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articolo di Roberto Gallaurese |
"Decine e decine di cittadini si sono fermati qui per rendere il loro omaggio. Mossi dal dolore della perdita. Una perdita sentita da tutti. Un legame. Ci uniamo a loro in un minuto di silenzio". Diretta televisiva della veglia, in ricordo di Retro-Girl.
Peccato che i due siano costretti ad andare subito d'amore e d'accordo perchè ecco presentarsi il più terrificante caso delle loro carriere: l'omicidio di una supereroina.
Il primo ciclo di avventure di Powers, serie creata da Brian Michael Bendis e Michael Avon Oeming e raccolto in questo volume, mette subito in chiaro gli obiettivi degli autori: affrontare da un'ottica cruda e nera il magico mondo degli Eroi in Calzamaglia.
Lo fa mostrando una metropoli dove i supereroi esistono e proteggono i cittadini, idoli assoluti di grandi e piccini e infallibili protagonisti del gossip e della mondanità per le riviste patinate.
Bendis inscena quasi subito il ritrovamento del cadavere e, da lì, fa partire un'eccellente ricostruzione dell'atteggiamento che i Media sono soliti assumere in queste circostanze. Per una ventina di tavole assistiamo ad una "striscia", posta a fondo pagina, che presenta servizi commemorativi di TG, mielose interviste, ricordi edulcorati, opinionisti pro e contro qualunque cosa. Appare subito evidente che la forza di Powers sia l'approccio realistico all'universo dei supereroi. In effetti, lo strabordare senza limiti (soprattutto del buon gusto) negli attuali mezzi di comunicazione può essere uno spunto davvero efficace se usato bene. Qui la sensazione principale del lettore, seguendo il caso, è proprio il ribrezzo nei confronti della Stampa scandalistica e delle TV, pronte a cannibalizzare ogni sentimento e ogni opinione, nel nome dello scoop (mascherato, ovviamente, da "omaggio" alla defunta). Così, mentre i giornalisti piantonano il distretto 55 il lettore ha il tempo di familiarizzare con la coppia di sbirri incaricata di risolvere il mistero. Deena è bella e volgarotta, una caratterizzazione che i fan di Bendis hanno già avuto modo di riconoscere nella Jessica Jones di Alias e nella spietata Lauren Bacall di Goldfish, ma che qui trova maggiore sviluppo perchè affiancata al pragmatismo di Walker. Solitamente la rivalità fra colleghi è un punto di forza delle commedie poliziesche ma, in questo caso, il tono della vicenda è molto cupo e i pochi sprazzi ironici che derivano dal confronto fra i due permettono al lettore di riprendere fiato e rituffarsi nella vicenda. Fin dal primo episodio, Bendis e Oeming caratterizzano non solo i due protagonisti ma anche l'intero microcosmo che li circonda a base di colleghi, delinquenti, familiari... e ovviamente supereroi! Va ricordato, però, che la maggior parte del lavoro eseguito dai due autori per creare Powers serve sostanzialmente a visualizzare un universo destinato a distruggersi. Infatti, nel corso delle vicende (nei volumi successivi) molti comprimari moriranno in maniera più o meno violenta, a dimostrazione che la vita di un eroe in calzamaglia è pericolosa quanto quella di uno sbirro e che raramente la sua giornata termina con la sua silhouette che si staglia nello skyline cittadino. Bendis stesso afferma che nell'Universo di Powers chiunque è sacrificabile (Parole sue: "Alla Marvel non mi lascerebbero mai uccidere Cap!"). Qui un eroe può morire, e morire male! Come Retro-Girl, sgozzata e abbandonata nel cortile di una scuola, in un'immagine che diventa, fin da subito, il simbolo di questa testata. Un'altra eroina, Zora, collega della defunta, lo ammette: "In effetti, visto il lavoro che facciamo, dovremmo cadere come mosche". Verissimo... ma noi lettori non ci pensiamo quasi mai.
Powers: Chi ha ucciso Retro-Girl? di Brian Michael Bendis (testi), Michael Avon Oeming (disegni) e Pat Garrahy (colori)
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