Questo manga della celebre fumettista nipponica Rumiko Takahashi
(autrice tra l'altro di opere come: "Lamù", "Ranma 1/2" e "Inu Yasha") ha ormai quasi
un quarto di secolo: in effetti "Maison Ikkoku" (Ikkoku-Kan cioè Casa senza tempo
o dell'attimo) è un titolo un po' datato ma le emozioni e i sentimenti che si
provano quando si rileggono quelle pagine sottili, non risentono affatto di
questo lungo andare o degli acciacchi del tempo, anzi tutt'altro, rafforzano
ancora di più la dolce ironia e la tenera bellezza di questa indimenticabile
commedia comico-sentimentale.
Correva l'autunno del 1980, quando dopo il successo di "Urusei Yatsura" ("Lamù"),
Rumiko Takahashi decise di dare vita ad una nuova e brillante commedia che
almeno inizialmente doveva ricalcare la delirante comicità del suo famoso
predecessore seppure con personaggi non più adolescenti che frequentano le
classi superiori come Ataru Moroboshi e compagnia bella, ma con protagonisti più
adulti (ventenni, trentenni ed oltre) ed una trama (almeno all'apparenza)
ironicamente meno appariscente.
Nacque così, ciò che molti definiscono il vero il capolavoro della Takahashi:
"Maison Ikkoku", un eccezionale manga che prende il nome dalla vecchia pensione,
in cui tra una festa e l'altra, tra un bicchiere di birra e uno di sakè, tra
uno schiaffo di gelosia e un saluto di affetto si svolgeranno i circa 160
capitoli auto-conclusivi (cronologicamente legati l'uno all'altro) che
narreranno la storia d'amore più toccante e verosimile che un genere
d'intrattenimento come può essere considerato un fumetto, abbia mai potuto
raccontare così profondamente.
La Maison Ikkoku è una di quelle pensioni familiari molto modeste che vengono
per lo più occupate da una tipologia di persone che si trovano in palese
ristrettezza economica, perciò spesso e volentieri gli inquilini che occupano
le stanze di queste abitazioni non sono proprio la crema della pur civilissima
società giapponese.
Affermando ciò sembra oltremodo facile per una fumettista
dall'abilità della Takahashi, creare così dal nulla o tirare magicamente fuori
dal cilindro dei personaggi davvero -e sottolineo davvero- fuori dal comune che in
un certo qual senso rappresenteranno (a volte in modo un po' grossolano e
inverosimile) la vera natura di tutte quelle persone ritenute non propriamente
eccelse da un punto di vista etico-sociale.
"Maison Ikkoku", almeno in preludio, doveva ripercorrere la vena
comica (o meglio demenziale) di "Lamù", ma quando la Takahashi intuì che la vera
ed unica strada su cui poteva e doveva seriamente incamminarsi l'intera storia
era quella romantica e sentimentale, cambiò gradualmente i suoi propositi
iniziali: solo così poté vedere finalmente la luce una delle vicende amorose
più belle di tutti i tempi. Per questo motivo il manga di Maison Ikkoku si può
suddividere in due parti, che sebbene siano ben legate l'una all'altra si
differenziano per genere: se nella prima metà il fattore comico è
l'elemento che risalta maggiormente rispetto a quello di natura puramente
sentimentale, nella seconda parte il romanticismo la fa davvero da padrone
sull'ironia che comunque rimane a pieno titolo parte integrante dell'opera.
Se in "Urusei Yatsura" si può affermare con relativa certezza che il personaggio
protagonista della vicenda non è la simpatica aliena venuta dallo spazio,
ovvero Lamù, ma l'assai improbabile donnaiolo Ataru Moroboshi, lo stesso
discorso vale anche per "Maison Ikkoku" dove la cara dolce vedova Kyoko Otonashi
ricopre (per altro pure passivamente) solo una parte di co-protagonista, mentre
è il pigro e sfortunato studente universitario (anche se all'inizio è solo un
ronin) Yusaku Godai ad essere effettivamente il vero protagonista della storia.

