|
|
||
| ||||||||
|
Steam West recensione di Emanuele De Sandre Dopo i classici stilemi del western e del fantasy-horror, ecco la fantascienza al "vapore". Ci voleva, per dimostrare che Magico Vento è capace di attraversare tutti i generi della narrativa, compresa la sf vittoriana. Anche se Ned si lascia andare a un rigurgito di conservatorismo reazionario che non è nelle sue corde...
|
La fantascienza irrompe in Magico Vento sottoforma di uova azzurrine piovute dal cielo, all'interno di un meteorite caduto nella zona denominata White Mountain, il 15 giugno di un anno della seconda metà del XIX secolo. Uova aliene, contenenti un misterioso fluido verde capace di replicare le forme di vita animali con cui viene in contatto, per poi sostituirvisi, previo ammazzamento della creatura originale. La memoria scivola veloce al filone degli X-files legato ai cloni alieni dal sangue verde, come pure al leggendario "L'invasione degli ultracorpi", in cui i baccelli dallo spazio profondo, dopo aver replicato l'essere umano, gli prendono la vita.
Ma soprattutto Manfredi non resiste alla tentazione di fornirci la sua versione del dottore pazzo, un character classico della fantascienza e dell'horror di tutte le epoche. Purtroppo lo sceneggiatore, dopo aver tenuto duro fino a pag. 75, presentandoci fin lì uno scienziato cinico, razzista e arrivista ma non particolarmente folle, sbraca nel finale facendo perdere il lume della ragione al buon vecchio Burr, che fino a quel momento si era dimostrato un buon cattivo, intelligente e spietato, ma non ridicolo.
Da pag. 75 in avanti Burr, anzi il suo clone, palesa in modo retorico e teatrale il suo delirio di onnipotenza, però muore per una "banale" scheggia di vetro, dopo aver mostrato la sua immensa forza fisica e subito prima che il clone (forte come lui, quindi) di Quattro Orsi morisse dopo ben due colpi di rivoltella e due di fucile. Pretestuoso anche il modo con cui Magico Vento comunica con il delirante Theo, l'assistente del professore matto. Questi eventi, unitamente alla confusa fine dei tre manigoldi che inseguivano Ned e Poe per motivi molto più triviali che non impadronirsi della Terra, non giovano alla credibilità che le vicende avevano fino a quel punto duramente conquistata, e ci conducono a un finale decisamente strano.
La stranezza sta nel gesto conclusivo di Ned, che, dopo aver fatto un corretto distinguo sul fatto che non tutti gli scienziati sono come il folle Burr, dà in pasto alle fiamme il diario di Theo destinato ad un altro scienziato. Curioso che due menti aperte come quelle di Ned e del suo amico Poe preferiscano una soluzione così drastica e oscurantista anzichè un'opzione più progressista del tipo "consegneremo questo manoscritto solo a una persona di nostra fiducia", oppure "consegnamolo al vecchio potente sciamano Tizio Caio, lui saprà trarne un segno per il nostro popolo", o altre amenità meno conservatrici di quella propostaci. Lo stupore è incrementato dal fatto che se la scelta fatta è stata dettata dal desiderio di chiudere rapidamente e definitivamente la pagina fantascientifica, molti allora si rivelano essere i buchi, per non dire le falle, non tappati: sono state distrutte tutte le uova? Sono stati uccisi tutti i cloni prodotti nella vasca? Sono morti i tre manigoldi che inseguivano i nostri o uno si è salvato e penetrando nel laboratorio ne ha carpito i segreti? Il folle Burr è stato clonato una volta sola o un altro suo folle doppio è libero per il mondo? Speriamo che Manfredi trovi il tempo e la voglia di rispondere a questi quesiti rimasti sospesi, con un'altra bella avventura piena di zombie, di macchinari allucinanti e di fluidi repellenti, magari ambientata non più in un isolato laboratorio, ma almeno in un piccolo paesino da gettare nel panico e nella follia come la Santa Mira di "The invasion of the bodysnatcher" o la Sand Rock di "It came from outer space".
Finalmente torna l'ottimo Sicomoro, capace di far recitare i personaggi come pochi altri disegnatori in Bonelli. La grinta e l'espressività del suo Poe, ad esempio, sono inarrivabili, peccato per alcuni fondali che danno l'impressione di essere poco curati, soprattutto nelle sequenze di dialogo in interni, e per l'eccessiva luminosità di molte scene in una storia che, in quanto fanta-horror, avrebbe necessitato forse di un bianco e nero più netto e di una maggiore "goticità" complessiva. La parziale delusione deriva soprattutto dal fatto che in alcune scene l'ambientazione è dettagliatissima (vedi salotto del prof. Burr), probabilmente per merito della documentazione allegata alla sceneggiatura, mentre in altre il disegnatore sembra aver "tirato via" pigramente. Perfettamente steampunk la vasca della clonazione e magnificamente onirico il pavimento a scacchiera dove giace il febbricitante Theo. Sembra però che l'autore ci abbia messo molto più tempo del previsto a portare a compimento queste 94 tavole, e questo va a detrimento dell'opera, dalla quale a maggior ragione avremmo potuto aspettarci ancora di più. Auspichiamo vivamente, comunque, di non attendere altri due anni prima di vedere Sicomoro nuovamente su queste pagine.
Finalmente la fantascienza! Attendevamo con ansia lo sbarcare di questo genere sulle pagine di Magico Vento. Questo primo assaggio scivola via tra alti e bassi, ma Ned e Poe, lo spirito e l'intelligenza, l'inquieto e il pragmatico, il visionario e il cronista, potrebbero essere anche due ottimi Mulder e Scully di fine Ottocento! ;-) Non nascondiamo l'ardente speranza di leggere altre avventure di questo tipo su questa testata, magari di respiro un po' più ampio e un po' meno avulse dalla serie nel suo complesso. Peccato per la copertina, con l'orrido clone spellato, e per la Blizzard Gazette che in questa occasione, a nostro avviso, centra solo parzialmente l'argomento svilupato nella storia. Que viva el professor Burr! :-)
|
||||||||||||||||||||||||||
|