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Scheda IT-MN-364-379

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L'ultimo volo di Jerry Drake

di S.Sestieri

"..io amo attribuire al mio personaggio certi atteggiamenti ideologici, certe emozioni, e certe reazioni che fanno parte della mia personalità..è come se volessi essere lui" (Sergio Bonelli)
Forse è proprio da qui che bisognerebbe partire: da una dichiarazione d’amore nei confronti di un pilota americano che ha trovato a Manaus la sua pace interiore, lontano dalla caoticità di un mondo in pieno sviluppo, dalla conseguente follia che dilaga dal potere, dalla corruzione, dagli orrori di una guerra mondiale che Jerry Drake porterà sempre con sé, stretti come il suo bizzarro soprannome, Mister No. Non è un eroe, né pretende di esserlo: è un uomo, con la sua miriade di pregi e difetti. E che cosa c’è di più difficile di scrivere su un uomo, non focalizzando tanto l’attenzione sull’azione e sulla storia, ma quanto sui cambiamenti, sulle contraddizioni, sugli stati d’animo di un personaggio che è vivo? Vivo sulla carta, s’intende.

Forse proprio per questo negli ultimi anni tutti i professionisti che sono succeduti a Guido Nolitta non sono riusciti non tanto a creare storie avvincenti, quanto a rappresentare un personaggio in progress come Jerry Drake. Non basta fargli urlare qualche volta "Puxa vida!", imprecare strane parole brasiliane e fargli dire "No!": bisogna diventarlo il personaggio, assorbirlo, viverlo. E dopo anni in cui, effettivamente, un calo drastico c’era stato (e non solo nella qualità delle storie, ma anche nelle vendite) Sergio Bonelli informa i lettori della chiusura della serie. Le motivazioni che dà sono alquanto discutibili: sostiene che dopo 30 anni la serie abbia già trattato tutte le tematiche più interessanti che lo scenario sudamericano potesse offrire, e che il personaggio di Mister No, perfettamente a suo agio presso un pubblico come quello degli anni '70, '80, non abbia più niente da dire.

La fine degli ingenui rivoluzionari
disegni di Stefano e Domenico Di Vitto, da Mister No n.366

(c) 2005 Sergio Bonelli Editore

La fine degli ingenui rivoluzionari<br>disegni di Stefano e Domenico Di Vitto, da Mister No n.366<br><i>(c) 2005 Sergio Bonelli Editore</i>

Ebbene, lo sceneggiatore Nolitta ha contraddetto l’editore Bonelli dimostrandoci con una sua ultima storia-fiume che Mister No, se nelle mani appropriate, ha ancora moltissimo da dire.
lo sceneggiatore Nolitta ha contraddetto l’editore Bonelli dimostrandoci con una sua ultima storia-fiume che Mister No, se nelle mani appropriate, ha ancora moltissimo da dire
Non importa se sia negli anni ’50 o negli ’70, ma ci sono una svariata quantità di tematiche da affrontare e, soprattutto, Mister No può essere una voce di protesta, così come lo era una volta. Perché - diciamolo - Nolitta ci mette tutto sé stesso in questa favolosa storia di chiusura: sarà eccessivo, sarà pretenzioso ma, per la prima volta dopo anni e anni, questo è Mister No, autentico, vero. E’ il Mister No dei tempi lenti di quando attraversava il Pantanal, è il Mister No ozioso delle bevute al bar di Paulo Adolfo, è il Mister No un po' marpione, inguaribile romantico, perenne sognatore. E così si riassapora il fascino dell’avventura selvaggia, e di quella foresta immensa mai così minacciata dal cosiddetto "uomo civilizzato" che con la sua brama di conquista non smette mai di distruggere, di avanzare, di conquistare. E lui, Jerry Drake, è sempre al centro, un po’ matto e un po’ schizzato. Deve scappare ancora una volta, inseguito da radioline, televisori e kit tecnologici, dalla società malata del consumo e del progresso, del consumismo e della tecnologia. Ma stavolta l’ultimo baluardo della sua indipendenza, della sua tanto ricercata libertà, viene risucchiato dall’onda della modernità. Quindi fugge pronto a iniziare, il giorno dopo, una nuova vita. Questo è Mister No, può piacere, può non piacere, ma lui è "diverso" come dice l’agente della Coen & Bros, "lui è fatto così" come ripete Paulo Adolfo a Jacira: dunque un antieroe romantico in procinto di salutare il suo vecchio Paradiso Terrestre, ormai trasformatosi in un vero e proprio Inferno Verde.

