|
|
||
| ||||||
Il mondo finirà con un sospiro?
|
|
Certo questa non sarà un'anteprima anzi, recensire il primo numero di "Lei, l'arma finale" quando il settimo dei sette programmati si trova ormai in libreria sa quasi di retrospettiva, di un recupero tentato in extremis... ed in effetti lo è. D'altro canto "Saishu Heiki Kanojo" rinominato dai fans nipponici "Saikano" (titolo a cui mi riferirò d'ora innanzi) è stata un'altra delle scommesse Planet Manga su di un titolo difficile da far assimilare al pubblico italiano e sul quale, quindi, nessun ripensamento può essere mai tardivo. Disegnato e sceneggiato da Takahashi Shin, l'opera racconta una storia molto particolare e, per essere stata pubblicata nel 2000, è capace di rappresentare con inquietante lucidità qualcosa che sarebbe diventato parte del nostro vissuto negli anni immediatamente successivi.
Quella che viene rappresentata è una "quotidianità dei sentimenti": due giovani impreparati e imbranati iniziano una strada insieme. Dico "quotidianità" proprio in opposizione a "normalità" (che fa pensare ad una serenità da "Mulino Bianco"): niente del genere attende i due ragazzi. Il Giappone, infatti, è entrato in guerra ed una flotta aerea priva di insegne bombarda la loro città, sede di una base JSDF (Japan Self Defence Force) uccidendo circa 50.000 persone con circa 70.000 dispersi. L'esercito giapponese, intanto, ha "prelevato" Chise e ne ha fatto "L'arma finale", facendole respingere questo attacco sotto gli occhi increduli di Shu. Da qui in poi inizia la vera "vita insieme" di Chise e Shu, fatta di routine scolastica, appuntamenti e partenze per missioni della ragazza, capace di volare a Mach2 e di far crescere armi tecnologicamente avanzate dal suo corpo. Con incomprensioni, gentilezze, e un senso di progressiva alienazione di fronte alla frattura che si sta creando nella realtà di tutti i giorni in cui apparentemente nessuno parla di guerra e distruzione.
Non ci vuole certo una particolare finezza analitica per penetrare la metafora, ma quello che rende "Saikano" per certi versi inquietante è la capacità predittiva. Chise e Shu vivono in un paese "in guerra senza guerra": hanno subito un attacco tremendo, ma nessuna notizia davvero precisa sui mandanti e il loro scopo è stata data; partono truppe per un fronte lontano, ma non si capisce nè chi sia il nemico, nè come stia procedendo, o anche solo come si configuri la loro missione. Come afferma nella tavola sopra, se non fosse vicino alla ragazza, Shu neanche saprebbe che vi sono stati dei morti in combattimento e che l'esercito ha agito senza chiedere il permesso a nessuno, certamente non a Chise. Il parallelo con il mondo dopo il settembre 2001 è troppo stringente per essere evitato, nonostante questo fumetto abbia esordito nel 2000.
In questo senso la sceneggiatura è amministrata con cura perfetta, facendo uso di una narrazione in prima persona "testuale", che per la sua onnipresenza è certamente inconsueta nel campo del manga. Si costruisce per accumulazione una percezione di "testimonianza": non a caso, protagonista "non vivente" di questo volume è il diario "da fidanzatini" su cui Chise e Shu si scambiano i loro pensieri e che è depositario oggettivo del segreto della ragazza e di quel "Shu, io sto crescendo" (come "Arma Finale") che suona come una condanna e che chiude questo primo volume. Difficile, leggendo le continue didascalie con cui Shu ci tramanda il suo vissuto, non pensare ad un diario disseppellito tra le macerie: con un interrogativo "sussurrato" come: "Mi chiedo se noi lo avremo davvero un futuro".
I dialoghi, le situazioni, la rappresentazione dei personaggi sono coerenti a mantenere il filo di questa "quotidianità" tutt'altro che normale. Falsamente, incomprensibilmente, illogicamente "normale".
Valore che, in alcuni casi, può andare in perdita. E questo è il caso. Il disegno di Shin Takahashi, purtroppo, non è pari alla sua capacità di sceneggiatore e, anzi, non supera neanche la soglia del dilettantismo. Le tavole sembrano più "storyboards" per un animazione che pagine di un fumetto, tanto sono incapaci di staccarsi dal bozzettismo e dall'approssimazione. La perdita, purtroppo, non è soltanto "estetica" ma anche la chiarezza della narrazione ne risente, subendo delle fratture e delle cadute di ritmo che disorientano il lettore che si trova a dubitare di aver capito la sequenza degli eventi. Le immagini qui postate chiariranno probabilmente quanto dico, tenendo conto che sono state scelte tra quelle di maggiore impatto drammatico, superflua, date le premesse, qualsiasi notazione sul "character design". A fornire una speranza è la conversione in animazione che dovrebbe essere pubblicata, a breve, dalla Shin Vision e che, se anche solo rispetterà pedestremente l'opera su carta, sarà automaticamente un titolo da non sottovalutare.
Si tratta certamente di un'opera che vale almeno la prima lettura ma, nella mia personale opinione, se alla sceneggiatura di Shin Takahashi si fosse affiancato un tratto più consolidato, avremmo probabilmente avuto un fumetto in grado di bissare il successo di "Evangelion" e superarlo nella capacità di tracciare l'istantanea non solo di una generazione ma di un'intera società che si trova a scegliere tra l'attraversare a testa bassa un muro di silenzio assordante o lacerarsi senza clamore in un sospiro.
Lei, l'arma finale di Shin Takahashi |
|