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Sacco Amniotico


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Sacco Amniotico
Alan Moore, Bardo e Sciamano, ci conduce attraverso il mistero della Vita, cullando la nostra mente con la magia delle sue parole.

articolo di Vincenzo Oliva


Affascinante.

Godetelo a livello primario, animale, abbandonandovi alle sensazioni di forza religiosa e primitiva che sprigionano le sue pagine; poi fermatevi, chiudete gli occhi e concentratevi: sforzatevi di spaccare il duro carapace di magia affabulatoria che riveste l'opera e provatevi a penetrarne il midollo tenero di simboli e ricordi ancestrali, di umanità addolorata e sogni potenti, di realtà quotidiana e fuga attraverso l'Arte.

In giro per la rete..
The Birth Caul

Sacco Amniotico è una lettura complessa e semplicissima a un tempo, come complessa e semplicissima a un tempo è la Vita, tema dell'opera.

Semplicissima perché la vita è: nasce, cresce, muore. Scandita da ritmi sperimentati in miliardi di anni di lavoro della natura.

Complessa perché questa semplicità ha impiegato miliardi di anni per costruire quella macchina affascinante e ributtante, elementare e complicata che è l'Uomo.

Complessa perché il linguaggio di Moore (e temo che la traduzione lo impoverisca drammaticamente) è qui talmente stratificato, barocco, ricco e fin sovrabbondante di parole e aggettivi - che si trasformano in immagini, lampi mentali - da assumere nella testa di chi legge la forza di una musicalità rapsodica, arcana e antica, fatta della forza stessa della parola e della magia posseduta dal Bardo che la pronuncia, e che si fa Sciamano attraverso di essa.

Da un evento tragico e centrale per la vita di tanti esseri umani, la morte della propria madre, Alan Moore parte per un viaggio a ritroso nelle epoche della sua vita, ripercorrendo gli avvenimenti che portano dall'uomo adulto alla cellula primigenia della Vita, attraversando i territori pericolosi e carichi di simbologie dell'adolescenza e dell'infanzia, in un regresso che svela i percorsi della crescita. L'analisi è poetica nello stile e nel linguaggio, e sociale negli squarci che si aprono tra i ricordi e le riflessioni di colui che torna da dove venne.

Il sacco amniotico di sua madre, conservato in ossequio ad antiche superstizioni, reminiscenze quasi di un passato tribale, accompagna come un leit-motiv il viaggio psichico e sciamanico in cui Moore ci precipita, ipnotizzandoci con il Verbo cui dà vita attraverso la sua arte, complici i disegni di un Campbell davvero ispirato nell'adattamento del testo di Moore, e capace di narrare per sequenze di idee e sensazioni, ancor prima e più che per immagini. Talismano e rito di passaggio, il sacco amniotico è fonte dell'arte.

Non un vero romanzo a fumetti e neppure un'opera teatrale, benché nasca originariamente come tale, Sacco Amniotico è un'esperienza di percezione totale, che coinvolge l'occhio, la mente e l'orecchio stesso del lettore, stimolandone lo sforzo di scorrere le parole mute e le immagini al ritmo, da ricostruire, della parola declamata; e ne evoca la fantasia onirica alla ricerca degli odori e dei sapori delle città, dei vicoli, delle case e delle persone che popolano le pagine della storia.

Una notazione: l'inchiostro rosa su sfondo grigio chiaro con il quale è scritta l'introduzione rende veramente illeggibile il testo.


Sacco Amniotico di Alan Moore e Eddie Campbell
(Black Velvet editore) 48pp, Euro 5,00

 

 


 
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