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Che il fumetto sia in crisi, è, a detta di molti, un dato di fatto. Se poi parliamo di un fumetto particolare, lontano dalle grandi tirature e, ahimé, dai piccoli prezzi, allora... Eppure, qualcosa si muove. E non si parla di qualcosa di recente, ma di un fenomeno che ha oramai la rispettabile età di più di un lustro...
Gli Indipendenti in Italia Ebbene sì, nonostante lo spauracchio della crisi, il mercato fumettistico italiano non è mai stato così vivo ed interessante. Piccoli e medi editori, alcuni improvvisati, altri attivi già da tempo, si stanno adoperando attivamente perché il fumetto (o meglio, un certo tipo di fumetto) esca allo scoperto. Intendiamoci, qui si parla di un tipo di fumetto di cui il lettore medio ignora (forse) l'esistenza: il fumetto d'Autore. Già. In barba a tutti coloro che negli ultimi anni ne hanno rinnegato l'esistenza, mi permetto di ritirare fuori questo concetto, lasciando però da parte tutta la spocchiosità che il termine aveva negli anni '80. Secondo me esiste una netta distinzione tra fumetto d'Autore e fumetto popolare, se non altro perché quest'ultimo, per le famigerate leggi del mercato -che non sta certo a me discutere- ha l'obbligo di uscire con cadenza regolare e di seguire determinati schemi e cliché. Per il primo, invece, magari meno 'professionale', magari meno 'perfetto', si può parlare di una trasmissione di sensazioni e messaggi, di un qualcosa di più strettamente personale. E quindi di più 'artistico'. Fedele a ciò (e spero nessuno vorrà travisare più di quanto sia lecito fare), è nata quindi una nuova generazione di autori ed editori che, in quest'ultimo periodo, ha fatto tanto perché il pubblico italiano sapesse che, tanto per fare un esempio, il fumetto statunitense non ha per protagonisti solo dei tizi che mettono le mutande sui calzoni e che non sono contenti se non salvano il mondo almeno una volta alla settimana; no, c'è tutto un mondo a fumetti in cui la gente vive, fa sesso, s'incazza, mangia, dorme, soffre, ride e, soprattutto, pensa, come facciamo (o non facciamo!) noi nelle stesse situazioni. Ed ecco, allora, la Phoenix di Brolli, grazie a cui autori cult come Rick Veitch, Joe Matt e Daniel Clows sono stati pubblicati in Italia; ecco Marvel Italia con la serie Cult Comics; e poi, ancora: Magic Press, Puntozero, Mare Nero, Centro fumetto Andrea Pazienza, Rasputin!libri, Topolin Edizioni, Smoothhouse Publishing e la nuova, sorprendente Black Velvet (ma tanti altri sarebbero da citare, senza dimenticare, poi, le autoproduzioni). Persino la Bompiani, l'Einaudi e la Rizzoli, cioè case editrici 'serie', si sono accorte del fumetto come mezzo di comunicazione degno di rispetto... Ma lo ripeto: non è necessario scomodare i grossi nomi per leggere opere di qualità. Anzi, spesso è vero il contrario: sono le case editrici più piccole a proporre il materiale più interessante, quelle guidate per lo più da appassionati, più o meno competenti, è vero, ma sempre attente sia alle produzioni italiane che a quelle straniere. Insomma, un mercato 'underground' sicuramente vivo, disposto a scommettere su autori e storie decisamente difficili e 'adulte', persino più delle ottime serie Vertigo della Magic Press (che, non dimentichiamolo, prima di acquisire i diritti della linea adulta della DC Comics, ha osato molto nei primi numeri de IL Corvo Presenta). Tanto altro ci sarebbe da dire sulla situazione (compreso il ruolo a dir poco fondamentale rivestito dal circuito delle librerie specializzate), ma, ahimé, lo spazio è quello che è. Allora, forse è meglio occuparsi più specificatamente di qualche prodotto, andando così a costruire una specie di guida ragionata al mercato indipendente italiano (anche se, duole dirlo, non sempre "underground" è sinonimo di qualità), comunque caratterizzato da coraggio e passione. Ecco allora una parziale e stringata panoramica di alcuni fra i titoli più interessanti:
NON MI SEI MAI PIACIUTO di Chester Brown
I dialoghi sono asciutti, e poche volte il Chester adulto interviene in prima persona a commentare lo svolgersi della (non) azione. Ciò che più colpisce del "romanzo" è come Brown riesca a trasmettere la sua solitudine, la sua incapacità di entrare in connessione con gli altri (genitori compresi) e come, pur essendone cosciente, non faccia nulla per cambiare. Mi rendo conto che questa recensione non rende onore all'opera, ma, d'altra parte, come si fa a descrivere un racconto così ricco di sfumature? Un buon prodotto, quindi, certo non senza nei, ma per questo ancora più 'vero', più autentico. I veri difetti sono dell'edizione italiana: qualche errore di traduzione (un esempio per tutti: quel 'questo è tutto' di pag 95 forse sarebbe stato reso meglio con un 'ecco'), qualcuno di ortografia (gli accenti, soprattutto) e, non ultimo, il prezzo, forse un tantino esagerato. Ma se è questo ciò che si deve pagare per leggere in italiano un certo tipo di storie, allora va bene anche così.
ESCAPE di A.A. V.V.
OGNI MATTO HA LA SUA FISSA di Lorenzo Sartori Leggendo Sartori, viene da chiedersi perché nessun editore importante (quelli coi SOLDI) si sia mai accorto di uno come lui. Ma, ahimé, basta dare un'occhiata alle storie piú vendute in Italia per avere una risposta. Lode dunque a questa piccola Casa Editrice che, con coraggio, ha scelto di pubblicare autori come il nostro (ma anche Ribichini, Trondheim e Neaud), autori che hanno qualcosa da dire. E sanno come farlo.
BONEREST - LA FINE DI UN MONDO: "Strani giorni"
La solita zuppa? Forse. Ma aggiungeteci affascinanti villains (Mr. Vain, troppo presto tolto di scena; un libraio che non è quel che sembra, e che ricorda vagamente il Lucien del Dreaming gaimiano; un 'appeso' non più tale, che avrà un ruolo fondamentale nel seguito della storia; un integralista cristiano con strani poteri, minato nel fisico e nella mente) e una donna/fidanzata con le palle, che evita abilmente gli stereotipiti della donna-macho, ed ecco un cocktail tutto da gustare. Pu essendo, il libro in esame, il primo volume di un ciclo (che si spera di vedere completato), l'albo si legge con piacere, dimostrando, finalmente, che qualcuno ha (ben) assimilato la lezione della Vertigo americana. In un mercato che scopiazza (pardon!, 'cita') solo gli stereotipi dell' american way of comics, è davvero un piacere leggere il lavoro di Casali e Camucoli: ottimi dialoghi, personaggi ben caratterizzati, disegni personali che non guardano ai soliti nomi (tutt'al più a Ormston, Kristiansen e Grist), bei colori, grafica interessante... Insomma, i requisiti perché possa avere successo, in Italia e all'estero, ci sono tutti, anche se, duole dirlo, in un mercato in cui solo prodotti seriali (nel senso di 'fatti in serie') vendono, forse non è una gran qualità. Considerazioni personali a parte, Bonerest è e resta una sorpresa. Una piacevole sorpresa. Speriamo che il mercato possa permettere agli autori di continuare a sorprenderci.
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