Maison Ikkoku vol.08
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Il parallelismo tra Ataru e Godai non è azzardato o fuori
luogo, non solo perché entrambi rivestono in un modo o nell'altro la veste di
personaggio di spicco nel proprio manga, ma se si prende in considerazione anche
il punto di vista caratteriale di entrambi vediamo che non sono pochi gli
aspetti in comune tra loro due; infatti almeno inizialmente Yusaku Godai può
considerarsi un autentico fannullone e un buono a nulla come il suo predecessore
Moroboshi, visto e considerato che la sua pigrizia e inettitudine lo hanno
costretto a perdere un anno di università non superando l'esame d'ammissione
(per questo è un ronin cioè matricola che ha fallito gli esami d'ammissione) e
in più non contento passa quell'anno in totale ozio e libertà venendo così
condizionato negativamente dalla nociva compagnia degli inquilini non proprio
raccomandabili presenti alla Maison Ikkoku. Ma la cosa che rende Godai diverso
dal citato Moroboshi è la sua lenta ma costante maturazione da ozioso perditempo
in adulto ligio e coscienzioso (malgrado qualche ricaduta lungo il cammino) e ciò
avviene quasi per caso dopo essersi perdutamente invaghito della sua nuova e
bella amministratrice: solo allora si scrolla da dosso tutta
quell'irresponsabilità e prova a dare davvero un senso alla sua esistenza per
il bene suo e della donna che ama.
Ma per un diciannovenne che a tutti i costi vuol diventare un uomo valido e
degno di fiducia il cammino è irto di ostacoli a non finire, soprattutto per un
tipo irresponsabile, indeciso e irrisoluto come Godai e ancora di più se
l'ambiente che lo circonda non è dei più agevoli a causa d'inquilini che
definire soltanto invadenti sarebbe parecchio limitativo e se la donna che ama
alla follia è la tenace, testarda e gelosissima vedova ventunenne Kyoko
Otonashi, rimasta sola dopo la prematura scomparsa del marito Soichiro, suo
professore ai tempi del liceo che aveva sposato senza il consenso dei suoi
genitori subito dopo aver conseguito il diploma. A complicare ancora di più i
piani dello sventurato Godai, nel corso della storia arriverà anche un
affascinante e facoltoso maestro di tennis: il venticinquenne Shun Mitaka anche
lui ammaliato dal dolce fascino di Kyoko e che farà di tutto per far breccia
nel suo cuore.

Shun Mitaka
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A proposito del bel Mitaka, è opportuno dire che la Takahashi non ha perso
l'abitudine di attribuire ai suoi personaggi più affascinanti e appariscenti
una qualche particolare fobia che spesso tende a sminuire il loro fascino.
Infatti se Shutaro Mendo ("Lamù") aveva il terrore del buio e Ranma Saotome ("Ranma
1/2") la paura per i felini, il bel maestro di tennis presente in Maison Ikkoku a
causa di un trauma infantile prova un certa avversione per i cani.
Visto i meriti di Shun, ciò potrebbe essere insignificante ma dato che Kyoko
possiede un bel cagnone dal pelo folto e bianco di nome Soichiro (in memoria del
marito scomparso) questo per Mitaka sarà un enorme scoglio da superare per
riuscire a conquistarla.
Come detto Godai per raggiungere gli obiettivi che si è
prefisso (cioè accedere ad una qualsiasi università, laurearsi, trovare un
dignitoso lavoro e finalmente chiedere la mano di Kyoko dopo averla conquistata)
dovrà faticare le proverbiali sette camicie più qualcuna di ricambio: questo
perché dovrà fare i conti non soltanto con il ricordo del marito Soichiro mai
assopito nel cuore di Kyoko (che per altro è fermamente decisa a non
risposarsi) e con il suo acerrimo rivale in amore l'avvenente e ricco Mitaka, ma
soprattutto dovrà riuscire a non scoraggiarsi troppo di fronte alle costanti e
abituali cattiverie, maldicenze ed infamie che verseranno copiosi gli altri
famigerati e spesso malavitosi inquilini della Maison Ikkoku, che non perderanno
mai occasione di prenderlo in giro e rendere la sua vita un vero inferno.

