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cover vol.1
Se John Woo avesse fatto fumetti...

articolo di Luca Cerutti


..."GeoBreeders" sarebbe il sunto della sua produzione.
Procediamo, però, con ordine. Pubblicato dalla Planet Manga nel 1999, scritto e disegnato da Itoh Akihiro, "GeoBreeders" vedrà concludere prematuramente le edizioni otto volumi dopo a causa dello scarso favore riscosso presso il pubblico italiano. Da quel momento in poi entrerà a far parte del novero dei manga di cui periodicamente pochi appassionati chiedono la ripresa con toni imploranti o minacciosi alle lettere della posta.
Richiesta, in questo caso, che ha le sue buone motivazioni.
L'autore, innanzitutto, era già noto ai lettori della casa modenese per il breve "Law-Man", pubblicato a puntate sulla rivista contenitore "Man-Ga", un fumetto che si era distinto sia per la dinamicità spinta ben oltre i limiti del verosimile, che per il situazionismo assurdo e un peculiare, quanto cinico e nichilista, "sense of humour".
Queste componenti, un po' il marchio di fabbrica di questo autore, si confermano in questa seconda opera, come si vedrà dalla trama che ora andiamo ad esporre.

In giro per la rete..
Panini/Marvel/Planet
Protagonista della storia è Yoichi Taba giovane "colletto bianco" di belle speranze e non ben precisate qualifiche che, dopo una serie di continui licenziamenti causa fallimento dei datori di lavoro, approda all'Agenzia di Sicurezza Kagura. Il secondo dopo aver aperto la porta del nuovo ufficio, Yoichi pronuncia la frase che diverrà il suo motto: "mi licenzio".
E tutto si può dire, tranne che non ne abbia le ragioni: la sua datrice di lavoro, una vivace tappetta che risponde al nome di Yuka Kikushima, si catapulta in ufficio sfondando la finestra in perfetto stile NOCS; un demonio felino che ha assunto le fattezze di un anonimo passante tenta ripetutamente di ucciderli ottenendo, come risultato secondario, la distruzione di un intero piano di un palazzo e concludendo la sua carriera di personaggio da horror-movie rinchiuso in un floppy disk grazie a degli ipertecnologici sigilli da esorcismo e ad un pc portatile.
Confusi? Frastornati? Increduli? Se è così vuol dire che sono riuscito a rendere, pur nella limitatezza della scrittura, lo spirito dell'opera. Da questo momento in poi, è bene esserne avvertiti, le cose si ingarbugliano ulteriormente. Yoichi vedrà periodicamente frustrati i suoi tentativi di licenziarsi e assisterà all'irrompere, caotico e inelegante nonostante la composizione tutta al femminile, nella sua "vita normale" del team dell'Agenzia Kagura. La composizione di questo team, date le premesse, difficilmente stupisce. Abbiamo "La fugace stella cremisi": Maki Umezaki pistolera maniaca dei telefilm polizieschi giapponesi in bianco e nero, di cui non si capisce quanta sia l'abilità e quanta la fortuna da mitomane.
Takami Sakuragi tenera e occhialuta ragazzina, abile pattinatrice, acrobata, lanciatrice di coltelli e di bombe a mano; con la propensione alle crisi isteriche paralizzanti e un torbido passato da cui fuggire (ma quanto torbido, visto l'andazzo?). Eiko Rando, in ufficio contabile precisa fino all'avarizia, in missione esperta delle più distruttive arti marziali. Yu Himeagi: formosa "bella addormentata" capace di condurre, quando sveglia, qualsiasi veicolo, Boeing 747 compreso.
Per completare il cast, abbiamo il misterioso Gatto Nero, leader dei demoni mutaforma chiamati Gatti Fantasma; Maya giovane gatta fantasma legata a Yoichi da un fatto del passato; Yashima e Shozo Irie i due capitani dei Cacciatori un team ministeriale che concorre con la Kagura nell'eliminazione del pericolo felino.
Ognuno di questi interpreti si muoverà nell'immaginario distretto di Ayagane, Tokyo, sconvolto da devastazioni di immane portata (tanto da far chiedere, ad una comparsa sconcertata a cui Takami racconta il suo lavoro quotidiano: "Ayagane è nella Bosnia meridionale, vero?") tra cui la distruzione di una linea metropolitana, l'esplosione degli uffici di una centrale nucleare privata, una guerriglia urbana con tanto di scambio di colpi tra mezzi corazzati e truppe d'assalto, il lancio di missili antiaerei contro un aereo civile dirottato, l'atterraggio dello stesso aereo in pieno centro cittadino.
Il tutto mentre sullo sfondo si delinea una congiura che fa pensare che i Gatti Fantasma siano tutto tranne che il vero nemico.

La futilità della trama, il valore puramente ludico del fumetto, sotto questa luce non appaiono come una scelta di comodo, ma una scelta coerente agli interessi dell'autore.    

