Atto III: Perché fare le cose per bene? Fracasso tutto!
la resa dei conti
Recensione di P.Laricchia | | italia/
Atto III: Perché fare le cose per bene? Fracasso tutto!
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- Atto III: Perché fare le cose per bene? Fracasso tutto!
- Che razza di eroe sono?
- "[..] non cè nessuno per farlo al posto mio" (DM n.3)
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Scheda IT-DM911-3
- Ecoterrorismo
valutazione (3,3,4) 48%
Scheda IT-DM911-4
- Armi di distruzione di massa
valutazione (3,3,4) 48%
Che razza di eroe sono?
Nei guai ci siamo, fino al collo! Ed ora?Ora che David sa bene del suo potere, ha conosciuto i cattivi e si è arreso (?) allidea di essere "eroe", si prepara ad un nuovo giro in giostra: se infatti fino a questo momento nei guai ci era capitato suo malgrado, adesso non serve nemmeno che glielo chiedano; così, finto amareggiato, si tuffa nella mischia. La domanda però rimane: che tipo di personaggio abbiamo davanti?
Eppure da principio pare che Recchioni segua alla lettera i paradigmi identificati da Joseph Campbell (così come ha fatto George Lucas prima di lui), presentandoci così, nellordine: la chiamata delleroe con il ricevimento del dono dopo la morte del padre; la prima prova di coraggio con il dirottamento aereo; la consapevolezza del proprio potere appresa dal confronto con i cattivi. David appare quindi - secondo copione - dapprima titubante, ironico e maldestro, è quello che non vuole essere vestire il ruolo delleroe, ma che ciononostante ci si ritrova invischiato, e allora risolve in maniera grossolana e ironica i guai in cui inciampa: in pratica, una persona normale con normali problemi (e normale intelletto) che incappa in situazioni troppo grandi, e le interpreta con quella "tu chiamala se vuoi..genuinità" della persona comune - anzi, dellamericano comune - pronta a fare la cosa giusta se necessario, con buon senso civico e tanta solidarietà la quale, tra le altre cose, mostra dessere contagiosa. Ne segue il confronto con i cattivi e la rivelazione del proprio potere con conseguente passo in avanti e scelta di campo.
A volerla dire tutta, però, in questa seconda parte della mini-serie qualsivoglia tentativo di analisi appare soccombere ad un personaggio (ed al suo autore dietro di lui) che, per quanto se ne voglia dire, continua laconicamente solo a fare finta di voler giocare il ruolo della "persona comune che si trova a fare leroe, ma non vuole farlo, allora significa che è un antieroe, ma neanche questo gli va bene perché in tutti i film e telefilm quando uno fa lantieroe in realtà è più eroe degli eroi, e allora lui vuole fare qualcosa di diverso, ma siamo nella realtà amico e non posso essere in un film o telefilm e allora lo faccio ma non so bene che cosa però lo faccio lo stesso, ma non venitemi a parlare di eroi e antieroi sennò scatta il confronto con Bruce Willis e Terminator e allora io non ci azzecco niente perché sono una persona comune che si trova a fare..." etc etc.
Vogliamo allora mischiare le carte a metà partita? Nulla in contrario! Peccato però che quelle buone siano già state utilizzate!
"[..] non cè nessuno per farlo al posto mio" (DM n.3)
Il terzo giro di giostra si chiama "Calamaro Colossale": dopo laereo e la stazione petrolifera, infatti, questa volta David riscopre il suo spirito ambientalista che lo porta ad impegnarsi anima e corpo per salvare il mollusco dai "cattivi" militari, e apparentemente solo perché "non cè nessuno per farlo al posto mio". A missione compiuta abbiamo però lanalisi di quello che è stato fatto con la nuova inversione che Recchioni pensa per il suo personaggio: dopo essersi comportato più o meno da eroe, David puntualizza al suo mentore Chang di non voler "essere" un eroe. Continua poi chiarendo che a lui del suo potere e del mondo interessa poco, e che quello che vuole e poter tornare dalla moglie. Prima però di arrivare a questo nuovo paradigma mitopoietico, cioè il confronto con quello che realmente leroe desidera, è necessario soffermarsi sulle motivazioni di tali oscillazioni nella fenomenologia di David Murphy.La mancanza di una decisione e di un identità precisa del personaggio porta ad un disorientamento capillare che finisce per investire tutti i livelli della storia. L'idea di base di un personaggio ispirato all'eroe dell'action movie degli anni '80, disincantato, senza superpoteri, sfacciato e fracassone (e inevitabilmente ammerecano) è sicuramente il punto di partenza. Con tale stereotipo Recchioni gioca più volte, alla sua maniera, con rimandi, citazioni (ovviamente tante e diverse) e metafumetto, tentando nel frattempo di differenziarsi, di creare una sua strada all'eroe moderno miscelando i generi. Da principio il progetto tiene, ma in questalbo finisce per farsi prendere la mano, avvitandosi in una spirale che, tra continue inversioni, porta prima alla noia, poi alla confusione, arrivando infine a negare, come si vedrà nell'ultimo episodio, alcune delle premesse che identificano il carattere e il pensiero del personaggio.
La mancanza di una decisione e di un identità precisa del personaggio porta ad un disorientamento capillare che finisce per investire tutti i livelli della storia.Se la figura dell'eroe si smaterializza e si confonde, accanto a questo la sceneggiatura si semplifica, diventando molto più lineare e perdendo così quello slancio creativo che tanto aveva interessato negli albi precedenti. Niente più salti nella narrazione o giochi di camera, se non qualche retaggio nella prima parte dellalbo, bensì un normale incatenarsi di eventi, dalla comparsa del mostro alla sua sconfitta (con salvataggio della bella incluso), quindi un doveroso momento di raccoglimento e poi il nuovo problema, quello finale. Così facendo la storia diventa un semplice incatenarsi di insegui e spara, carica di spettacolo e azione - la scelta delle inquadrature si conferma ancora una volta ipertrofica ed "esplosiva" - , ma priva di coinvolgimento e interesse: ne è emblema il cliffhanger finale, più spettacolare che realmente appassionante, anzi, essendo lennesimo nuvolone di polvere dal quale compare (in questo caso "comparirà", nel prossimo numero) la sagoma del protagonista, più che con trepida attesa si chiude lalbo con malcelata noia.
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