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" Vendetta!"


Pagine correlate:

Un episodio che colma una curiosa lacuna per una serie d'avventura quasi trentennale...

La vendetta di un nemico, finalmente...
recensione di Cristian Di Clemente



TESTI
Sog. e Sce. Michele Masiero
   

Nella saga di Mister No, curiosamente, è sempre mancato un nemico ricorrente, di quelli che alla fine di una storia sembrano spacciati per poi ripresentarsi in seguito. O che gridano vendetta.

Certo, in quasi trent'anni di avventure non sono mancati i characters negativi comparsi in più occasioni: Tango Martinez (negli antichi episodi 11/12 e 37/40) e "O Bispo" (49/51, 98/99 e 136/138), per esempio. Costoro sono tuttavia dei personaggi che mettono i bastoni fra le ruote al malcapitato pilota (simili a Delia o Hiden, per intenderci), non certo sanguinari avversari. Un nemico con le carte in regola è invece stato Capitan Quebrasco, che reclamava la sua vendetta dal carcere, al termine della sua unica apparizione (nel classico "Paura nei Caraibi", n.78/80). Unica, per l'appunto. A ben vedere, comunque, il solo nemico carismatico di Jerry è stato quell'Ishikawa prematuramente scomparso nei docks di New York nel n.259, protagonista di un'unica, lunga saga iniziata nel n.241 ma anche lui più tornato in seguito, malgrado ne fossero state create tutte le condizioni.

"... il primo nemico a ripresentarsi nella vita di Mister No per saldargli il conto, secondo i canoni più classici dell'avventura..."    
Ecco quindi che Ridley Knox, svelatosi come un autentico scorpione soltanto nel finale del recente e godibile "Morte a Manaus" (314/315) e lì creduto morto, diventa il primo nemico a ripresentarsi nella vita di Mister No per saldargli il conto, secondo i canoni più classici dell'avventura, in un soggetto che di classico ha tanto: dal tema della vendetta (praticamente inedito in Mister No, come detto) a quello della tribù misteriosa (particolarmente sfruttato nello Zagor più classico), dall' "uomo bianco creduto un Dio" al duello finale all'ultimo sangue tra i due nemici.

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All'ultimo sangue
disegno di Fabio Valdambrini (c) 2004 SBE
   
 

Michele Masiero si conferma il migliore autore della serie, negli ultimi anni, nel gestire la quotidianetà del personaggio nella sonnolenta Manaus (dal bar di Paulo Adolfo alle figure di contorno) e aggiunge quel tocco alla sceneggiatura che danno più sapore o credibilità alla vicenda: dalla sequenza con lo sfortunato Royo in apertura alla pausa con la onça alla fabbrica, dalla caratterizzazione "folle" di Ridley al racconto del suo volo nel vuoto (vedere la frase).

L'obiettivo di esaltare il fascino dell'ambientazione è vinto (grazie anche al contributo del disegnatore). Sullo sfondo, l'Amazzonia è semi crepuscolare: il progresso, a differenza del periodo più classico del personaggio creato da Guido Nolitta, lascia il segno. Manaus non è più un agglomerato di capanne (nelle inquadrature panoramiche spuntano veri e propri grattacieli), mentre nel cuore della foresta possono sorgere fabbriche e strade asfaltate vicino ai fiumi.

"Sullo sfondo, l'Amazzonia è semi crepuscolare..."    

La sceneggiatura mantiene una buona tensione nel corso della vicenda (soltanto nella saga di "Vento Rosso", il già citato n.241, l'abitazione di Mister No era saltata in aria), con una scansione dei tempi senza tempi morti. Unica pecca, se vogliamo chiamarla così, è la netta separazione tra i due episodi che compongono la storia. Non tanto perché la prima parte è più urbana e la seconda in prevalenza amazzonica (questo accadeva, con brillanti risultati, anche nel precedente "Morte a Manaus") quanto perché l'equilibrio che ne risulta non è del tutto soddisfacente: il killer Jatir ed il boss Xavier, sui quali la prima parte si sofferma a lungo, sono relegati ad un paio di vignette didascaliche nel secondo episodio, quando (giustamente) sale in cattedra Ridley Knox.



DISEGNI
Fabio Valdambrini    

Il tratto sporco e vigoroso di Fabio Valdambrini, con numerosi tratteggi e chiaro-scuri, sono una garanzia per la serie.

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Il delirio di Ridley
disegno di Fabio Valdambrini (c) 2004 SBE

L'autore toscano traduce ottimamente in immagini la sceneggiatura di Masiero, contribuendo in maniera determinante al fascino dell'ambientazione della foresta (per es., pag.39 del n.348), dei suoi villaggi e dei vari scenari di Manaus (i vicoli, i bar, la villa del boss). Pregevoli i primi piani (particolarmente efficace il suo "folle" Ridley, come nella seconda vignetta di pag.52 o nell'onirico collage sopra riportato tratto da pag.57, n.348), le espressioni (la ferocia di Ridley nella penultima vignetta di pag.86, n.348) e le inquadrature (il salto di Jerry a pag.79 ed il cadavere di Ridley a pag.96, n.348). Forse il burbero Andrade è un pò troppo atletico rispetto al poliziotto "panzone" conosciuto in "Morte a Manaus", ma nulla esclude che nel frattempo abbia fatto un pò di attività fisica ;-).



GLOBALE
 

Alla fine, anche se si è confermato una vera carogna ed ha portato una minaccia molto seria, preso da solo Ridley si è rivelato piuttosto innocuo per impensierire il nostro pilota, al punto da non comparire in nessuna delle due copertine firmate da Roberto Diso (una scelta dettata, forse, dal voler mantenere la sorpresa sull'identità del nemico, ma chi è che non l'aveva capito? Vero clamore poteva suscitare soltanto la scoperta che NON si trattasse di Ridley ;-)).

La prima delle due copertine risulta più affascinante, grazie alla colorazione del tramonto. Più classica, comunque precisa, la seconda cover.

Complessivamente, una storia di discreta fattura, che ha finalmente colmato una lacuna davvero curiosa per una serie d'avventura che sta per spegnere le 29 candeline...

Per ulteriori note ed informazioni, vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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