Nel tempio dell'Ayahuasca
disegni di Marco Bianchini e Marco Santucci, da Mister No n.368

(c) 2006 Sergio Bonelli Editore

Nel tempio dell'Ayahuasca<br>disegni di Marco Bianchini e Marco Santucci, da Mister No n.368<br><i>(c) 2006 Sergio Bonelli Editore</i>

E poi è difficile non commuoversi: il discorso di Mister No, nell’ultimo numero, colpisce e amareggia il lettore, soprattutto nella descrizione melanconica della Manaus dei tempi che furono... Mi è piaciuta la reazione del giovane Aluisio, che si addormenta al discorso: in qualche modo rappresenta, nell’ottica di Bonelli di cui parlavo prima, il lettore moderno, per cui Mister No non è altro che un vecchio nostalgico dei tempi andati: un personaggio figlio di un'altra generazione, e il lettore di oggi, travolto nel fumetto, nel cinema, nei romanzi, da un intrattenimento sempre più cinico e freddo, è abituato a vedere le cose attraverso un'altra ottica, estranea a Jerry.
il discorso di Mister No, nell’ultimo numero, colpisce e amareggia il lettore, soprattutto nella descrizione melanconica della Manaus dei tempi che furono
E quando le luci si spengono nel locale che Paulo ha riaperto in suo onore, allora ricompare quel vecchio pianista tanto amato, quel Dana Winter che sulle note di "My funny Valentine" dà il suo personale addio a un Jerry in preda a una visibile commozione che sente il bisogno di andarsene, di interrompere quest'addio così "caldo". Bacia Jacira e in una sequenza molto poetica esce dal bar di Paulo e cammina solitario per una strada di Manaus, accendendosi una sigaretta. E Jacira tornerà a casa estremamente colpita da questo personaggio così insolito, così diverso, così fuori dal comune. Lei rappresenta il contraltare del lettore che s’addormenta, ovvero il lettore affascinato da questo personaggio così... così umano. Il lettore innamorato, il lettore per cui Mister No ha rappresentato un simbolo, quasi un mito da perseguire, come il suo modello di vita... un lettore che all'età di 9 anni lo ha letto per la prima volta ed è cresciuto con lui, con i suoi ideali, con i suoi NO! e con la sua etica, nella sua moralissima amoralità. Un lettore a cui Mister No mancherà moltissimo. E nella desolazione e nella sonnolenza di una Rurre che ricorda la prima Manaus Jerry troverà il conforto e il riposo insieme a Esse-Esse; così entrambi ricominceranno le loro piccole, grandi avventure, in un angolo di mondo dimenticato da Dio e da tutti gli altri.

Il discorso d'addio di Mister No
disegni di Roberto Diso, da Mister No n.379

(c) 2006 Sergio Bonelli Editore

Il discorso d'addio di Mister No<br>disegni di Roberto Diso, da Mister No n.379<br><i>(c) 2006 Sergio Bonelli Editore</i>

I più romantici e sognatori potranno vedere questa "morte editoriale" come la rappresentazione del massimo apogeo di umanità per un personaggio di carta: che cosa c’è di più umano che la morte stessa? Perché proprio qui, nella miniserie che consta di ben 16 albi conclusivi, c’è un uomo, un uomo che soffre, un uomo che urla a squarciagola "No" nel suo piper, su una canoa, per le strade di Manaus, emblematico testimone che non può che reagire passivamente a una realtà che cambia troppo in fretta.
Questo è Mister No, può piacere, può non piacere, ma lui è "diverso"
Lui non è Tex Willer, lui non è Zagor, non può rimettere tutte le cose apposto, non può far tornare tutto come prima. Ormai qualcosa è cambiato e Mister No è solo una persona, come altre, alla ricerca di un posto dove bere una cachaca in santa pace e divertirsi con una bella donna al fianco. Sa di essere impotente di fronte a una realtà che lo disgusta e ci soffre, e ci sta male.

Quando ho finito di leggere "Una nuova vita" era come se un caro amico, un Maestro di vita, se ne fosse andato e avesse spiccato il volo per l'ultima volta. Lo so, ci saranno speciali futuri, ma non sarà lo stesso. C'è qualcosa che mi conforta in tutto questo, perchè so che ogni volta che vorrò rileggerlo basterà riaprire quegli albi che odorano di "vecchio" e allora Jerry potrà ricominciare a vivere le sue avventure, a volare per i cieli dell'Amazzonia, sopra quel Paradiso Verde nei tempi in cui era ancora vergine e immenso... volare, sbronzarsi con Esse-Esse al bar di Paulo, farsi offrire una buona Cachaca e cantare a squarciagola per le strade di quella Manaus ancora povera e silenziosa, "Oh when the saints..."

Quindi ciao Jerry, in bocca a lupo amico mio..

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