffo di Tapioka City e molto diverso graficamente da quello poi affermatosi non solo in Italia (oltre che in bianco e nero), fino a strisce più recenti e datate alla metà degli anni ’70.
Niente altro, e ci pare davvero troppo poco per un personaggio che è comunque entrato nell’immaginario di alcune generazioni di italiani: basta gettar lì il nome di Pedrito a chi è stato ragazzo qualche annetto fa ed osservare le reazioni per rendersi conto della fama del personaggio e del valore della creatura terenghiana.

"Un albo celebrativo, la cui comicità gentile va assaporata in completo relax..."
   
Non meno ingeneroso sarebbe proporre un confronto - che non ha ragion d’essere - con i due precedenti albi della collana, frutto della collaborazione tra Bonvi e Giorgio Cavazzano: albi pienamente moderni, il cui umorismo corrosivo incontra molto più il gusto dei nostri tempi; ma il valore del presente albo, si è detto, risiede nell’umorismo immediato ed ingenuo sfoggiato da Castelli (che può permettersi di sembrare ingenuo) nel ricreare lo spirito dei tempi in cui Pedrito furoreggiava, oltre che nel segno ancora gradevole, e bonariamente comico, di Antonio Terenghi.

Insomma un albo da leggere rilassati, con la mente sgombra da ogni pensiero, e pronti a lasciarsi coinvolgere dalle storie semplici e genuine di Pedrito, Paquita e dei loro improbabili compagni di viaggio in un ovest americano anche più improbabile di loro.
 

 


 
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