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Ancora Magico Vento contro Herbert, ancora il teatro della
vita di Dick Carr, ancora grande storia e grandi personaggi, ancora
il west selvaggio e polveroso in cui l'eroe deve sconfiggere i suoi nemici
essendo più bastardo di loro. Ed è ancora grande fumetto.
Sempre la stessa storia, tutta un'altra storia
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Non è la prima volta che ci capita di scrivere che Magico Vento è un fumetto western sui generis: sicuramente conscio della tradizione, in quello che è uno dei generi più tradizionali da sempre, è comunque capace di innovazioni, sia per quanto riguarda il genere in sé che limitatamente al modo bonelliano di concepire il western. Questo numero ce ne da una conferma a più livelli e noi ci limiteremo a sottolinearne un paio. Il primo è un elemento che è già emerso precedentemente nella saga dell'eroe: Magico Vento non è un eroe buonista: se c'è da sparare spara, spara per uccidere, ed è capace di sparare anche alle spalle.
E così la tradizione fumettistica che vedeva l'eroe obbligato a giocare secondo le regole fa posto a una concezione più realistica e più moderna, meno romantica. Ne è dimostrazione il modo in cui Ned si libera dei cacciatori di scalpi nella cittadina di Glory, che, con tutto che i cacciatori di scalpi non meritino certo nessuna considerazione, è comunque spietato. L'altro elemento, che troviamo anche più interessante, è la figura del cattivo; da sempre la tradizione fumettistica in generale (in particolare quella legata al fumetto supereroico americano, ma anche quella del fumetto bonelliano) tende a presentare il cattivo come un personaggio certo pericoloso ma non particolarmente intelligente: di solito il cattivo è stupido, magari folle, paranoico, e in definitiva perde contro l'eroe prima con la testa che con la forza. Il nemico di Magico Vento no: Hogan è furbo, ma anche intelligente, cattivo ma non stupido. Non si lascia ingannare da Carr-Herbert, intuisce la sostituzione, la gestisce a suo vantaggio; è un cattivo davvero pericoloso, perché sa pensare. Non è determinato all'azione da maniacali disegni di conquista del mondo, da personali ansie di vendetta o da altre generiche paranoie, è un arrampicatore senza scrupoli, che non conosce legge morale ma sa usare la ragione. E anche gli uomini di cui si circonda esulano dal classico stereotipo dello scagnozzo incapace: Hogan conosce gli uomini, intuisce l'utilità di Alex perché ne legge l'odio, e così fa per Crown, per Smith e per lo stesso Carr, di cui capisce il limite (Carr non può essere uomo d'azione come lo era Herbert), ma lo mette alla prova valutandone le potenzialità. E da ciò cogliamo anche quello che è uno dei pregi maggiori di questo soggetto, l'attenzione alla psicologia dei personaggi, figure pienamente definite, coerenti nei loro comportamenti.
Si consideri per esempio il rapporto tra Alex e Dick: Alex riesce a ottenere concessioni particolari da Herbert-Carr, e quest'ultimo è portato a "simpatizzare" con il (la) giovane: la loro complicità nasce anche dal fatto che entrambi fingono di essere altro da quello che sono, entrambi recitano una parte per gli altri, indossano una maschera, e entrambi studiano la psicologia di chi li accompagna. Del resto tutti i personaggi di contorno presentano una notevole profondità: l'ex sceriffo Crown, l'ex spia Smith e il nero Sammy, risultano tutti dotati di una loro personalità, non semplici macchiette di contorno, e tutti svolgeranno il loro ruolo fondamentale nella storia. Su tutto domina una notevole cura dei particolari: niente si perde da un numero all'altro, come purtroppo capita ad altre testate bonelliani di questi tempi, l'arazzo narrativo non presenta buchi. Certamente si possono trovare alcune soluzioni del soggetto un po' frettolose: ad esempio la reincarnazione di Herbert cala un po' improvvisa, senza che la sua morte nel numero scorso lasciasse presagire che ci sarebbe stata, e la spiegazione data (l'esistenza del "doppio" Carr) è poco motivata (perché basta che Carr si trucchi da Herbert perché Herbert possa tornare? Cosa lega i due?) e anche il controllo che Ned assume su Carr "ipnotizzandolo" pare un po' estemporaneo; inoltre, la pur bella scena del duello a Glory tra Ned e i cacciatori di scalpi risulta essere un po' disorganica con il resto della storia, ma si tratta di inezie ampiamente coperte dalla ricchezza della trama.
La sceneggiatura appare ricca di pregi: essendo questo episodio strettamente collegato a quello precedente, si rende necessario un breve riassunto, ma Manfredi riesce a darcelo in maniera funzionale alla trama: ripensando a quanto è successo Ned e Poe capiscono che deve esistere qualcuno che ha impersonato Hogan e il giudice, il riassunto ci viene così dato all'interno della riflessione che porta i due a intuire la presenza del doppio, non è esterno allo svolgimento dei fatti, non è didascalico (ci vengono in mente per contrapposizione recenti "riassunti" nathanneveriani non altrettanto riusciti...); inoltre la continuità narrativa è precisissima, e i continui riferimenti alle storie che verranno testimoniano una profondità di scrittura non comune: Manfredi pensa avanti, sa già come si svilupperà la sua storia anche per due o tre numeri in là. Ulteriore pregio di sceneggiatura ci pare la gradualità con cui vengono narrate alcune situazioni: il climax narrativo che porta Hogan a smascherare Carr o la presentazione del personaggio di Alex, di cui apprendiamo la vera identità femminile solo a metà racconto, e di cui conosceremo la vera storia solo nel prossimo numero.
Seconda prova alle matite di Magico Vento per Corrado Mastantuono, tutti i mesi in edicola con le copertine di Nick Raider. Sicuramente il disegnatore si mostra a suo agio nelle atmosfere western, dimostra una bella padronanza del chiaro scuro e anche l'espressività dei volti risulta ben curata. Forse solo il viso di Poe appare talvolta eccessivamente caricaturale, ma bisogna riconoscere che il pard di Ned non è una caratterizzazione facile. Sfondi e tagli di immagine appaiono gestiti con varietà e tornano a confermare che un buon soggetto e una buona sceneggiatura stimolano qualsiasi disegnatore a fare bene: sono rarissime le prove infelici in questa collana, e sembra davvero che ogni artista desideri fare bene quando si misura con il personaggio di Manfredi. Del resto il parco disegnatori di Magico Vento è tra i migliori, ed è già stato annunciato un numero disegnato dal maestro Ivo Milazzo... Che dire di più? Siamo grati a Manfredi, perché finalmente il lettore viene rispettato, con note, riassunti e grande continuity. Non sappiamo come si possa sentire il lettore estemporaneo a cui capitasse in mano per caso una copia di questa collana, ma sicuramente il lettore abituale non può che godere di trame così complesse che si sviluppano in maniera precisa nell'arco di più numeri. Ancora una volta elogiabile la copertina di Andrea Venturi: l'eroe
è molto decentrato e in piccolo, il disegno ha una notevole
profondità, colpisce l'attenzione il viso mostruoso e il trompe
l'oeil dello specchio. Forse solo la mano in primo piano è un po'
eccessiva, e, a giudicare anche dalla copertina del prossimo numero,
può darsi che Venturi stesso abbia una certa "antipatia" per
questo particolare anatomico. Dovremmo consigliargli di riguardare un po'
di Jack Kirby, se non fosse che il resto è sempre così
splendidamente equilibrato...!
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