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Il negoziatore |
The Big O è la trasposizione a fumetti di una fortunata serie televisiva nipponica. Dato, questo, solo apparentemente secondario. Questo manga è stato infatti prodotto con l'intento di coltivare il fenomeno mediatico creato dalla serie tv: facile dunque che i lettori italiani, che non conoscono minimamente trama e personaggi, fatichino non solo ad apprezzare, ma persino a capire. Il primo impatto è spiazzante: una storia quasi incomprensibile, personaggi al limite del grottesco, un disegno che nulla concede all'occhio. Eppure, con lo scorrere (prima difficoltoso, poi più fluido) delle pagine, il lettore comincia ad immergersi nel cupo mondo di Paradigme City, conoscendone le problematiche e gli squilibri.
Il secondo episodio (Electric bug) si snoda intorno alla misteriosa ricomparsa degli insetti, estinti, così come molte altre specie, ormai da anni. E' l'occasione per conoscere meglio l'ambientazione della serie, che sembra ispirarsi a diversi modelli (il già citato Batman, ma anche 1984 di Orwell). La terza storia (Thy name is Dorothy) è costruita bene, ma malamente sceneggiata: molti i passaggi oscuri, mentre le psicologie dei personaggi, che qui avevano l'occasione per essere approfondite, vengono ancora rilegate in secondo piano.
Anche al disegno di Ariga concediamo il beneficio del dubbio, rimandandolo al prossimo numero: il tratto sembra infatti assai personale e interessante, con bianchi e neri il cui uso ricorda talvolta quello di Miller. La caratterizzazione grafica è sempre sospesa tra il serio e l'umoristico, con risultati non sempre di facile digestione. Peccato soprattutto per alcune tavole di combattimento tra robot, che risultano praticamente illeggibili.
The Big O n.1 (di 6) di Hajime Yadate e Hitoshi Ariga
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