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Lutia
articolo di Vincenzo Oliva |
Sembra uscito da una cronaca arcana e segreta, il rituale di qualche antica setta iniziatica, dove il non detto e l'allusione descrivono e rivestono significati molto più di quello che è scritto in chiaro. Ma è solo la superficie. E' l'ultimo lavoro della più feconda coppia artistica del fumetto argentino degli ultimi (almeno cinque) anni: Eduardo Mazzitelli ed Enrique Alcatena, terminato di pubblicare sul settimanale Skorpio dell'Eura Editoriale (nn.16/20 del 2003). Il rimpianto maggiore nei confronti di questi due grandi artisti, dei quali torno con gioia a parlare dopo Il Cuore della Pantera, è nel fatto che lo straordinario corpus delle loro opere in collaborazione sembra destinato a restare sconosciuto al di fuori degli acquirenti abituali dei due settimanali dell'Eura, Skorpio e Lanciostory, composto come è da un numero vasto e sempre crescente di brevi racconti e brevi miniserie, che dobbiamo ritenere ingestibili ai fini della raccolta in volume, visto che l'Eura non propone ristampe in tale formato dei molti capolavori firmati dalla coppia, che restano così a languire sulle pagine dei suoi settimanali; cosa che diversamente sarebbe priva di ogni logica, dato il loro valore. Un vero peccato, perché Mazzitelli ha ormai un posto stabile tra i migliori autori di fumetti del mondo, e sulla distanza del racconto e della miniserie breve, se non è il migliore, difficilmente scende all'ultimo posto tra i migliori due ;-); ed Enrique Alcatena è l'interprete che rende i suoi racconti definitivamente, perfettamente compiuti.
Il disegno di Alcatena è evocativo come in poche altre occasioni; le espressioni dei visi di uomini, donne e tori antropomorfizzati sono una geografia di sentimenti pietrificati e di emozioni fissate sulla carta, pronti ad investire profondamente lo spirito del lettore. Ogni volto porta incisa nella carne la sofferenza. I paesaggi lunari ed irreali, urbani come delle campagne brulle e delle aspre montagne, compongono uno scenario dove la cognizione e il significato stesso del tempo perdono ogni senso, perché tutti i tempi e le epoche vi sono rappresentati. Alcatena riveste di magia grafica, di scenografie e costumi pittorici il racconto di Mazzitelli, intessuto di mitologie primeve, delle religioni più popolari e schiette, vicine al linguaggio tradizionale di un paganesimo immediato ed antico, capace di resistere per millenni a riti e religioni più moderne, e intessuto delle eco di religioni più nascoste e misteriche, anche esse superate dagli eventi della storia ma non per questo meno sofisticate di quelle che le hanno sostituite. E che hanno lasciato tracce nell'arte, nella musica, nella pittura. Nelle opere dell'Uomo. Privo di una logica lineare immediata ed immediatamente percepibile, Sotto la Luna del Toro trova il suo filo conduttore e la sua coerenza formale in questo sottotraccia, nel grande lavoro di rielaborazione, intellettuale e ludica, di Eduardo&Quique, che paiono davvero voler giocare ad affascinare il lettore con le movenze da incantatore di serpenti che le loro parole ed i loro disegni assumono nel fluire della narrazione visiva. I mille rimandi, colti e popolari, si uniscono in un tutto unico che trapunta di sottile seduzione la storia, il cui ipnotismo verbale e visuale agisce però indipendentemente da questi. Perché la vera magia di Mazzitelli e Alcatena è proprio quella di saper ammaliare con la pura forza di quello che scrivono, disegnano ed amalgamano in una somma superiore alle loro parti, perché fanno appello a ciò che riposa, latente, nei recessi della nostra anima, pronto ad emergere in superficie in risposta allo stimolo che sappia risvegliare i ricordi dimenticati di un sapore o di un odore perduti da tempo. O di una favola ascoltata da bambini. E' tuttavia un innegabile piacere aggiuntivo vedere come essi spargano per ogni dove i segni di questa storia della grande e piccola spiritualità umana. Quando Lutia, moglie innamorata e pericolosa del terribile e crudele Berdusco fa la sua prima apparizione, è accompagnta da altre due donne, nerovestite come lei in uno stile spagnoleggiante, e la loro triade evoca la primigenia Grande Madre mediterranea, sempre triplice nel suo manifestarsi; soprattutto se si pensa che poco prima, nell'approssimarsi