Battle for the Axe

Mignacco convince (finalmente) su Zagor
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Battle for the Axe
Maxi Zagor 13

Battle for the Axe

Scheda IT-ZG-m13

Il tema dell'avversario che vuole strappare a Zagor la leadership sulle tribù di Darkwood non è certo una novità. Ma quel che più conta, per una serie con quasi cinquant’anni di storie alle spalle, non è tanto l’originalità di per sé, quanto sapere rielaborare le situazioni, inserendo nuovi spunti di interesse. E Luigi Mignacco, con "Il vendicatore nero", c'è riuscito con efficacia.

Le varianti del tema...

Quel che più conta, per una serie con quasi cinquant’anni di storie alle spalle, non è tanto l’originalità di per sé, quanto sapere rielaborare le situazioni, inserendo nuovi spunti di interesse. E Luigi Mignacco, con "Il vendicatore nero", c'è riuscito con efficacia.

Nonostante i più o meno illustri precedenti, infatti, si sentiva la mancanza di un giustiziere che si proponesse come una reale alternativa alla politica della convivenza pacifica dello Spirito con la Scure nel cuore di Darkwood, tra fortini "leggendari" come Fort Henry e Fort Pitt o comprimari storici dello spessore del Colonnello Perry, Tonka o Molti Occhi. Dopotutto il capostipite di questo filone di storie, Iron-Man (non il playboy miliardario Tony Stark ^_^, ma il criminale Sam Fletcher), era solo un truffatore che pensava a racimolare oro dagli ingenui indiani degli anni '60, non certo a sfidare lo zio Sam, malgrado i proclami. All'indimenticabile (e dimenticato) Supermike negli anni '70 interessava umiliare Zagor e demolire il suo regno, ma non aveva ambizioni nella "politica" della foresta. Lo Zagor Nero di Boselli era un doppio malvagio dello Spirito con la Scure che spostò la sfida su un piano diverso, quello dell’eterna lotta tra il Bene e il Male.
Come dite? Qualcuno ha nominato l’Uomo dipinto? E chi era costui? Lasciatelo nell’oblio...

A ben vedere la figura più simile al Black Axe di Mignacco, anche come "origini" e maschera, è stato Wahoomi di Ade Capone, che diede filo da torcere a Zagor portando molte tribù dalla sua parte all’inizio degli anni ’90. Ma la storia si svolgeva ai margini di Darkwood, dove il "regno" di Zagor era più debole. E l'identità dell'avversario era il segreto di Pulcinella.

L’intreccio che porta la scure di Black Axe a incrociare quella di Zagor è, quindi, godibile, tra situazioni classiche (raduni dei capi, duelli e indiani pronti a seguire un leader di guerra), qualche difficoltà inconsueta (Zagor è braccato dai soldati, che lo credono l'autore dei delitti firmati con la scure) e un mistero, la vera identità del Vendicatore nero, che è un qualcosa in più che vi si aggiunge, senza sacrificare gli altri elementi narrativi.

Zagor contro Black Axe
disegni di Mauro Laurenti, Maxi Zagor n.13

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Zagor contro Black Axe<br>disegni di Mauro Laurenti, Maxi Zagor n.13<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

La sfida che Black Axe porta a Zagor è, in realtà, piuttosto incidentale rispetto al suo reale obiettivo: la vendetta sugli esecutori materiali della morte della sua famiglia. Tema certamente trito e ritrito, ma presentato con un inedito realismo per la serie (il tema degli stupri nei massacri indiani era sempre stato tabù).

Se la lettura si rivela godibile è anche grazie allo spessore riservato alle figure di secondo piano.

In questo modo sono evitate all’origine le insidie della contrapposizione tra le due scuole di pensiero sull'identità moderna della giustizia (così cara al fumetto supereroistico americano post Watchmen): quella dei paladini della giustizia vecchio stampo (che oggi, senza le giuste rivisitazioni, suonerebbero irrimediabilmente datati) e quella dei loro moderni successori (dai metodi più spicci e dalla morale non sempre cristallina). Il duello tra Zagor e Black Axe è quindi più fisico che ideologico, e la differenza tra le loro politiche non è affidata ad un "diretto" confronto dialettico a rischio di retorica, ma suggerita indirettamente con le riflessioni della bella e riuscita figura di Piuma di Falco, guerriero che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori che la spirale che l'odio e il sangue alimentano, colpendo alla fine i più deboli.

