San Francisco e santa pazienza - diario di un viaggio
Da affezionata fan di quel gran bel personaggio dellottima Silvia Ziche che è la dolcemente caustica"Potevo forse evitare di accompagnare papà?"
Vi è invece un viaggio, o meglio il diario di un viaggio che ha condotto la Nostra nella lontana
In giro per la rete
Silvia Ziche
sito ufficiale dell'autrice
Lizard Edizioni
sito della casa editrice
"I personaggi del viaggio sono inventanti. Il viaggio no." chiarisce la Ziche a conclusione del volumetto, quasi a sottolineare lassenza di un qualsiasi intento autobiografico. Come dire: Lucrezia è Lucrezia, Silvia è Silvia. Luna è labile autrice che ha dato vita a un personaggio che conferma anche in questoccasione la sua natura di "cartina al tornasole" quando immersa nei complessi intrecci che sostengono i rapporti umani; laltra vive oramai di vita propria grazie a una ben connotata tipicità che la rende stimolante e provocatorio filtro attraverso il quale guardare alla società che ci circonda. E non, considerando i luoghi che la ospitano in questo frangente. ;-) Di autentico di certo vi è lentusiasmo che si respira nelle pagine di questo "anomalo" diario che si snoda lungo i sedici giorni di permanenza della nostra eroina in terra americana...
Sedici giorni dunque nella San Francisco attraversata dalla "spaccatura lunga lunga e diritta sul terreno" - la faglia di SantAndrea - e in costante attesa del famoso "Big One",
Può mai smentirsi la nostra Lucrezia? ;-)
"Il Big One lo sto aspettando anche io. Ma finora nessun uomo è stato degno di tale nome"
vissuti come si conviene a ogni buon turista: sempre di corsa per vedere tutto, e se possibile di più, macchina fotografica incollata alla mano, meglio se digitale.. per intenderci quella che "dà dipendenza. Nei casi più gravi delirio di onnipotenza. Allestremo (dopo 128 El Capitain, 213 Half Dome, 337 Yosemite Falls) catatonia", tanta voglia di stupirsi e meravigliarsi davanti al nuovo e inaspettato e insieme magari rassicurarsi al pensiero del consueto e familiare che ci attende al rientro a casa. Ed è proprio latmosfera un po sospesa tipica di ogni viaggio, che appunto sospende e altera ritmi e pensieri consolidati dallabitudine e dal tempo, che offre alla Ziche la ghiotta occasione per indagare, allontanandosi un poco dai territori finora ben esplorati, un altro dei tanti volti del contraddittorio sentire umano. Attraverso lo sguardo attento e curioso della nostra Lucrezia, accompagnatrice discreta e partecipe dellevento, lautrice coglie con la consueta sensibilità e ironia, i timidi passi verso un primo riavvicinamento di due fratelli che hanno vissuto oltre quarantanni lontani e che ora si ritrovano estranei luno allaltro. "Ma tu ti ricordi perché abbiamo litigato?" - tenta di ricostruire il padre di Lucrezia volgendosi al passato. E poi così importante? - pare contrapporgli il fratello più propenso a scansare i perché e a renderlo parte di quel nuovo che lo ha reso lo zio John, non più Gianni..
Uno scanzonato "diario di bordo" dove ogni emozione e pensiero trova asilo e giusta collocazione.
Seguendo il filo dei pensieri di Lucrezia ci si ritrova a condividere la sua perplessità davanti alle contraddizioni del vivere americano ("la porta dingresso è una specie di sottiletta" versus "qui quasi tutti hanno unarma in casa") ma anche a sorridere davanti alle tipiche disavventure dellitaliano allestero ("[papà] non parla linglese. Rimane ipnotizzato se qualcuno gli si rivolge in questo idioma incomprensibile."), a condividere il senso di precarietà della gente di Los Angeles nel 101° anniversario del terremoto del 1906 ("difficile sfuggire alla consapevolezza") e pure a commuoversi davanti a "quello che stiamo distruggendo" ("Uscendo da Yosemite due coyote ci attraversano la strada. Tranquilli, bellissimi. Rassegnati")...
Graficamente...
La naturalezza con la quale i due temi, il viaggio a San Francisco e il ritrovarsi dei due fratelli, si sposano in parte è sicuramente figlia di una narrazione graficamente dallampio respiro. Le tavole dallo schema libero consentono alla Ziche di diluire al meglio la corposa componente testuale senza sacrificare in alcun modo la gestione degli spazi. Il ritmo è lento come ben si addice a un resoconto vacanziero.
Si ha così modo di apprezzare un piccolo omaggio alla lezione di Gianni de Luca nella rilassata passeggiata dei due fratelli nei pressi di un lago artificiale (pag.16), divertirsi davanti alla trovata di un percorso stile montagne russe lungo il quale arrancano dei piccolissimi Lucrezia e il padre per stare dietro allimpassibile e indistruttibile zio John - ovvero come vedere lintera San Francisco in sole tre ore! - (pagg.22-25) e magari chiedersi se si è davvero intravisto un piccolo scalmanato di nome Calvin in mezzo alla scolaresca in gita allo zoo di Oakland (pag.56). Più semplicemente ogni singola pagina ripaga ampiamente del tempo che gli si dedica.
Un neo non da poco il formato pocket, di certo non il più adeguato, che spezza le tavole e fa perdere il senso dellinterezza e insieme talvolta induce in errore nella lettura delle stesse. Un vero peccato!
"Che dire?" si chiede Lucrezia a conclusione del suo viaggio. Le facciamo eco: che dire ancora? Benché un pizzico defilata davanti ai due personaggi maschili, la nostra eroina anche nelle vesti filiali non manca di confermarsi protagonista di razza grazie alla sua simpaticissima ironica umanità. Ci ha fatto un mondo di piacere ritrovarla. Speriamo sia così anche per voi.
San Francisco e santa pazienza - diario di un viaggio di Silvia Ziche- Lizard edizioni srl, Collana Classic - cartonato, b/n, 104 pagine, 12,50 euro



