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| Il villain di questa storia ci ricorda che è molto pericoloso farsi prendere dalla bramosia per l'oro... Ma tutto l'impianto della sceneggiatura passa decisamente in secondo piano, di fronte ai disegni di un vecchio, indimenticabile amico scomparso da alcuni anni...
Beati i poveri. . .
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Non appena si è diffusa la notizia che il maxi di quest'anno avrebbe ospitato le ultime due storie, rimaste inedite, di Franco Donatelli, disegnatore "storico" di Zagor, si è capito che in questo caso i disegni potevano avere il sopravvento sul testo; un po' come è capitato (tanto per scomodare il paragone più illustre in casa Bonelli) con il Texone di Magnus (TX g9)... E così è stato, almeno per quanto riguarda la prima storia del maxi. "L'uomo dalla maschera nera" non è certo un capolavoro: essa risulta datata, troppo datata per appassionare non solo le nuove generazioni di zagoriani, ma anche la "vecchia guardia", abituata ormai da quasi 10 anni agli altissimi standard qualitativi offerti dalla coppia Boselli & Burattini.
Come si può facilmente intuire, nulla di particolarmente originale: di vendicatori mascherati, su Zagor ne abbiamo avuti a iosa : basti pensare a Il re delle aquile (ZG 66/68), oppure a Devil Mask (ZG 201/203), o ancora all'Avvoltoio (ZG 22/23)... anche se va dato atto a Moretti di non aver utilizzato la stanca contrapposizione dell'odio insanabile tra bianchi e indiani. Tutto si trascina abbastanza stancamente, tra sparatorie, inseguimenti e situazioni già viste. Cuoio Nero è, sostanzialmente, un personaggio irrisolto: l'autore cerca di trasformarlo in una creatura nolittiana, in eterno bilico tra bene e male, ma Kelman risulta decisamente antipatico (soprattutto per come tratta il suo aiutante Roy e per i suoi discorsi deliranti), e in punto di morte non c'è minima traccia di pentimento per i molti innocenti ammazzati, siano essi cercatori o militari… In questo contesto Zagor ci entra abbastanza casualmente, e quando la storia entra nel vivo l'eroe è soprattutto spettatore degli eventi, si vedano i mancati scontri con Ward prima, e Cuoio Nero poi. E' un peccato poi che il mistero sul passato di Kelman venga svelato non a Zagor, alla fine dell'avventura; bensì a metà racconto ad un anonimo comprimario. Cico, invece, fa un (uno solo? ;-) ) passo indietro: non è più come in molti episodi di Burattini e Boselli parte integrante della storia (senza ovviamente tralasciare la sua funzione umoristica), ma viene dipinto come un incapace totale: capitomboli e battute sgraziate sono frequenti (pag. 66, ad esempio), a testimonianza delle difficoltà che si incontrano a maneggiare un personaggio "delicato" come Cico. Gli aspetti positivi della vicenda vanno invece trovati nella sequenza, tutto sommato ben sceneggiata, ambientata nel rifugio di Cuoio Nero; nel simpatico personaggio di Tom Farr, ubriacone con dignità; nella morte di quest'ultimo, con la conseguente indignazione di Cico per Ward e soci; e, se vogliamo, in certi dialoghi a tratti briosi. In definitiva, non c'è da meravigliarsi se "L'uomo dalla maschera nera" è rimasta nei cassetti della redazione per 10 anni... In alcuni frangenti c'è la sensazione di leggere una storia di Marcello Toninelli: scarso approfondimento dei personaggi di contorno, comprimari sopra le righe, ripetitività di certe situazioni, ritmi lenti... Ed è probabile che Moretti, esordiente su Zagor, si sia voluto confrontare con l'autore principale dell'epoca, così come è naturale che un esordiente che oggi voglia scrivere una storia dello Spirito con la Scure debba rifarsi agli stilemi narrativi dei due autori del rinnovamento zagoriano.
Per coloro che leggono Zagor da tanti anni, rivedere in edicola due storie del compianto Franco, autentica colonna della serie, ha rappresentato una grande emozione. Emozione per un Autore che per il fumetto (e per Zagor in particolare) ha dato tanto, e ricevuto in cambio ben poco, tanto che è sempre stato considerato il sostituto di Ferri... In questa storia Donatelli ci mostra i pregi e i difetti che hanno contraddistinto tutta la sua produzione nel corso di una lunghissima carriera: al di là della buona forma mostrata, tutti i personaggi sono ben delineati, dai più importanti (Cuoio Nero, Ward, Farr) a quelli di scarso o nullo spessore ai fini della vicenda. La sua interpretazione di Cico rimane magistrale (a chi scrive rimarrà sempre il rimpianto di non aver visto un albo dedicato al pancione messicano disegnato da Donatelli): la gamma delle sue espressioni facciali è impressionante, e va dall'ironico, all'impaurito, al divertito, all'indignato per la morte di un nuovo amico. Non è un caso poi che gli sceneggiatori con cui ha collaborato (Nolitta, Toninelli e, negli ultimi suoi anni di vita, Burattini) abbiano sottolineato più volte la capacità di Donatelli di rendere attraverso le proprie vignette esattamente quello che essi avevano in mente al momento di scrivere la storia. Segno di una capacità non comune di tramutare in disegni la sensibilità dei vari scrittori. Certo, i suoi sfondi sono appena accennati, come sempre; e la sua linea chiara potrà risultare indigesta agli amanti di virtuosisimi grafici, non piacendo, di conseguenza, neppure a lettori occasionali accostatisi al personaggio in virtù del corposo numero di pagine offerto dal maxi... Ma il suo segno, così datato eppure così leggibile, non può non risultare sinonimo di grande Avventura e di divertimento per tutti coloro che, fin dall'infanzia, hanno imparato a conoscere e ad amare Zagor ed il suo mondo. E' dunque valsa la pena effettuare questa "operazione nostalgia", nonostante le sceneggiature non siano paragonabili, qualitativamente parlando, a quelle ospitate dalla collana mensile negli ultimi anni: le tavole di Donatelli andavano pubblicate, mostrando infatti la buona vena del disegnatore, e la pubblicazione di questo albo speciale è stato certamente un bel modo di ricordarlo a distanza di sette anni dalla sua scomparsa.
Pollice verso, invece, per la copertina di Ferri: è sì realizzata con la consueta maestria, ma il soggetto della raffigurazione è alquanto banale; soprattutto pensando agli argomenti "forti" che Ferri aveva a disposizione: un personaggio molto ben caratterizzato graficamente come Cuoio Nero e un'eclissi di sole...
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