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Conoscerete il detective Henry Dante, poliziotto cinico e spietato, appena trasferitosi nello Stato del Sole, sfuggito al proprio passato, ma non ai litigi con la gentile (nonchè defunta) consorte. Lo accompagnerete nella sua personale discesa agli Inferi, gli coprirete le spalle quando inizierà a piovere piombo e assisterete alla sua personale battaglia con i demoni che affollano questa dannata società! Scoprirete che... L'inferno può attendere recensione di Michelangelo Benedettini |
Il legame con la Sua opera più famosa c'è, ma forse non era il caso di scomodarlo, il Sommo Poeta. Le Arpie, "come geni della morte che afferra la preda a guisa di turbine tempestoso" , sono state spesso confuse con le Furie, o Erinni. Queste, dee della vendetta punitrice, rappresentavano nell'antica mitologia il rimorso della coscienza che perseguitava gli uomini trasgressori delle leggi del mondo morale e, in particolar modo, i colpevoli di delitti violenti. Lasciare penosamente sfigurata una stellina di Hollywood, esiste crimine più esecrabile? E se la giustizia, quella delle aule dei tribunali, è asservita ai bisogni del potente, chi vendicherà la vittima del sopruso? Le Arpie, appunto. Niente di nuovo sotto il sole della California, cornice di uno scandalo (un affermato chirurgo plastico distrugge carriera e vita di una giovane attrice), soffocato con l'ipocrisia che avvilisce i nostri tempi; tre donne sono unite da un comune desiderio di vendetta e una coppia di poliziotti duri e puri rovista con la stessa determinazione nello squallore dei bassifondi quanto nel marciume dorato dell'upper-class. L'intreccio poliziesco scorre senza intoppi e ogni indizio sembra rimandare univocamente ed in maniera automatica a quello successivo (- Che facciamo adesso? - Aspettiamo che il caso si risolva da solo, mi pare ovvio...). Quasi subito arriva la confessione dell'attrice sfigurata che subito dopo cerca (e trova) la morte in uno scontro a fuoco con i due detectives, allo scopo di chiudere l'inchiesta e proteggere così la sua complice e compagna, ex-assistente (arbitrariamente licenziata) del chirurgo ucciso. Peccato che anch'essa venga tolta di mezzo dalla mente del delitto, il vertice superiore del triangolo tutto in rosa, ovvero la psicologa dello stesso centro di bellezza, smaniosa di estirpare dalla società il male incarnatosi nella figura di un professionista di successo, bello, ricco ed arrogante (e maschilista). La soluzione del delitto e relativi colpevoli ad un certo punto risultano fin troppo evidenti, i moventi credibili ma neanche troppo approfonditi, un po' trito l'espediente finale per far venire allo scoperto l'ultima assassina; comunque, nella mente di chi indaga non c'è posto per dubbi od incertezze (ed anche se ciò accadesse, il lettore non ne sarebbe reso partecipe) sia che si tratti di serrare un paio di manette ai polsi di qualche potente, sia che si debba metter mano al revolver. Poco spazio per la riflessione, "non siamo qui per approfondire la nostra conoscenza dell'animo umano" chiosa uno dei protagonisti, inseguimenti e sparatorie si alternano a scambi di battute taglienti e "very hard-boiled" tra i due detectives e qualche occasionale comprimario ("un coroner con il sogno di diventare cabarettista"). Un miscuglio di ingredienti già assaporati nella letteratura di genere viene cucinato con una certa perizia: dialoghi brillanti, azione pura e semplice senza tempi morti; didascalie che raccontano in soggettiva il "Dante-pensiero", essenziale e sferzante, per raccordare le scene più movimentate.
Infatti, Detective Dante, come il suo illustre predecessore ed omonimo, non affronta da solo la discesa negli Inferi; Insomma, l'uomo non sembra così solitario ed insofferente, sebbene nel suo ruolo di duro si compiaccia di infrangere ogni regola e convenzione, e non lesini morti ammazzati (ovviamente solo "cattivi"). Sembra trasparire, sotto una scorza di cinismo, lo spirito del Cavaliere senza macchia e senza paura, addirittura capace di un'invettiva finale contro la dilagante corruzione, lamentandosi della propria impotenza come tutore dell'ordine.
Rispetto ai lavori osservati sui primi due numeri di DD, a firma di Barletta e Cucina, l'opera di Dell'Edera sembra meno convincente, non tanto per l'efficacia complessiva del disegno (buona, soprattutto in relazione alla materia trattata, un giallo senza respiro), quanto se analizzata nel particolare.
Insomma, tutto sembra filare, anche, e forse maggiormente, per la già menzionata facilità e fluidità di lettura; quando è invece la singola tavola, vignetta o inquadratura ad essere presa di mira, ci si può accorgere di alcune imperfezioni agli occhi di chi, come il sottoscritto, predilige un tratto più classico: qua e là i volti, assai spigolosi, assumono aspetti diversi ed asimmetrici, spesso sembrano perdere volume e tridimensionalità e sono rappresentati in maniera sommaria; certi particolari scenografici vengono appena tratteggiati e con segno troppo chiaro e confuso; talune posture risultano poco naturali ed accurate; Un tratto che alla fine risulta essenziale, con qualche pretesa di innovazione. Influenze non proprio bonelliane per il disegnatore di questo terzo numero. Un esordio per Dell'Edera nella "gabbia bonelliana", dopo le esperienze per la Innocent Victim con la mini "Road's End".
Piace, ma dopo tre numeri già non ha più niente di innovativo, quella strizzata d'occhio al fumetto americano, con un paio di frasi "urlate" a margine della tavola. Il soggetto rappresentato, come in ogni copertina che si rispetti, porta il lettore fuori strada.... Ovviamente, più che disquisire sulla qualità o sull'originalità del singolo episodio, il lettore curioso (e amante della continuity) si domanderà quali imprevisti sviluppi offrirà la serie, visto che, sulla distanza di 24 episodi, si dovrebbe dipanare una buona parte dell'esistenza di DD (e già in questo senso gli autori qualcosa hanno rivelato). Potrebbe ad esempio chiedersi, soffermandosi sulla citazione finale tratta dal nono canto dell'Inferno dantesco, se sia plausibile un parallelo con, da una parte, Virgilio che raccomanda al Poeta di non sfidare lo sguardo di Medusa (una delle Gorgoni, che allegoricamente rappresenta la "Disperazione della Salvezza") e, dall'altra, Meridiana che tiene a freno l'impulsività di Henry, desideroso di scoperchiare pubblicamente i vasi di Pandora che costituiscono l'arredamento principale delle abitazioni più eleganti e ben frequentate della città. Il futuro ci svelerà se la società corrotta, Gorgone dei nostri tempi, alla quale si oppone Henry, avrà, o meno, la meglio su di lui e sulla sua risalita verso la salvezza. Nel frattempo sollazziamoci con un prodotto onesto e coerente con gli obiettivi dichiarati (esistendo pubblicazioni che, con più o meno lo stesso numero di albi editi, sembrano già aver deluso le promettenti premesse ...), sfornato dalla premiata ditta Bartoli & Recchioni, ovvero un poliziesco portato in scena da gente dura ( i buoni ) contro gente spietata ( i cattivi ).
Detective Dante n.3 "Le Arpie" di Bartoli/Recchioni (testi), Dell'Edera (disegni).
(Eura Editoriale 2005), 98pp ca. b&n formato "bonelliano", euro 2.60, serie prevista di 24 numeri.
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