Insomma, il soggetto di "GeoBreeders" sembra non indulgere in futili preoccupazioni di "verisimiglianza". Quello che, normalmente, potrebbe sembrare un difetto diviene, però, il punto di forza di tutta l'opera. L'abilità di Itoh senza alcun dubbio risiede nell'audacia con cui forza la "volontaria sospensione di incredulità" del lettore fino al livello che gli occorre, per poi mantenerla a tali "altezze" con una sceneggiatura di coerenza ferrea.
In nessun momento Itoh permette alla narrazione cadute di tono nelle paludi del "plausibile" o del "normale". L'azione è, come già detto, estrema, ipertrofica: i personaggi non corrono e basta, ma saltano, rotolano, ruzzolano, volano appesi a corde di fortuna; nessuno semplicemente "spara", ma interi caricatori si svuotano e le balestre (unica arma veramente efficacie contro i Gatti Fantasma) non restano mai cariche per più di una vignetta; non ci sono semplici esplosioni, ma deflagrazioni il cui scopo è, praticamente sempre, quello di spedire in volo uno o più personaggi; gli inseguimenti non vedono mai automobili tallonarsi ma autoarticolati contro motocarri, acquabikes e motoscafi, mezzi corazzati contro taxi, elicotteri, aerei e pattini a rotelle.
In tutto questo, seppur continuamente urlanti e spaventati, nemmeno per un secondo i personaggi tradiscono di fronte al lettore la paura di "essersi spinti troppo oltre" e perire. Come i personaggi della "Warner Bros", adempiono al loro sottointeso contratto con lo spettatore (come ricordava acutamente Luca Raffaelli nel suo "Le Anime Disegnate"), uscendone sempre illesi e pronti ad affrontare con trovate assurde la prossima serie di necessarie catastrofi.
Insomma situazioni, dialoghi e psicologia dei personaggi creano una "realtà" assolutamente coerente con sè stessa, sostanzialmente priva di sbavature o crepe. In questo senso, una menzione particolare và al personaggio di Shozo Irie già protagonista di Law-Man come improbabile ispettore del Ministero delle Finanze giapponese e ora passato al Ministero della Sanità. Nella migliore tradizione del film d'azione, egli è l'"Uomo in Nero": incomprensibile, inafferrabile, ufficialmente inesistente, marionettista che conosce più di ciò che dice e, quando lo dice, è perchè nessuno potrà raccontarlo. Un personaggio di questo tipo, "villain" scontato di qualsiasi fumetto d'azione medio, diviene in questo contesto assurdo, simpatico e svagato: dopo tutto, se i protagonisti si permettono di ridere sopra l'imminente deragliamento di un treno di pendolari, come si può portare rancore verso un abile doppiogiochista il cui ruolo, alla fine, è quello di preparare la successiva scena d'azione?

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Serietà professionale:
parte prima...
(c) 1995 Akihiro Itoh

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...e parte seconda.
(c) 1995 Akihiro Itoh

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Un aereo, una città, dei palazzi.
Una situazione tipo.
(c) 1995 Akihiro Itoh


Come consuetudine, affrontiamo per ultimo il disegno. Di tutte le voci questa è quella che accumula meno "punti" virtuali.
Il tratto di Akihiro Itoh, tutt'altro che dilettantesco, non si stacca però dalla media delle produzioni nipponiche. I personaggi sfoggiano anatomie semplici e funzionali all'azione ma sostanzialmente prive di attrazioni particolari. Il carisma, indubbio, dei personaggi è affidato più a quello che fanno (e al modo assurdo in cui lo fanno) che non a come appaiono.
E' nella costruzione di tavola e nel disegno delle scene, quindi, che la perizia di Itoh si dispiega al meglio. Questa è, forse, l'ultima caratteristica che accomuna Akihiro Itoh al suo, già citato, "nume tutelare": il regista John Woo. Analoga, infatti, è la puntigliosità maniacale con cui viene inscenata l'azione e viene scandito il suo ritmo secondo quella che si può definire una "partitura" orchestrale, più che una coreografia.
Possiamo certamente parlare di una "poetica dell'azione" sebbene Akihiro Itoh sia talmente preso da questa formalizzazione da non volersi neanche preoccupare di esprimere, come invece fa il regista di Hong-Kong, dei valori o delle convinzioni. La futilità della trama, il valore puramente ludico del fumetto, un certo nichilismo di fondo, sotto questa luce non appaiono come una scelta di comodo, ma una scelta coerente agli interessi dell'autore.

Ritengo, come si sarà capito, un vero peccato che "GeoBreeders" sia stato sottostimato dal pubblico italiano. Marco Marcello Lupoi, noto (soprattutto grazie alla bonaria presa in giro che ne fa Leo Ortolani) come la "Binità" che regge le sorti dei fumetti Panini, rispondendo cortesemente ad una mia lettera, arrivava ad ipotizzare che il fallimento di "GeoBreeders" fosse nella commistione di drammaticità e umorismo. Personalmente mi dissocio da questa opinione in quanto, se così fosse, la quasi totalità della produzione manga si sarebbe estinta e Inferno e Paradiso, per citare un titolo in qualche modo accomunabile, non avrebbe conosciuto gli onori di una ristampa ed una "collection" ma avrebbe probabilmente subito l'infamia di una prematura chiusura.
D'altro canto, ipotizzare che Inferno e Paradiso sia riuscito laddove GeoBreeders ha fallito in virtù della maggior cura anatomica/estetiuca riservata alle protagoniste femminili mi pare abbastanza puerile. Insomma, senza trovare una soluzione ai misteri dell'editoria popolare (d'altro canto, presumo che se avessi questa soluzione, sarei probabilmente ricco sfondato) non posso che consigliare ai lettori amanti dell'azione di provare a recuperare in qualche fumetteria questo manga. Nonostante l'incompiutezza, gli otto volumi restano una lettura più che godibile.

GeoBreeders di Akihiro Itoh (testi e disegni)
(Manga Sun/Planet Manga) 90 pp. circa b/n, Euro 1.80, senso di lettura occidentale, periodicità: mensile, pubblicazione interrotta all'ottavo volume.
 

 


 
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