Gli inquilini della Maison Ikkoku
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Nozomi Nikaido
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In tal senso bisogna ammettere che la Takahashi non c'è andata
certo per il sottile con i vari Ichinose, Yotsuya e Akemi, caratterizzandoli in
un modo così umanamente fastidioso, invadente e perennemente inopportuno che ha
quasi dell'incredibile. In effetti questi tre inquilini (verso la metà del
fumetto se ne aggiungerà anche un altro: Nikaido) sono di una maleducazione,
inciviltà ed incontrollabilità tale che spesso neanche il polso fermo
dell'amministratrice potrà riuscire a mettere un freno alla loro bramosia di
organizzare festini alcolici immancabilmente nella stanza del povero Godai che
viene puntualmente interrotto e deconcentrato mentre è intento (o almeno ci
prova) a studiare.
Nella Maison Ikkoku, ogni inquilino occupa da solo (o i con
membri della sua famiglia) alcune delle sette stanze presenti nella fatiscente
pensioncina: l'amministratrice Kyoko Otonashi (che sostituisce il partente e
provato vecchio gestore) occupa l'unica stanza senza numero (infatti c'è solo
una targa con la scritta Kanrinin cioè amministratore), la stanza n°1 è
quella in cui abitano la robusta pettegola Hanae Ichinose e famiglia (suo marito
spesso disoccupato e il loro vivace figlio Kentaro), la stanza n°2 verrà
abitata in seguito dal giovane e vendicativo Nozomi Nikaido (strano
universitario tanto brillante in alcune faccende quanto ottuso in altre), la
stanza n°3 resterà vuota per l'intera storia, mentre nella n°4 c'è il
misterioso e scroccone Yotsuya (di lui si conosce solo il cognome e
nient'altro), nella n°5 vive la "matricola fallita" cioè Yusaku
Godai ed infine nella stanza n°6 c'è la conturbante e costantemente seminuda
Akemi Ropponji. Inoltre c'è da dire che il numero di stanza di ogni inquilino
non è del tutto casuale visto che l'autrice con un bel gioco di parole
(giapponesi) l'ha nascosto nel cognome di ognuno di loro.
Un'altra curiosità molto interessante che palesano gli inquilini della Maison Ikkoku è quello di usare rispettosamente sempre un
suffisso di onorificenza (San, Kun, Chan) che di solito segue il nome o il cognome del personaggio con cui si parla o di cui si fa
menzione e anche un appellativo di qualifica (Kanrinin), quando si rivolgono all'amministratrice: questa usanza giapponese molto
formale è presente anche in un ambiente che non brilla certo per buone maniere come la Maison Ikkoku, forse per una sorta più di
luogo comune nipponico che per qualche altro motivo legato allo stile satirico dell'autrice.
Oltre a coloro che risiedono abitualmente nella Maison Ikkoku e all'atletico
maestro Mitaka, nel corso dei circa sette anni in cui si dipaneranno gli eventi
narrati nel manga di Maison Ikkoku verranno man mano introdotti e presentati
altri personaggi che seppure secondari avranno un ruolo importante
nell'evolversi della storia, ad esempio: Sakamoto (migliore amico di Godai che
sarà fonte più di guai che di conforto), Kozue Nanao (che per quasi tutta la
vicenda passa per la fidanzatina di Godai), Yukari Godai (nonna di Godai che
aiuterà a modo suo il nipote in alcune circostanze), il signor Otonashi (padre
di Soichiro e suocero di Kyoko, nonché proprietario della Maison Ikkoku), la
piccola Ikuko (nipotina di Kyoko, che prenderà lezioni private da Godai), Akira
Godai (cugina di Godai che si prenderà cura di lui nella sua giacenza in
ospedale), Kuroki (compagna di Godai nel club universitario delle marionette e
poi anche nell'asilo nido), i coniugi Chigusa (padre e madre di Kyoko che
saranno una vera spina nel fianco per l'amministratrice), Ibuki Yagami
(studentessa liceale che s'innamorerà di Godai), Iioga (collega di Godai nel
locale notturno che spesso lo consiglierà sul da farsi), Kasumi (giovane
intrattenitrice del locale notturno e madre di Taro e Hanako, due piccoli bimbi
che verranno lasciati a Godai per una settimana al fine di risolvere un
ingarbugliata situazione affettiva). A proposito dei vari personaggi presenti in Maison Ikkoku, va anche detta una cosa molto
importante su Soichiro Otonashi, lo sfortunato marito di Kyoko che frequentemente lo ricorderà nel corso della storia: per una
non precisata scelta dell'autrice il suo volto non verrà mai mostrato al lettore.
