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Da dove cominciare? Dai disegni, magari, per rendere merito a un artista capace di stupire a volte nel male, ma per fortuna anche nel bene, come in questa occasione. Disegni straordinari. Un Piccatto così era da anni che non si vedeva, forse da "Il battito del tempo" (n.154). L'espressività che riesce ad infondere ai volti - in una storia dove la raffigurazione dei volti dei personaggi è centrale, vitale - è ricca di emozioni, di dolori, di gioie, di forza; i segni nervosi, schizzati, più corposi solo a tratti, che traccia sulla carta sono il tramite attraverso il quale quei volti, quelle figure - quegli uomini e donne - ci appaiono veri e vivi. Uomini e donne.
E' cupo e doloroso, Piccatto; è malinconico e dolceamaro, Piccatto; è felice e allegro, Piccatto; e con lui le tavole della storia, quelle dove Dylan, Bree, Groucho, Xabaras, Lillie e tutti gli altri sono via via malinconici, gioiosi, amari... e noi con loro, nel modularsi del racconto per immagini di Piccatto.
"Efficace, intenso, emozionante: il pennello di Piccatto”
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E’ vero che qui e là affiorano segni di una certa fretta nel disegno, e a volte il tratto appare lievemente incerto, ma l’efficacia con cui Piccatto rappresenta i sentimenti, l’anima dei personaggi, mette in secondo piano l’assenza di una perfezione puramente formale. E l'efficacia è essenziale nel raccontare attraverso le immagini.
Poi c'è l'altra parte della storia; ed è un'altra storia, opportunamente da affrontare da due angoli visuali diversi. "La scelta" è scritta bene, scritta molto bene. E' perfino tra le migliori di Paola Barbato: e poco importa che non sia il massimo dell'originalità; l’autrice pare infatti ben avviata a rendere più “fumettosa” e meno letteraria, eccessiva, la sua scrittura; pare avviata alla maturazione del suo stile.
"Una sceneggiatura molto buona, eppure…”
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Personaggi forti, accuratamente caratterizzati nei e per i limiti di brevità della storia; psicologie nette e drammatiche, narrativamente corrette; una trama al tempo stesso semplice e complessa ma comunque costruita con rigore, per poter arrivare a un finale apparentemente consolatorio e in realtà esatto, adattato al personaggio come una vecchia pantofola a un piede stanco: Dylan Dog è un personaggio di fantasia, ed è servito, serve e servirà a raccontare storie e avventure; Paola Barbato lo sa, se come crediamo è "lei" in prima persona a essere citata da Dylan nella penultima vignetta dell’albo.
Eppure... è proprio qui che si inserisce un "eppure" molto grande: decisivo. Eppure sarebbe stato meglio non leggere mai questa storia. L’appassionato di fumetto - e del personaggio - non può non vederne la tara concettuale che la vizia all'origine. Sia chiaro: il Fan la adorerà; si può vederne il viso allargarsi in un sorriso beato ;-): Bree!!! Lillie!!! Xabaras!!! E guarda che succede a Groucho! E Bloch che qui... Eccetera, eccetera.

Dylan Dog rischia la sua anima... disegni di Luigi Piccatto (c) 2004 SBE
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Ma Dylan Dog non è Scrooge, non è il personaggio di una singola storia, che l'autore ci caratterizza attraverso i bivi mai imboccati della vita. Dylan Dog è un personaggio seriale - discriminante fondamentale - costruito attraverso quasi vent'anni di storie, narrate e taciute, da narrare e da tacere. Funzione potente del patto tra narratore e lettore è che l'uno racconta e l'altro immagina - vive - la propria alternativa: il regno del "e se..." appartiene al lettore, alla sua sfera emozionale, alla sua elaborazione concettuale... alla sua fantasia. Il passato di un personaggio di fantasia appartiene alla fantasia dei suoi lettori non meno che a quella dei suoi autori, e la magia della lettura consiste nella possibilità di costruire per esso i propri percorsi, le proprie scelte. Qui Paola Barbato invade il campo, rende monocromatica la multicolore "realtà" dei possibili passati del personaggio e dei suoi amori, amicizie, dolori e odii. Cosa ci dice che non sapessimo già - e soprattutto non dovessimo immaginare e avessimo immaginato da soli? Che il rapporto con Bree non avrebbe mai potuto funzionare? Ma va'!? Che il matrimonio con Lillie avrebbe assopito le tensioni ideali di entrambi? Ma guarda... Non è ironia, ma rammarico sì.

Tra Bree e Dylan le cose...
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...non vanno tanto bene.
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Lo abbiamo sempre saputo. disegni di Luigi Piccatto (c) 2004 SBE
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Dylan Dog è - o forse dovremmo dire: è stato? - il personaggio più astratto da una dimensione reale di carne e sangue, e paradossalmente proprio questo lo ha reso strumento potente e privilegiato per indagare gli incubi veri, le nostre paure, con una finezza ed una leggerezza altrimenti impossibili; dare una fisica, quotidiana corporeità alla sua umanità e immergerlo nella vita di tutti i giorni, che anche noi viviamo, comporta il rischio concreto di ridurre le sue avventure a narrazione meccanica, priva di quella follia lirica che ha qualificato la serie e il personaggio. Quand'anche fosse sorretta dalla tecnica più eccelsa. Rischia di mutarne pelle e senso: Dylan Dog ha senso se resta ricettacolo e filtro di umori e paure, rielaborazione dell'immaginario popolare. Se Peter Dog non cresce.
"Perché raccontarci quello che immaginavamo già da soli?”
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Come si assopisce lo spirito di Lillie e di Dylan, così si anestetizza progressivamente - in chi non si esalta alle parate di vecchie glorie ad uso dei fan - il coinvolgimento emotivo nella lettura; dopo la prima storia "alternativa" è difficile non passare rapidamente dal leggere l'albo all'osservarlo, con distacco crescente; perché Paola Barbato non stava più raccontando al lettore una sua storia di Dylan Dog, ma ne mostrava una - molte, probabilmente tutte - di quelle che appartengono al lettore stesso, e difficilmente come avrebbe fatto questi.
E' forse una nuova linea evolutiva dello "spiegazionismo", bonelliano (e non), che sta funestando il fumetto bonelliano (e non)? Ricordando Il numero 200, si direbbe purtroppo di sì.
Questo decisivo vizio nell’ideazione alla base stessa della storia non esclude, tuttavia, che resti altro, e buono e importante.
Quel che resta è una storia scritta bene, anche se non ben scritta ;-), che testimonia la crescita della Barbato, sperando che in futuro la applichi al suo lavoro e non a quello che, preghiamo, resti del lettore. Resta anche, immaginiamo, l'andare del Fan in legittimo sollucchero ;-)
Resterà, ci auguriamo, Dylan Pan.
Quel che non resta, è la scelta della fantasia del lettore.
Vedere anche la scheda della storia
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