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"Sven visita un amico"

TESTI
Soggetto
e
Sceneggiatura
Kentaro Yabuki
DISEGNI
Kentaro Yabuki


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cover vol.04


Cacciatori di taglie dal passato oscuro, ladre internazionali, armi biomeccaniche. Essere originali è una faticaccia.

Fondamentalmente Innocuo
recensione di Luca Cerutti

La prima cosa che mi è venuta in mente, fin dal primo numero di questo "Black Cat" è stato questo titolo della irripetibile saga di satira fantascientifica del (purtroppo) compianto Douglas Adams. E, ahinoi, non perché questo manga ne rispecchi in qualsivoglia maniera la irriverente originalità e il caustico "sense of humour".
Piuttosto perché questo fumetto, che si va ad aggiungere alla ormai incontenibile produzione Star Comics, è "fondamentalmente innocuo". Come intendo chiarire qui di seguito.

In giro per la rete..
Star Comics

L'opera, firmata da Yabuki Kentaro, mangaka non certamente famigliare ai lettori italiani, narra delle peripezie della coppia composta dal giovane e scanzonato Train Heartnet e dal compassato Sven Vollfield, la cui benda sull'occhio destro ben si accorda al look "hard-boiled". I due si guadagnano da vivere come "sweepers", cacciatori di taglie in caccia dei più pericolosi ricercati, che puntualmente acchiappano grazie ad una incredibile perizia con le armi e acume investigativo.
In realtà, entrambi nascondono un passato da dimenticare.
Sven, come si rivela in questo volume, è un ex-poliziotto. Ha "ereditato" il suo occhio destro, capace di vedere pochi secondi nel futuro, dall'amico-collega Floyd che è morto per salvargli la vita e da allora si sente investito dell'eredità morale di portarne avanti la missione.
Train, dietro ad un comportamento da "gatto randagio", cela in realtà il temibile "Black Cat", il gatto nero, simbolo della disgrazia che l'organizzazione criminale Kronos riservava a coloro che le si opponevano. I quali erano destinati a cadere morti nel momento stesso in cui il gatto nero, marchiato con il numero "XIII", li avesse raggiunti con la sua pistola infallibile. Il gatto nero, però, ad un certo punto perde una delle sue vite e rinasce come "randagio", ma la donna responsabile di questo cambiamento, Saya Minatsuki, anch'essa "sweeper", muore per mano dell'ex-collega ed ex-amico di Black Cat, il freddo Creed Diskens.

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Il cacciatore, la ladra, l'assassino
I risvolti e i colpi di scena, insomma si sprecano e il lettore si trova spiazzato quando i due si trovano a collaborare con l'affascinante ladra di prima classe Rinslet Walker e con il loro lavoro di squadra liberano dalle mani di un trafficante d'armi la giovane Eve, che altri non è che la più avanzata arma biomeccanica senziente che la tecnologia abbia sviluppato.
Solo i cuori più saldi potranno non sussultare vedendo il freddo Creed si ripresentarsi di fronte a Train per riaverlo nelle vesti di Black Cat e così fondare l'organizzazione che rimpiazzerà la Kronos al vertice della malavita organizzata.

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Scontro tra vite artificiali
D'accordo, suppongo che si sarà avvertito un leggero sarcasmo. La realtà è che ci troviamo di fronte alla "solita solfa". La banalità del soggetto trova un minimo di conforto, in una sceneggiatura sufficientemente professionale, in cui i flashback sul passato dei protagonisti, la costruzione dei loro rapporti e quello che si presenta come il "tema portante" della resa dei conti con l'antagonista designato, sono intervallati da "missioni" episodiche. Così, la costituzione delle prevedibili coppie Train-Rins e Sven-Eve (oddio, effettivamente quest'ultima coppia risente di qualche decade di differenza, ma c'è anche da dire che le "armi biomeccaniche" non hanno età) e l'impatto con Creed e la sua setta, vengono diluite da ricordi e da eventi collaterali non necessariamente collegati. Nel numero in esame, ad esempio, abbiamo il flashback sul (banale, dispiace dirlo) passato di Sven e anche una festa di alta società in cui gli infiltrati Rins e Train si trovano ad avere a che fare con un tenebroso killer che utilizza solo arti marziali (ma che fine ha fatto il sano vecchio fucile di precisione?) e con un Tyrannosaurus Rex clonato.
Oltre alle situazioni, anche i dialoghi e le sequenze cercano di fare del loro meglio per interessare il lettore. Non originali, certo, ma almeno con un buon ritmo. Sempre nel numero in esame, ad esempio, è la piccola Eve a tenere banco con la sua decisione di salvare a tutti i costi, anche a costo di "umiliarsi", il dinosauro fuori luogo e fuori tempo.
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Arma biomeccanica "kawaii"
I disegni, come si vede, rispettano le attese. Professionale ma senza tratti di particolare spicco: le figure maschili sono spigolose e dinamiche, quelle femminili morbide e accattivanti. Il "look" è totalmente conforme alla moda del manga d'azione, completi "vintage", pettinature arruffate a puntino, qualche tocco di personalizzazione: completi da "PostalMarket" del fumetto, potremmo dire.
La costruzione di tavola e di vignetta rispetta le regole e non sbaglia un colpo nella descrizione dell'azione al lettore, tutto quello che si può criticare è qualche spalla un po' troppo massiccia o qualche gamba un po' troppo lunga di tanto in tanto, ma sempre di meno man mano che ci si allontana dal numero 1 (segno di uno spazio di maturazione per l'autore).
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No, il suo nome non è Bond, James Bond
Insomma, direi che il concetto è abbastanza chiaro: "Black Cat" è un manga d'azione ma è ben lontano da essere "IL" manga d'azione. Tutto procede con la massima linearità e senza infamie ma anche con poche lodi.
Non vorrei però che questa suonasse come la peggiore delle stroncature ("vale così poco da non fare neanche schifo"): spendendo 2 euro e sessanta per "Black Cat" chi cerca un manga d'azione avrà esattamente quello per cui ha pagato, il che non è mai male.
Certo, il riferimento sugli scaffali delle edicole per il momento resta Full Metal Panic, ma si può legittimamente sperare che, presa confidenza con questa opera, Kentaro Yabuki possa in futuro darci maggiori emozioni.


Black Cat di Kentaro Yabuki
(Collana Neverland/Star Comics), 213pp ca. b/n, Euro 2,60, albo brossurato, bimestrale, senso di lettura giapponese

 

 


 
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