Enomoto n.1
di Vincenzo Oliva
Immaginate le attività più disgustose, i versi e le parole più sconvenienti, i rumori più osceni; immaginate ciò che è sporco,
repellente, immondo... e state sicuri che loro vi sguazzano felici, sovrani incontrastati e incontrastabili di ciò che di meno nobile
vi è nell'essere umano e nel suo corpo, perché loro sono...
Bastardi dentro!
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cover 1
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Anzi, no, perché la bastardaggine di un bastardo dentro sottintende una certa qual, seppur deviata, nobiltà. E Gosuke Maeda e suo
figlio Michiro tutto sono fuorché nobili; ancorché deviati. Essi sono laidi, laidi dentro. E fuori anche di più.
Oltre ad essere assolutamente divertenti.
Certo, il loro umorismo non è esattamente da educande e neppure di grana fine. Scrive Daniele Brolli nella sua prefazione (o
postfazione, visto il senso di lettura giapponese?): "E' un'aggressione potente e diretta al perbenismo contemporaneo e agli ipocriti
rapporti di buona creanza stabiliti dall'ordine familiare. Enomoto è un'apologia del disordine e dello sberleffo (…)". E su
questo non ci piove, è difficile immaginare un fumetto più politicamente scorretto di questo, una vocazione all'irrisione
dell'istituzione familiare maggiore di quella sfoggiata da Enomoto, un gusto più compiaciuto per il virtuosismo coprolàlico e il
dettaglio scatologico elevati a veicolo narrativo di idee e concetti.
Perché al di sotto (o al di sopra) dell'evidenza che Shunji
Enomoto rappresenta - un evidenza di umorismo crasso e volgare, di battutacce violentemente, offensivamente antifemministe, di
personaggi così schifosi che nessuno di noi vorrebbe incrociarli a meno di un kilometro – al di sotto di tutto questo c'è una lucida
descrizione/analisi delle patologie comunicative che affliggono l'uomo (giapponese) moderno. Intrafamiliari, in primo luogo; ma non in
modo esclusivo.
"Se cercate il brivido di qualcosa di veramente scorretto, offensivo, Enomoto è il vostro fumetto; guai a voi, però, se poi vi
scandalizzate :-)"
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Il mondo e i personaggi che circondano Gosuke e Michiro non sono meno malati di loro, né meno incapaci di un confronto sereno, non
conflittuale con la società e gli individui; a cominciare (tanto per tornare sempre lì) dalla famiglia, humus ideale per ogni stortura
psicologica e spirituale: da chi, se non dalla orrenda megera che è nonna Maeda e dal suo degno consorte, sarebbero potute
nascere due malepiante come Gosuke e Michiro? Né va meglio all'esterno. Colleghi e capi di Gosuke, i personaggi che popolano la
scuola di Michiro, gli esseri umani tutti raffigurati nel fumetto sono un campionario ipercaricaturale, deforme oltre ogni eccesso,
del mondo che abbiamo costruito e andiamo costruendo giorno per giorno; fino al personaggio più agghiacciante di tutti: l'algida
Kuzuhara, intangibile e lontana da ogni barlume di umanità (che proprio nella loro laidezza gli altri personaggi mantengono),
chiusa ad ogni comunicazione attiva con l'esterno, amputata della propria anima.
"Shunji Enomoto tratteggia una vera e propria geografia delle patologie della comunicazione dell'uomo contemporaneo"
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Enomoto disegna di conseguenza, la vis comica del suo tratto è trascinante. Il segno è semplice e raffinato, essenziale e ricco
di dettagli, perfettamente narrativo. Le deformazioni anatomiche e fisionomiche che si susseguono vertiginosamente sono un godimento
per gli occhi ed un elemento assolutamente fondamentale per la riuscita del fumetto.
Se vogliamo trovare un difetto in questa proposta della Magic Press, possiamo rinvenirlo nel fatto che in originale Enomoto
venne pubblicato su rivista, in brevi episodi (qui ne sono raccolti 23), così che al termine della lettura del volumetto ci si ritrova
letteralmente sopraffatti dalla quantità di sconcezze lette a un ritmo frenetico, tramortiti dalla vitalità oscena dei personaggi: una
vera e propria indigestione. Ma a parte questo, Enomoto è una lettura di grande interesse. Per adulti consapevoli, ovviamente.
Enomoto n.1 di Shunji Enomoto
(Magic Press) 136pp b/n (le prime 4 a colori), Euro 3,10 brossurato, senso di lettura orientale
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