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L'ordine Incal-papale
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Il mondo dell'Incal è sempre più vasto, sfaccettato e arricchito da nuovi capitoli e così la mente poliedrica e iperprolifica di Jodorowsky produce un nuovo capitolo per la serie dei "Tecnopadri", uno degli spin-off - oltre a "Prima" e "Dopo l'Incal" e a "La casta dei Metabaroni" - scaturiti da "L'Incal", grandiosa opera dello stesso Jodorowsky accompagnato in quest'ultimo caso da un affascinante Moebius alle matite.
Ogni volume è costituito da un crescendo di esperienze tragicamente negative che il protagonista, da giovane, ha affrontato per poter realizzare il suo sogno, teso a migliorare l'ordine costituito nel suo tempo e nel suo spazio. La formula narrativa che viene offerta al lettore è quello di una lunga narrazione in flashback che si sposta ora dalla madre e dai suoi fratelli ora ad Albino per poi soffermarsi in minor misura sulla vita presente e sul viaggio con i seguaci. Naturalmente l'obiettivo finale che con trepidazione il lettore attende è quello in cui passato e presente si congiungeranno e si scoprirà come Albino è diventato Supremo Tecnopadre e quali sono gli eventi che l'hanno portato ad intraprendere il viaggio. Così, dopo averne visto la genesi ed il primo inserimento in una pre-scuola pantecno, dopo aver vissuto le atrocità della scuola penitenziaria di Nohope e aver conosciuto l'orribile verità dei giochi su Planeta Games, Albino si appresta ad entrare nel pianeta artificiale a stella Halkattraz, tecnoseminario dei carnefici, supremi guardiani amministratori degli interessi della galassia. Solo conoscendo da vicino i nemici, battendoli e ascendendo i tecnovertici, il protagonista potrà perseguire i suoi ideali. Ma prima dovrà spogliarsi dei buoni sentimenti ed investirsi delle bieche, subdole e spietate tendenze dei carnefici.
L'interesse del lettore non è tanto scoprire il traguardo - già annunciato - che raggiungerà il protagonista ma le modalità intraprese e le sofferenze patite, sofferenze che, inevitabilmente come in un cliché, aumentano a mano a mano che le pagine ed i capitoli si susseguono. Jodorowsky ha abilmente sfruttato il successo della saga dell'Incal e così ne sta componendo nuovi pezzi - ben scritti, comunque - che arricchiscono l'intero universo, nutrendo quella sete di conoscenza dei lettori che erano rimasti privi di altri riferimenti e con troppi dubbi e domande sul funzionamento di quello strano mondo. Il legame della serie de "I Tecnopadri" con quella dell'Incal non è ancora stato dichiarato perché, sebbene l'universo sia il medesimo, non è ancora chiaro l'inserimento temporale - Albino viene prima o dopo le avventure di John Difool? - ma lentamente si sta delineando la struttura di quella strana organizzazione, mista con l'elemento religioso, che è l'ordine dei Tecnopadri, esseri dai poteri mentali svilupatissimi. Chi si aspetta di ritrovare un segno grafico simile a quello iniziato da Moebius nella prima saga sarà deluso perché Janjetov delinua con un tratto personale quelle forme tecnologiche e vrtuali che impregnano "I Tecnopadri". Per questo anche la colorazione - digitale di Fred Beltran - non è quella piatta, da linea chiara francese, adottata da Moebius, ma più vigorosa e carica di cromatismi contrastanti e pieni di forza. Chi non conosce "L'Incal" - e dovrebbe rimediare a questa lacuna - può comunque seguire questa serie senza difficoltà; chi ha conosciuto ed è rimasto colpito da quella prima serie, tassello di un progetto più grande, non può lasciarsi perdere questo importante capitolo.
I Tecnopadri tomo 4 "Halkattraz, la stella dei carnefici" di Alexandro Jodorowsky e Zoran Janjetov/Fred Beltran |
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