della sua morte, Garco il Mulo così pregava rivolto a una statua femminile: Signora del Bordello, protettrice dei diseredati, aiutami tu… Salvami, per favore. E ancora: Signora del Bordello, protettrice dei poveretti, aiutami tu., in un'invocazione che millenni fa poté essere fatta ad Inanna, Ishtar o Afrodite Pandemia. E i due "complici" giocano con l'antica religione cretese del Toro, continuamente chiamata in causa nei riti delle antiche famiglie, nella presenza del Labirinto come elemento magico e tramite per una conoscenza superiore, in alcune soluzioni grafiche di Alcatena, nella lotta ritualizzata di Valenco, il nemico di Berdusco, con il toro. E in quel contraltare cruento e laicizzato che è la corrida, richiamata esplicitamente in apertura della storia con l'uccisione del toro da parte di Ziriato, figlio primogenito di Lutia e Berdusco. Mazzitelli non rinuncia neppure a riferimenti biblici, con la morte degli innocenti figli di Berdusco e Lutia (raddoppiata nella morte dei figli di Valenco), sacrificati al destino dalla follia e dall'ambizione paterne. Vi è poi, come dicevo, una dimensione più spicciola ma non per questo meno importante della storia spirituale dell'Uomo, della quale Mazzitelli riconosce l'importanza storica ma che volge in ridicolo nell'uomo moderno. L'ufficiale incaricato dell'arresto di Valenco a seguito delle macchinazioni di Berdusco e del suo fedele servitore Eudoxo sintetizza e riassume il "gioco" in modo esemplare: La gente di qui non è cattiva… ha le sue credenze… come dappertutto. (…) I paesani non si sposano mai di martedì. Nel paese da dove vengo, invece, non lo fanno di mercoledì… pensano, però, che quello sia un giorno adatto e fortunato per morire… (…) Certo, non per il morto.. Una condanna beffarda della superstizione, e un saggio memento a rispettare le diversità altrui. Parole simili assumeranno un significato più drammatico sulle labbra di Lutia, quando la donna avverte Valenco del pericolo mortale che incombe su di lui. Per ordinare organicamente tutto questo materiale e le simboliche personalità dei suoi protagonisti, Mazzitelli si avvale di un linguaggio e di tempi narrativi che mimano la tragedia greca. L'amore di Lutia si nutre di odio e porta alla morte; Berdusco e Valenco vivono di una contrapposizione che trascende l'umano e li pone a strumenti di un destino che pare giocare con le vite degli uomini, e a queste indifferente; Berdusco e Eudoxo ricreano il tumultuoso rapporto di amicizia/dipendenza caro alla grecità classica e che si ritrova nelle coppie Achille/Patroclo, Oreste/Pilade, Teseo/Piritoo; e gli Dei-Tori osservano, distanti eppure partecipi degli avvenimenti umani. I sentimenti sono grandiosi, interiorizzati per il lettore dalla dilatazione dei tempi narrativi inframezzata da brusche accelerazioni, ed esteriorizzati dal fitto tratteggio di Alcatena, dai suoi neri ricchi e frastagliati. Il miracolo è che questa costruzione, a prima vista raggelante e remota, emana un calore umano che cresce a poco a poco, con il progressivo entrare del lettore nella psicologia e nel dolore di ciascuno dei protagonisti; e ancora una volta il disegno di Alcatena si sposa alla perfezione con quanto narra Mazzitelli, utilizzando non solo della sua grande abilità espressiva e scenografica, ma mettendo in luce un uso finemente psicologico dei costumi, come quando ci mostra Valenco in fuga sui monti da criminale ingiustamente accusato e gli fa dismettere gli abiti di foggia spagnola per indossare i panni del cangaçeiro, da tempo assurto nell'immaginario collettivo a simbolo del bandito romantico, moderna incarnazione del mito di Robin Hood. Sotto la Luna del Toro è opera di raffinata complessità e squisita semplicità, perché può parlare tanto al cuore delle nostre emozioni che soddisfare i nostri più sofisticati bisogni intellettuali di svago. E' una novella che testimonia la piena maturazione stilistica dei suoi autori, un capolavoro che temo resterà dimenticato sulle pagine degli Skorpio sui quali è stato pubblicato. E nel ricordo di chi ha avuto il privilegio di leggerlo. La gente di qui non è cattiva… Non è peggiore che in altri posti. Ha solo delle credenze, come dappertutto. Lutia
Sotto la Luna del Toro di Eduardo Mazzitelli (testi) e Enrique Alcatena (disegni)
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