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Pagine correlate: di G. Pelosi recensione di F. Manetti di G. Pelosi | ||
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La vendetta rimandata di Ned di Vincenzo Oliva Gianfranco Manfredi è venuto via via precisando - senza fretta - il carattere del suo Magico Vento e le coordinate spirituali e della memoria del suo universo; fino a portarlo nel n.22 "Il ragazzo dai capelli bianchi", dopo quasi due anni di vita editoriale, ad un primo confronto vero con il suo passato dimenticato. In questi due primi anni di vita il personaggio è cresciuto moltissimo: abbandonato - o quasi - il banale schema "Magico-Vento-affronta-il-brutto-mostro-e-lo-distrugge", Manfredi ha costruito tra la fine del ’98 e lo scorcio iniziale del ‘99 un personaggio di spessore e non banale, soprattutto profondamente atipico per il panorama bonelliano (quando mai si era visto un personaggio SBE sparare alle spalle?), tanto che è oggi possibile affermare che la serie sia attualmente la migliore della casa editrice. Le caratteristiche di questa sua diversità sono ben delineate da Paolo Ottolina nella sua recensione del n.19 "La mano sinistra del diavolo". Non delude le aspettative questo confronto di Ned Ellis/Magico Vento con i fantasmi del suo passato familiare, in questo episodio, che si presenta come centrale per l’economia della serie, in attesa del redde rationem con Howard Hogan che appare sempre più necessario, per concludere il "periodo introduttivo" del personaggio e preludere a nuovi sviluppi. In questo senso appare ovvio il silenzio di Poe, che non svela la verità sull’uccisione di suo padre per mano di Hogan, appunto, a Magico Vento.
Una narrazione essenziale, ma non scarna, centrata sulle virtù rasserenatrici del perdono (ma sarà così, nel futuro di Magico Vento?); da questo aspetto si diramano i temi secondari: il dramma familiare, e la sua ricomposizione; l’amore; la tenerezza; l’amicizia... ma anche l’inestricabile viluppo di sensi di colpa dei personaggi: Ned che crede di aver ucciso il padre; la madre che se ne sente addosso la colpa, e la colpa delle traversie del figlio; e il conseguente nascondersi e svelarsi di una realtà ingannevole. Soprattutto abbiamo un racconto che non si fa tentare dalla scorciatoia dell’overdose di sentimenti con cui colpire facilmente il lettore. Infatti, nonostante il materiale ad alto tasso di "pericolosità sentimentale" :-) , Manfredi riesce a mantenersi entro i limiti dell’equilibrio impostato nelle coordinate della storia senza scottarsi al fuoco della lacrima facile: ci si commuove, ma non e’ una commozione ricercata come effettaccio da feuilleton da quattro soldi: basti vedere la scena in questo senso più a rischio, con l’incontro tra Ned e sua madre - dopo anni ed anni di lontananza - risolta in un abbraccio senza parole o inutili didascalie, all’interno di una vignetta vuota, dove soli vi sono i due protagonisti abbracciati, semplicemente; ed è non meno corretta la scelta di non mostrare affatto la morte di Nelly Ellis, il lettore ne viene a conoscenza ancora una volta con semplicità, quando vede Ned inginocchiato sulla tomba.
Goran Parlov, autore dei disegni dell’albo, ci mette del suo per rafforzare questo risultato: i primi piani del volto di Nelly Ellis, con la sintesi di equilibrio tra il dolore fisico e quello spirituale e la gioia del ricongiungimento con il figlio, sono tra le migliori realizzazioni del disegnatore slavo. Il volto della donna a pag.55 riassume da solo il senso dell’episodio, con la storia di una vita e di un’anima che si svelano nelle pieghe di un volto che non riescono a distendersi completamente neppure nella felicità di rivedere un figlio lontano da anni; troppe le sofferenze e le passioni scritte sul viso della donna, provata a lungo dalla vita, perché qualcosa, persino il ritorno a casa del figlio, possa cancellarne i segni.