Fin dalle primissime battute si nota come Godai, malgrado tutto, si dia un gran
da fare per riuscire a far fronte alle sue poche risorse economiche con piccoli
lavori part-time che gli servono spesso per racimolare qualche soldo extra per
tirare avanti alla bene e meglio; problema che invece non ha il seducente Mitaka,
già ricco di suo senza contare inoltre l'appartenenza ad una famiglia
benestante. Ciò comporta un altra ardua scelta per la bella Kyoko, che si trova
a scegliere tra una vita di ristrettezza e limitazioni se optasse per lo
spiantato Godai ed un'altra di lusso e agiatezza se si orientasse verso Mitaka.
Fatto sta che sebbene il facoltoso maestro di tennis offra fin da subito
una vita più comoda e confortevole, l'atteggiamento di Kyoko che prende tempo
pur di aspettare che Godai finisca l'università ed entri in società fa
supporre che l'avvenente amministratrice della Maison Ikkoku abbia un maggior
riguardo nei confronti del suo più giovane inquilino.
Se in Maison Ikkoku la crescita di Godai da giovane scapestrato ad adulto
responsabile è un punto fondamentale su cui poggia l'intera trama, un altro
aspetto su cui focalizzare l'interesse è l'atteggiamento di Kyoko nei suoi
confronti che subirà anch'esso dei notevoli cambiamenti nel corso della storia.
La giovane amministratrice fin da subito si prende cura di Godai e lo fa in un
modo così naturale che spesso viene fraintesa dagli altri inquilini, ma
all'inizio è lei stessa che a volte si definisce come una sorella maggiore che
deve badare al fratellino meno intelligente. Questo è quanto accade al
principio, ma in seguito con l'evoluzione di Godai, i sentimenti che prova per
lui cambiano a poco a poco e da semplice affetto si tramutano o meglio prendono
i connotati del vero amore. Tutto sommato per una serie non indifferente di
motivi: l'indecisione di Godai, le continue interferenze di Ichinose, Yotsuya e
Akemi, le pressioni incessanti del bel Mitaka e il ricordo sempre vivo in lei di
Soichiro, i suoi veri sentimenti non riusciranno mai ad essere chiaramente
espressi o palesemente visibili, tranne quando in preda a forti attacchi di
gelosia incontrollata si sfoga con lunghi ed interminabili periodi di totale
silenzio nei confronti del povero Yusaku che in quei momenti non sa proprio cosa
fare.

Il primo bacio fra Godai e Kyoko
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In effetti, quello di caratterizzare delle donne forti, molto autoritarie e particolarmente gelosissime è un'altra peculiarità ben
nota della Takahashi: basti ricordare le scariche elettriche di Lamù o le mosse di karatè di Akane Tendo in Ranma 1/2. Tuttavia la
maniera di esternare la propria gelosia in Kyoko è del tutto diversa, infatti non tende ad accanirsi in modo così violento e diretto
ma resta passivamente e soprattutto silenziosamente celata dentro se stessa per poi manifestarsi indirettamente in seguito, ed a farne
le spese è un Godai che spesso casca veramente dalle nuvole... Poiché visto che la sua amministratrice non gli spiega di quale colpa
si è effettivamente macchiato non trova mai il modo giusto o le parole più adatte per scusarsi e quindi riappacificarsi con lei in
tempi brevi.
Per questo motivo ad un certo punto della storia entra in
scena un intraprendente studentessa liceale, Ibuki Yagami che innamoratasi del
professor Godai (quando questi svolgerà un breve tirocinio nel suo liceo)
lancerà il guanto di sfida alla vecchia senpai (e così che spesso Yagami si
rivolge verso Kyoko). Sarà solo con l'arrivo della giovane diciassettenne che
Kyoko inizierà a comprendere ciò che veramente prova per Godai, non per
gelosia o altro ma perché l'impertinente ragazzina più volte sfacciatamente
metterà a nudo i suoi veri sentimenti, fino ad arrivare al punto di farle
ammettere perfino la sua maggior paura: che è quella di aver timore di
ricambiare l'amore di Godai poiché è sicura che così farebbe un torto ai
sentimenti che in passato provava per suo marito.

