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In quel giorno con la sua dura, grande e forte spada, il Signore farà punizione di Leviatan, serpente guizzante, anche di Leviatan, serpente ritorto; e ucciderà il dragone che è nel mare.
(Isaia, 27, 1)
Chiamatemi Magico Vento
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Novello Ismaele, Magico Vento ci racconta questa volta lepico scontro con un mostro acquatico. Tra tutti i mostri possibili sullorbe terraqueo, proprio quelli marini sono forse i più affascinanti e inquietanti. Intanto hanno la caratteristica fondamentale dei mostri: si vedono e non si vedono, stando sottacqua. E questo incute molto più timore rispetto a quando appaiono veramente e si mostrano magari per meno di quello che li abbiamo immaginati (le nostre paure sono spesso più grandi della realtà...); trascorriamo la visione di film di mostri a desiderare che il mostro appaia, e poi quando appare spesso ne rimaniamo un po delusi, come di qualcosa che si vede che è finto. Ma del resto, come insegnava Leopardi, è lattesa che da le emozioni più grandi, il sabato è meno noioso della domenica... Altro motivo del loro fascino è nel fatto che, appartenendo ad un mondo invisibile, risultano in qualche modo più plausibili: che ne sappiamo noi, in realtà, di quali creature esistano e si celino negli abissi? Le giungle, bene o male, le abbiamo esplorate tutte, e nessun King Kong ne è emerso; catastrofi nucleari, purtroppo, ne abbiamo già avute e non hanno generato nessun Godzilla, ma... gli abissi? Quelli sono unaltra storia.
Più di tutti laffascinante leggenda di Yaukekam, sulle cui valenze cristologiche ci siamo espressi nella scheda, ma anche la presentazione del misconosciuto popolo dei Kutenai, che, intuiamo dallultima pagina, avrà qualche parte nelle vicende future di Magico Vento, quando, come dice leroe, potrà avere bisogno di un rifugio sicuro su cui contare. Ovviamente il futuro a cui si fa riferimento è quello posteriore al Little Big Horn che si inizierà a narrare tra pochi numeri e che porterà notevoli cambiamenti allinterno della serie...
Se si presentano interessanti gli elementi del soggetto, sulla sceneggiatura dobbiamo per forza profonderci in ulteriori complimenti. Ancora una volta, i meriti più grandi sono non solo in ciò che viene narrato, ma anche e soprattutto in come viene narrato. Nella storia del cinema, i cosiddetti film di mostri sono sempre stati unottima occasione per compiere un esercizio di stile: descrivere leterno scontro tra lUomo e la Natura, soprattutto quando questa prende le fattezze del mostruoso, dellabnorme, del mai visto, è un bel modo di declinare la grammatica del racconto. Anche perché la straordinarietà del narrato obbliga a essere convincenti nella forma della narrazione, pena la credibilità del tutto. In questo episodio di Magico Vento abbiamo un superbo esercizio di stile. Si tratta essenzialmente di un episodio di azione, in cui però per dare lidea della lotta con il mostro o del pericolo che incombe si ha a disposizione un medium statico, il fumetto appunto. E allora è la sceneggiatura che deve inventarsi tutto, e lo fa, con precisione, con cura, con chiarezza, e soprattutto con una perfetta gestione dei tempi della narrazione, sia dal punto di vista delle singole scene che dal punto di vista della logica del racconto: a scene di azione si alternano scene di raccordo, che servono a far salire la tensione e riescono a dare lidea di qualcosa di minaccioso nellacqua anche se i mezzi a disposizione per darla sono poverissimi: carta, pennino e china, e parole.... E la pagina si muove. Questo è un manuale di sceneggiatura applicata, e se ancora non vi dovesse bastare, potreste sempre consultare quello che Manfredi mette a disposizione sul suo sito, a puntate, a partire da questo mese...
Ovviamente molti meriti in questo sapiente lavoro di rappresentazione spettano al disegnatore, Massimiliano Leonardo, in arte LeoMacs. Allesordio su MV (per la Bonelli aveva precedentemente disegnato Nick Raider 184), ci sembra giusto valutare la sua prova come estremamente riuscita. Non segnaliamo, banalmente, lassoluta familiarità mostrata da subito dal disegnatore con il volto di Ned (mancava però il difficile volto di Poe, in questo episodio...), ma proprio il lavoro tecnico del disegnatore: come dice anche Manfredi (cfr. scheda), i disegnatori che presentano un tratto molto arrotondato, come Leomacs, fanno più fatica degli altri a comunicare il dinamismo nel disegno: le loro figure risultano spesso e abbastanza inevitabilmente, visto lo stile di disegno, statiche, quando non anche rigide. In questo episodio possiamo notare lenorme lavoro compiuto dal disegnatore per non cadere nella trappola del tondo ma fermo. Se consideriamo, inoltre, che, a livello statistico, questo è probabilmente il numero di MV con meno parole, viste le lunghe scene di azione totalmente prive di balloon, dobbiamo convenire che il ruolo del disegnatore per la chiarezza di questa storia e di queste scene era fondamentale. Intravediamo una totale umiltà e disponibilità nei confronti delle richieste della produzione. Quanto ai risultati raggiunti, più che il voto generoso che abbiamo voluto elargire, parlano gli esempi in questa pagina.
Per quanto riguarda la copertina, Mastantuono decide di sbattere il mostro in prima pagina, e la cosa, ovviamente, non manca di avere una sua certa spettacolarità. Il nostro appunto riguarda il fatto che questa copertina ricalca esattamente una tavola dellepisodio (p.87), consentendoci di rimanere fedeli al nostro teorema, che invece ci piacerebbe veder smentito, secondo cui il talentuoso ed eclettico artista romano si muove con una certa pigrizia sulle copertine di MV, e ancora non ha speso le sue cartucce migliori, quanto a scelta del soggetto, tagli dellinquadratura, progettazione delle stesse. In aggiunta, si deve rilevare il fatto che a p.87 il personaggio sulla zattera non è Magico Vento, quindi la scena ritratta non si trova in realtà nellalbo. Sia detto in generale: con tutte le situazioni spettacolari solitamente descritte negli episodi di MV, a noi sembra che non occorra assolutamente inventarsi situazioni che non sono narrate per metterle in copertina, e rimaniamo dispiaciuti ogni volta (non così raramente) ciò accade. Se poi la rinuncia alla denotazione non è fatta in nome della connotazione, a quel punto il nostro dispiacere si fa disappunto. Naturalmente, a far comunque prevalere unimpressione globale positiva, ogni volta che si ha in mano un albo di questa testata, sono le belle rubriche e la cura complessiva del piano dellopera, che restano non comuni.
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