La stagione 2004-2005 di Tex
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Non bastano le buone intenzioni
Ma di che ripresa parliamo? Per esempio, il protagonista fa meno figuracce, fa meno affidamento su salvataggi umilianti e improbabili, conta un po' di più sul suo cervello e meno sulla Divina Provvidenza, è un po' meno arrendevole verso sceriffi corrotti e trafficanti panciuti... cose così. Niente di trascendentale, ma pare proprio che Nizzi abbia cercato di curare meglio certi non trascurabili aspetti della gestione del ranger più famoso d'Italia. Presa di coscienza autonoma o imposizione esterna? Come già abbiamo avuto modo di dire, non lo sappiamo e non c'importa, se il risultato è visibile. Il punto è semmai un altro. Basta questa cosiddetta ripresa per considerarci soddisfatti? Possiamo constatare di aver toccato il fondo e sperare finalmente in una nuova primavera?
Purtroppo no.
Il 2005 ci ha mostrato la buona volontà di un autore ma anche, impietosamente, tutti i suoi limiti.
Il 2005 ci ha mostrato la buona volontà di un autore ma anche, impietosamente, tutti i suoi limiti. Nel 2004 il processo di stravolgimento del personaggio di Tex era giunto a un punto tale da far pensare che se si fossero eliminati origliatori, botte in testa e salvataggi di topi e cani avremmo risolto tutto, o quasi. Al contrario, quelli che erano gli aspetti esteriori più irritanti nascondevano sotto la superficie problemi più gravi e profondi.
Il primo problema è la pressoché totale, e apparentemente inspiegabile, scomparsa del mestiere che nei primi anni aveva sostenuto l’autore e che gli permetteva di produrre ottime storie anche se la sintonia col personaggio non era perfetta, come in fondo mai lo è stata. Oggi leggiamo per lo più storie sconclusionate, trainate da comportamenti illogici e slegati dalla psicologia degli attori, accompagnate da didascalie ridondanti e dialoghi posticci con l’unico scopo di spiegare continuamente al lettore quel che già sta vedendo. Gli espedienti narrativi sono scelti tra quelli più banali, con poca o punta attenzione alla loro verosimiglianza, purché consentano alla trama di procedere dal punto A al punto B, e dal B al C e al D fino alla conclusione. Che questo vada a discapito della leggibilità e della qualità complessiva del prodotto finito, poco importa. Tutto ciò per arrivare a una conclusione tanto brutale quanto evidente: le attuali storie di Tex sono scritte male.
Ma anche se la tecnica narrativa non fosse venuta meno, non compenserebbe la mancanza d'anima. Ora più che mai le storie texiane di Claudio Nizzi appaiono per quel che sono, ossia freddi compitini scritti in un diligente rispetto di alcune vuote regole formali (le bistecche, le esclamazioni colorite, i battibecchi fra pards) con l'unico scopo di riempire le canoniche 220 pagine, che si sta ormai imponendo come lunghezza standard. L'arresto del processo di demolizione del personaggio, almeno nelle sue manifestazioni più evidenti, può essere un sollievo, ma un sollievo che lascia ben presto spazio allo sconforto. Fantasia, ambientazioni esotiche, colpi di scena, azione, epici scontri al limite dell'immaginabile, dialoghi brillanti, carisma dei protagonisti e degli antagonisti: tutto è ormai uno sbiadito ricordo, almeno quando ai testi compare il nome di Claudio Nizzi. Però Nizzi in passato è stato capace di darci tutto ciò, quindi come possiamo spiegare l'attuale situazione? Con due parole: disamoramento e disinteresse.
Possiamo capire che sia difficile gestire un personaggio invincibile, infallibile, che capisce tutto al volo e che sa sempre che cosa fare, ma questo è Tex. Mostrarlo dubbioso, farlo sbagliare o salvare dagli altri non lo rende più moderno o interessante, ma lo trasforma in qualcosa d'altro, il che è inaccettabile. E' significativo che la storia del 2005 dove Nizzi ha mostrato più fantasia e voglia di divertirsi, e quindi per certi versi la sua storia “migliore”, sia stata quella dove Tex è apparso meno (
Già, ma con chi?
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