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articolo di Federico Magnante |
La scena avviene sul ponte di Brooklin: l'Uomo Ragno e Goblin si stanno affrontando, dando vita ad uno di quegli scontri che solo nell'immaginario dei lettori dell'arrampicamuri hanno un fascino grandissimo, tanto che Sam Raimi lo ha reso (seppur con mille imprecisioni) una delle scene più spettacolari del suo "Spiderman"; questa volta però è diverso, perché noi non leggiamo le battute di Spidey o le risate di Goblin, non siamo tra i grattacieli a veder volteggiare l'eroe dietro al folletto verde, siamo sul marciapiede insieme al reporter Philip Sheldon e insieme ad altre persone comuni e guardiamo lo scontro tra i due con lo sguardo rivolto verso l'alto.
Il primo capitolo si svolge durante la prima guerra mondiale e mostra un giovane Sheldon seguire con un interesse, che va oltre il semplice spirito giornalistico, le imprese di Namor, della Torcia Umana e del leggendario Capitan America. Assistendo ad uno scontro tra Namor e la Torcia, il reporter perde l'occhio a causa di un mattone vagante. In questo capitolo ha luogo una specie di folgorazione: Sheldon prova una stima incondizionata, quasi una fede religiosa, per quelle che lui definisce "meraviglie".
Un predicatore con tutti i canoni, compresi il razzismo e l'intolleranza nei confronti di chi ritiene contrari ai suoi convincimenti i mutanti. Si deve ammettere che, leggendo Marvels, l'effetto potrebbe essere quello di rimanere delusi e stupiti per l'ostilità di Sheldon nei confronti dei mutanti, specie quando lancia un mattone addosso a Bobby Drake, l'Uomo Ghiaccio. Solo quando viene a sapere che le sue figlie giocano con una mutante, Sheldon si rende conto della follia sua e delle folle razziste.
Il terzo capitolo narra l'arrivo di Galactus, ma soprattutto narra il terrore della popolazione che vede in televisione la sconfitta dei Fantastici Quattro. Quando Galactus lascia la terra dopo aver combattuto col quartetto e con Silver Surfer, in mancanza di spiegazioni l'opinione pubblica ritiene che l'arrivo del gigante extraterrestre sia stato solo una farsa, che il mondo non abbia mai rischiato l'apocalisse.
"Vidi gioia e meraviglia sul suo volto e capii l'errore che avevo fatto. Alcuni di noi disprezzano le meraviglie. Non le consideravano. Ma non era questo che contava. Loro non erano qui per avere l'approvazione dei poveri di spirito. Erano qui per salvare gli innocenti. Per salvare quelli come Gwen." Questo pensa Sheldon mentre Gwen guarda estasiata una sfilata di carri del popolo di Namor. Poi lo scontro tra Goblin e l'Uomo Ragno, la morte di Gwen e Sheldon che si ritira, cercando nella sua famiglia la normalità. Normalità come quella del giovane postino Daniel Ketch, il futuro Ghost Rider. L'ultimo capitolo, e più nello specifico la frase di Sheldon riportata, è anche un modo per spiegare perché noi leggiamo i fumetti, perché generazioni prima di noi e generazioni dopo di noi sono accomunate dalla passione per il fumetto. I fumetti non sono per quelli che li disprezzano e li considerano una forma d'arte minore. I fumetti sono per quelli che ne apprezzano la magia, per quelli come noi.
Marvels di Kurt Busiek (testi) e Alex Ross (disegni)
NB: volume pubblicato in precedenza in un'edizione Star Comics su Marvel Magazine 4-5-6-7 da ottobre 94 a gennaio 95 e in una prima
ristampa Marvel Italia nel 2001.
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