Anche nella lunga sequenza dell’uccisione di Roderick - suo padre - vissuta da Magico Vento attraverso la visione di Zadig - Manfredi smorza ogni eccesso patetico, strutturando la scena in modo che l’alta tensione drammatica generata dal sadismo misto a lucida malvagità di Hogan crei una diversione dell'attenzione dal destino in sé di Roderick. Ed anche qui si rivela molto efficace il lavoro di Parlov: le sue tavole seguono con attenzione il testo manfrediano e gli danno corpo, concentrando l’attenzione sulle modalità dell’assassinio (reso in modo altamente drammatico, con la secca sequenza, quasi cinematografica, di vignette tutte uguali nel formato delle pagg. 84/86) e spostando dunque quella del lettore dall’evento stesso. All’interno di questa trama fitta e complessa, l’autore ha modo di presentarci un piccolo ma prezioso spaccato di quella che doveva essere la vita quotidiana del west americano del secolo scorso (o almeno una sua verosimile presentazione); allargando, così, il discorso, non limitandolo più, come in tanti episodi passati, alla rappresentazione del quotidiano dei nativi americani. I personaggi di Zadig (il ragazzo dai capelli bianchi del titolo) e di Rufus, che lo raccoglie orfano e finisce per diventarne un vero padre - al di là dei poteri medianici del ragazzo - sono quelli di due sbandati come dovettero essercene in gran numero sulle piste e nei villaggi della frontiera. Certo ne sono probabilmente una versione un po’ troppo edulcorata, ma in questo modo sono certamente più funzionali alla storia. Molte luci ma anche ombre, però, in questa prova di Parlov. L’artista è sicuramente uno dei migliori delle nuove leve, e riesce infatti a supportare con puntualità il testo di Manfredi in molte occasioni (ed è giusto riconoscerlo, specie in quelle più importanti), ma c’è come un’impressione di fretta che si ricava dall’albo. Sembra quasi che l’artista abbia spesso tirato via il disegno, senza stare a perderci più di tanto tempo. Scelta precisa? Esigenze di consegna del materiale? Difficile dirlo, sta di fatto che invece di un’altra prova eccellente, come Parlov ci stava rapidamente abituando, ne abbiamo una disomogenea. Notevoli e curatissimi i primi piani, dove l’artista raggiunge la giusta sintesi di espressività e leggibilità, senza rinunciare a nulla di ciascuna. Il suo tratto schizzato, quasi sfumato, si rafforza e completa nella resa puntuale delle emozioni del volto: anche qui non c’è la ricerca di facili effetti, ma uno studio del viso, della mimica facciale, una fedeltà della riproduzione che si intreccia all’abilità interpretativa. Il racconto di Manfredi è tutto incentrato sui personaggi e sui loro sentimenti, e forse ciò ha portato Parlov a trascurare certi particolari e situazioni; ed ecco che l’artista difetta, in questo episodio, nella raffigurazione delle scene di folla, dei paesaggi naturali, degli interni ed esterni delle abitazioni. La differenza con l’intensità e la cura dei primi piani è netta: il tratto si fa sciatto, affrettato; i personaggi sembrano muoversi in ambienti appena sbozzati da una mano inesperta; le vignette affollate di personaggi sono confuse, la chiarezza e l’espressività si perdono in un sovrapporsi di chiari e scuri mal assortiti. Certo può essere un lasciare volutamente nell’indistinto ciò che nel testo ha importanza secondaria se non trascurabile; questo, però, ha finito col condizionare un po’ l’atmosfera dell’albo.
E’ vero, tuttavia, che un’analisi estremamente accurata - fotogramma per fotogramma, direi - restituisce il valore delle tavole di Parlov, ma non può nascondere del tutto che si tratta di una prova più in tono minore (se intesa nel suo complesso) rispetto al suo passato più recente. Tirando le somme si può affermare con buon margine di sicurezza che il n.22 sarà un episodio destinato a restare nella memoria dei lettori (e lo resterà di certo in quella di Ned); ma anche una tappa di passaggio, si direbbe. Il processo attraverso il quale Manfredi ci sta mostrando il percorso umano, spirituale, della memoria di questo suo singolare personaggio, questo "viso pallido" divenuto uomo sacro di una delle tante tribù Sioux, è giunto ad una svolta cruciale: nonostante i molti buchi che ancora restano nei suoi ricordi (e che di certo forniranno materiale per molte storie a venire), Ned Ellis ha finalmente fatto pace con la parte più dolorosa e difficile da affrontare del suo passato. Lo attende ora la sfida con la sua nemesi presente, quell’Howard Hogan che ci è stato rivelato essere parte integrante e scatenante di quel doloroso passato.
Così come il tempo presente può leggersi e comprendersi tra le righe della storia più e meno recente, anche l’ex soldato Ned Ellis ha iniziato la decifrazione del suo presente andando a ritrovare il suo passato nascosto. Ora gli resta di fare i conti con l’ultima sezione ancora segreta di quel passato, e poi sarà possibile costruire il "nuovo" Magico Vento.
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