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" Il ragazzo dai capelli bianchi"

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Zadig

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Altra recensione
di F.Manetti

Articolo:
La vendetta rimandata di Ned
di V.Oliva


Dopo 21 numeri Manfredi ci regala alcune rivelazioni, fondamentali in termini di continuità narrativa, sul passato del suo personaggio, e tira fuori gli scheletri dall'armadio del nostro sciamano. E la sorpresa è che sono proprio gli scheletri che ognuno di noi si aspettava di trovarci...

Nell'armadio di Magico Vento. . .
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Diciamo la verità: uno dei punti di forza di questa testata è l'originalità dei soggetti; ora, è ovvio che l'originalità è anche una cosa abbastanza soggettiva (è originale o sono solo io che non conosco le "fonti"?), ma finora Magico Vento ha pescato soprattutto nelle leggende e nei miti degli indiani; e siccome il viso pallido ha vinto la sua battaglia anche sullo spirito dell'uomo rosso, sulla sua cultura, facendo sì, tra le altre cose, che il west venisse generalmente narrato dal suo punto di vista, il materiale narrativo tratto dai miti indiani si presenta almeno come insolito per questo genere di fumetto. E proprio a questo punto, dopo averci regalato un eroe davvero diverso da tutti gli altri, realmente vicino al grande Ken Parker per spirito e innovazione delle tematiche, Manfredi ci sorprende ancora una volta riconducendo il suo personaggio a canoni piuttosto usuali e riconoscibilissimi. E lungi dal far sembrare ciò una scelta di comodo, rende in realtà più evidente il suo tentativo, la sua sfida narrativa: rinnovare il genere più classico che esista, il genere western, senza allontanarsi dalla tradizione.

"Manfredi ci soprende ancora una volta riconducendo il suo personaggio a canoni piuttosto usuali e riconoscibilissimi"    

Nel passato di Magico Vento appare così una zona díombra: Ned è convinto di aver ucciso suo padre, ma grazie all'aiuto di un ragazzo dotato di poteri paranormali scoprirà che non è così, e Poe (ma non Ned!) scoprirà anche che in realtà líassassino del padre di Ned è il suo nemico eterno, il male incarnato, Howard Hogan. Ecco dunque Magico Vento raggiungere personaggi bonelliani come Nathan Never, Martin Mystère e finanche Zagor, tutti accomunati dall'aver perso i genitori a causa di nemici storici e giurati e dall'ignoranza di questo elemento (almeno fino al punto del disvelamento).

Questo numero rivela anche, al lettore e a Poe, che la madre di Ned è stata in gioventù amante di Hogan, aggiungendo così un altro elemento già visto nella tipologia dellíeroe (e lasciando intravedere inoltre probabili prospettive già note nello sviluppo futuro della narrazione, cfr. scheda della storia).

"Come in una borgesiana biblioteca di Babele, i personaggi bonelliani sono in realtà lo stesso personaggio (...)"    

Forse il lettore troverà poco simpatico questo rimando a personaggi già conosciuti, interpretandolo come una mancanza di idee: a noi sembra invece che la scelta di Manfredi sia piuttosto, oltreché fortemente voluta, motivata: come in una borgesiana biblioteca di Babele, tutti i personaggi bonelliani sono in realtà lo stesso personaggio, semplicemente dotato di leggere caratteristiche diversificanti e di differente ambientazione.

E con i medesimi ingredienti si realizza in realtà un piatto sempre nuovo, comunque dotato di originalità. I fitti richiami interni, allora, oltre a garantire la tipica riconoscibilità del prodotto bonelliano, risultano al contempo una dichiarazione di appartenenza a quello che è ormai diventato un sottogenere del fumetto stesso. 

Il soggetto, dunque, ci appare tutt'altro che banale o scontato, e in realtà risulta sorprendente proprio il fatto che non ci siano sorprese, almeno per il lettore bonelliano: come se Manfredi, l'innovatore del momento, ci confermasse che la formula è buona, che è inutile perseguire un rinnovamento fine a se stesso: si può essere originali nel western e ispirandosi ai classici personaggi della SBE.

Paradossalmente, si può essere originali, senza essere originali. 

Per quel che riguarda la sceneggiatura, evidenzia pregi e difetti già notati: Manfredi non è soltanto uno scrittore che ha qualcosa da dire, sa anche come dirlo; pur con un materiale narrativo complesso, i tempi del racconto non lasciano respiro a chi legge, coinvolgendolo nella spirale degli eventi, mediante un sapiente uso dello stacco, del montaggio alternato, del flashback; e tutto questo non come freddo tecnicismo o dimostrazione di stile, ma come sapiente e appassionata regia del racconto.

Il difetto riscontrato è quello solito: 94 pagine sono poche, per tutto quello che la storia racconta, inevitabilmente caratteri non secondari risultano talora poco delineati, qualche particolare non viene spiegato adeguatamente (ci riferiamo soprattutto alla figura di Zadig, il ragazzo dai capelli bianchi del titolo, che in definitiva viene forse trattato un po' sbrigativamente).

E comunque tutto viene perdonato alla luce dell'appassionante finale aperto: contrariamente al solito (a conferma dell'innovazione nella tradizione), l'eroe resta all'oscuro delle rivelazioni ricevute dal lettore, e Poe, che invece sa, si porta addosso il peso morale di una scelta di silenzio le cui conseguenze già desideriamo conoscere: questo silenzio pare intorbidire la limpida amicizia dei due protagonisti e mette chi legge in condizione di immaginare cosa succederà quando Ned saprà

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DISEGNI
Goran Parlov    

(17k)
Il ragazzo dai capelli...tinti. Disegno di G. Parlov
(c) 1999 SBE
   
 

É il terzo numero disegnato da Goran Parlov (11 e 16 i due albi precedenti), che in realtà disegnava Magico Vento prima ancora che il personaggio uscisse in edicola (cfr. il suo Jesus Zane, nel Texone n. 11, "L'uomo della frontiera"...), qua sembra tornare verso una essenzializzazione del tratto, che ricorda Milazzo e la sua scuola, da cui Parlov era appunto partito (tavola 12 prima vignetta e tavola 13, quarta vignetta, il volto di Zadig, solo per fare un esempio); a dire il vero non riusciamo a capire se si tratti di una reale scelta stilistica o di una strada intrapresa per velocizzarsi; indubbiamente il risultato non è sempre convincente: Parlov rinuncia spesso alle fitte tessiture che avevano caratterizzato per esempio il suo L'incubo nella cornice, e talvolta risulta un po' ripetitivo nelle inquadrature (a tavola 43, Ned e Zadig, vignetta 4 e vignetta 6, hanno esattamente la stessa posizione, e tutta la tavola è un po' fissa sui primi piani); però ci regala anche momenti assolutamente convincenti, come la sequenza iniziale con la manifestazione dei poteri di Zadig o il bellissimo Ned affranto tra le panche di tavola 27.

Nel complesso, dunque, una prova discontinua ma senz'altro più che sufficiente.



GLOBALE
 

Dall'anteprima del mese scorso, questa sembrava un'avventura da ricordare. Così è stato, e, nonostante alcuni limiti, la storia viene archiviata come una delle più riuscite della saga.
 

 


 
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