Ibuki Yagami
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La strada tutta in salita che la Takahashi disegna per far
raggiungere la meta tanto ambita a Godai vedrà il pigro e svogliato studente
incamminarsi dapprima verso una sofferta ammissione in una mediocre università
di terza classe, trovando gli stimoli giusti per non deprimersi davanti alle
continue prese in giro dei suoi carnefici inquilini e alle insistenti avance di
Mitaka nei confronti della sua amata amministratrice. Andrà avanti e, anche se
per il rotto della cuffia riuscirà a superare seppure con il minimo dei voti
tutti gli esami fino a raggiungere l'agognata laurea, dopodiché, dopo un vana e
infruttuosa ricerca di un lavoro come dipendente in una qualsiasi ditta ed aver
risolto la delicata questione con la bisbetica Yagami e il suo intrattabile
padre, riuscirà quasi per caso a trovare un posto part-time presso un asilo
nido. Sebbene non svolgerà a lungo tale incarico, capirà grazie al prezioso
consiglio di Kyoko che questo è il suo lavoro ideale, perciò proverà a
diventare maestro d'asilo seguendo scrupolosamente le lezioni di una scuola di
formazione specifica, e per di più troverà spazio per lavorare anche in un
locale notturno prendendosi cura dei figli delle varie donne che vi lavorano.
Giunto a questo punto, finalmente anche la buona sorte arriderà al giovane
Yusaku: infatti Mitaka, dopo aver a lungo penato per riuscire a reprimere la sua
fobia verso i cani per un madornale "equivoco canino", esce di scena e
si fidanza ufficialmente con una giovane donna di nome Asuna Kujo (guarda caso
molto amante dei cani). Così Godai, dopo aver tribolato non poco per un paio di
situazioni alquanto scabrose con Kozue e Akemi riesce finalmente a coronare
tutti i suoi desideri, dissipa l'ingombrante ombra di Soichiro da Kyoko dopo una
notte d'amore passata con lei, riesce a superare al primo tentativo l'esame per
la qualifica di maestro d'asilo e subito dopo trova un lavoro fisso presso il
giardino d'infanzia dove aveva lavorato part-time, infine dopo aver ottenuto la
fiducia e il consenso da parte dei genitori di Kyoko convola a giuste nozze con
la sua amata amministratrice.
Dopo qualche mese di attesa nascerà anche il
frutto della loro unione: cioè la loro figlia Haruka (nome che significa
profumo primaverile).

Godai e Kyoko davanti alla tomba di Soichiro
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Godai e Kyoko anche dopo la nascita della loro primogenita,
rimarranno nella loro Maison Ikkoku, luogo dove, in un turbinio di colpi di scena
a non finire, si sono sviluppate le mille e più vicende che hanno caratterizzato
la stravagante trama di questa singolare storia d'amore, infarcita di equivoci
di ogni tipo, di assurdi malintesi e dove sviste colossali, sbronze collettive,
giri di parole e varie incomprensioni sono state davvero all'ordine del giorno.
Tutto questo e di più è "Maison Ikkoku", un posto magico e fantastico partorito
dalla magistrale vena artistica di Rumiko Takahashi, che ha davvero saputo
creare non una "Maison" ma un "Mito" senza tempo, che non
lascerà mai il cuore di chi è stato solo indirettamente partecipe di tutto
quel che accaduto fra le sue vacillanti mura.

L'ultima tavola di "Maison Ikkoku"
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Maison Ikkoku di Rumiko Takahashi (testi e disegni)
(Neverland/Star Comics) 120 pp. circa b/n, Euro 2.10, senso di lettura giapponese, periodicità: mensile, serie conclusa,
pubblicato integralmente in 27 albi dal Novembre 1998 al Gennaio 2001.
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