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uBC MONITOR
FEBBRAIO 2002


Monitor
pillole dal mondo del fumetto  


Tu che m'hai preso il cuor
di Giuseppe Pica

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Se è vero che ogni disegnatore ha una storia nel cassetto, è pur vero che, una volta riuscito a pubblicarla, la storia, avviene che noi lettori spesso ne rimaniamo delusi, e, molto più che spesso, si finisce col ritenere unanimemente che quella storia non solo non doveva uscire da quel cassetto, ma doveva essere buttata via assieme a tutta la scrivania. È un dato di fatto, troppo spesso suffragato da (cocenti) delusioni, costate, peraltro, care.

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Luca Vannini è un ottimo disegnatore, almeno per chi ha piacere nel vedere il suo stile, senz'altro particolare: nervoso, sporco, intuitivo, "incompleto"... Un Milazzo con meno personalità, forse, ma che sicuramente sa il fatto suo, che riesce a comunicare, con pochi tratti e molte pennellate secche, tutta l'atmosfera che la storia cerca di evocare; era successo con lo sfortunato Billitteri scritto da De Nardo, personaggio troppo presto dimenticato, che pure, in un periodo un po' così (come ce ne sono tanti, nel comicdom nostrano), aveva dimostrato che si potevano (possono?) scrivere avventure "popolari" senza bisogno di metterci in mezzo un protagonista "eroe", più o meno senza macchia e senza paura. Ma l'esperimento evidentemente è fallito, e il buon Vannini, alle prese anche lui, immaginiamo, con bollette e scadenze varie, è finito per approdare alla Bonelli. Tuttavia, al signor Vannini quei panni stanno probabilmente troppo stretti, tanto è vero che lui la sua storiella è riuscito a tirarla fuori dal famoso cassetto. Per fortuna.

"Tu che mi hai preso il cuor" ha un soggetto non certo facile da raccontare; un soggetto che, sin dalla scelta di ambientarlo in un "sud" del mondo, denota una volontà di stupire, di mettersi in gioco, di non aver paura di mettersi in discussione come uomo e come artista. Sono scelte coraggiose, queste, che già da sole meritano rispetto. E se poi, la storia, alla fine, risulta anche una buona storia, che parla bene e si presenta pure meglio, allora non può passare inosservata. Non deve.

Luca Vannini ha scelto di raccontare un testo originale, lontano dai sempiterni stereotipi bonelliani e supereroistici, lontano da minestroni intellettualoidi senza né capo né coda e da scopiazzature di letterature di genere. E lo ha fatto con una sensibilità, con una maestria davvero rara, che mai ci saremmo immaginati di leggere una volta preso l'albo in questione. È, questa, la storia di un sogno, la storia di un'altra vita, la storia di un bambino che immagina, costruisce, architetta la sua vita fittizia; che vuole vivere una vita non sua, che vuole l'avventura. È la storia di una bambino anche onesto (o, se vogliamo, già disilluso), che, nell'immaginare, sa già che non sono (saranno) tutte rose e fiori, che la vita è fatta di tante cose, sì, ma soprattutto di amarezze e delusioni. Purtroppo.

È la storia, in fondo, di qualcuno che sa immaginare storie. E che, tra le tante cose che si possono fare, nella vita, alla fine sceglie di voler fare il raccontastorie, il fumettista. Autobiografia o solo una goliardica trovata dell'autore? Non sappiamo. Ma poi, importano davvero i perché e i percome, per godersi una qualunque lettura?

Siamo sicuri che Vannini abbia altre storielle in quel cassetto lì. Speriamo ce le faccia leggere. Presto.

 6/7    Tu che mi hai preso il cuor di Luca Vannini
introduzione di Carlos Trillo
(Montego) 48pp b/n, Lire 12.000 (Euro 6,20), brossurato

 

 


 
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