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Un episodio che colma una curiosa lacuna per una serie d'avventura quasi trentennale...
La vendetta di un nemico, finalmente...
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Nella saga di Mister No, curiosamente, è sempre mancato un nemico ricorrente, di quelli che alla fine di una storia sembrano spacciati per poi ripresentarsi in seguito. O che gridano vendetta. Certo, in quasi trent'anni di avventure non sono mancati i characters negativi comparsi in più occasioni: Tango Martinez (negli antichi episodi 11/12 e 37/40) e "O Bispo" (49/51, 98/99 e 136/138), per esempio. Costoro sono tuttavia dei personaggi che mettono i bastoni fra le ruote al malcapitato pilota (simili a Delia o Hiden, per intenderci), non certo sanguinari avversari. Un nemico con le carte in regola è invece stato Capitan Quebrasco, che reclamava la sua vendetta dal carcere, al termine della sua unica apparizione (nel classico "Paura nei Caraibi", n.78/80). Unica, per l'appunto. A ben vedere, comunque, il solo nemico carismatico di Jerry è stato quell'Ishikawa prematuramente scomparso nei docks di New York nel n.259, protagonista di un'unica, lunga saga iniziata nel n.241 ma anche lui più tornato in seguito, malgrado ne fossero state create tutte le condizioni.
Michele Masiero si conferma il migliore autore della serie, negli ultimi anni, nel gestire la quotidianetà del personaggio nella sonnolenta Manaus (dal bar di Paulo Adolfo alle figure di contorno) e aggiunge quel tocco alla sceneggiatura che danno più sapore o credibilità alla vicenda: dalla sequenza con lo sfortunato Royo in apertura alla pausa con la onça alla fabbrica, dalla caratterizzazione "folle" di Ridley al racconto del suo volo nel vuoto (vedere la frase). L'obiettivo di esaltare il fascino dell'ambientazione è vinto (grazie anche al contributo del disegnatore). Sullo sfondo, l'Amazzonia è semi crepuscolare: il progresso, a differenza del periodo più classico del personaggio creato da Guido Nolitta, lascia il segno. Manaus non è più un agglomerato di capanne (nelle inquadrature panoramiche spuntano veri e propri grattacieli), mentre nel cuore della foresta possono sorgere fabbriche e strade asfaltate vicino ai fiumi.
La sceneggiatura mantiene una buona tensione nel corso della vicenda (soltanto nella saga di "Vento Rosso", il già citato n.241, l'abitazione di Mister No era saltata in aria), con una scansione dei tempi senza tempi morti. Unica pecca, se vogliamo chiamarla così, è la netta separazione tra i due episodi che compongono la storia. Non tanto perché la prima parte è più urbana e la seconda in prevalenza amazzonica (questo accadeva, con brillanti risultati, anche nel precedente "Morte a Manaus") quanto perché l'equilibrio che ne risulta non è del tutto soddisfacente: il killer Jatir ed il boss Xavier, sui quali la prima parte si sofferma a lungo, sono relegati ad un paio di vignette didascaliche nel secondo episodio, quando (giustamente) sale in cattedra Ridley Knox.
Il tratto sporco e vigoroso di Fabio Valdambrini, con numerosi tratteggi e chiaro-scuri, sono una garanzia per la serie.
Alla fine, anche se si è confermato una vera carogna ed ha portato una minaccia molto seria, preso da solo Ridley si è rivelato piuttosto innocuo per impensierire il nostro pilota, al punto da non comparire in nessuna delle due copertine firmate da Roberto Diso (una scelta dettata, forse, dal voler mantenere la sorpresa sull'identità del nemico, ma chi è che non l'aveva capito? Vero clamore poteva suscitare soltanto la scoperta che NON si trattasse di Ridley ;-)). La prima delle due copertine risulta più affascinante, grazie alla colorazione del tramonto. Più classica, comunque precisa, la seconda cover. Complessivamente, una storia di discreta fattura, che ha finalmente colmato una lacuna davvero curiosa per una serie d'avventura che sta per spegnere le 29 candeline... Per ulteriori note ed informazioni, vedere anche la scheda della storia
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