... e la narrazione

Se la lettura si rivela godibile è anche grazie, infatti, allo spessore riservato alle figure di secondo piano. Oltre a Piuma di Falco, che porta con sé un fucile con un colpo sempre in canna per scegliere deliberatamente di non spararlo, si distingue Moose Foot, lo scout mezzo indiano, complesso ed ambiguo. Un character, quest'ultimo, che è più consueto incontrare in serie come Magico Vento piuttosto che nello Zagor degli ultimi tempi. Anche Lupo Nero, guerriero spietato, si rivela qualcosa di più dello stereotipato ribelle della situazione. Tutti e tre i personaggi vanno ben oltre la loro funzione narrativa primaria, quella di essere dei candidati per la vera identità di Black Axe.

Alcune soluzioni di sceneggiatura sono poi particolarmente riuscite: si pensi all'arrivo di una delle due scuri più veloci di Darkwood al raduno dei capi (inizialmente non è chiaro chi dei due stia parlando) o all'uscita di scena finale di Piuma di Falco (un piccolo gioiello). Menzione speciale per la tavola che chiude l'albo: le similitudini tra Zagor e Black Axe (il desiderio di vendetta che li ha consumati per anni) si incrociano in maniera suggestiva, e senza riproporci il classico flashback o monologo.

Poi, naturalmente, non è tutto oro quel che luccica. L'applicazione concreta della "logica della frontiera" che guida il finale della trama ("uccidiamo uno di loro perché loro hanno ucciso uno di noi, e questo pareggia il conto") è un po' tirata per i capelli. E vedere Zagor entrare di nascosto in fortini che dovrebbero essere in stato di massima allerta per tre volte nel giro di 50 pagine è quanto meno ripetitivo. Ma sono peccatucci veniali di fronte alla buona prova complessiva dei testi.

Il selvaggio Laurenti

E' nelle scene d'azione, esplosive come sempre, che Laurenti dà il meglio di sé

Nell'ampio parco attuale dei disegnatori di Zagor, Mauro Laurenti è uno dei veterani. Il suo tratto si è nel tempo stilizzato e ripulito, forse un po' troppo, e oggi appare più "spoglio" rispetto ai picchi raggiunti con "L'impero di Songhay".

Questo non gli impedisce di tratteggiare una Darkwood molto più variegata e selvaggia della media, o di aggiungere sfaccettature ai personaggi, facendoli... recitare. Ecco così che il dialogo tra Cico e la squaw Acqua Quieta (pag.99-102), "funzionale" poiché ha lo scopo narrativo di fornirci informazioni, si arricchisce di una sottile malizia e complicità tra i due, mentre l'espressività di Moose Foot trasmette la sua beffarda ambiguità. Ma è nelle scene d'azione, esplosive come sempre, che Laurenti dà il meglio di sé: si veda il bel duello finale tra Zagor e Black Axe, in cui riemerge la "fierezza barbarica" (come la definì, con efficacia, il collega Daniele Alfonso) dello Spirito con la Scure.

Nell'introduzione del volume Sergio Bonelli riconosce i meriti di Laurenti nel processo di rinnovamento grafico del personaggio. Condivido, aggiungendo anche che, in prospettiva, mi piacerebbe molto scorgere il suo Zagor capellone quando un'edicola è nei paraggi...

In volo sulla selvaggia Darkwood
disegni di Mauro Laurenti, Maxi Zagor n.13

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

In volo sulla selvaggia Darkwood<br>disegni di Mauro Laurenti, Maxi Zagor n.13<br><i>(c) 2010 Sergio Bonelli Editore</i>

Chi vuol esser lieto sia...

Da lettore ho vissuto, anno dopo anno, la parabola discendente di Luigi Mignacco: dall'esordio "col botto" in Mister No nel 1987 ("Le Tigri Volanti") a troppe storie stanche degli ultimi anni. Il suo ultimo periodo convincente risale ormai al secolo scorso, a quella trasferta newyorchese che aveva rivitalizzato ed arricchito di sfumature l'uomo Mister No ma che fu bocciata da una parte del pubblico e, quel che è peggio, dai vertici della casa editrice, costringendo il pilota ad un brusco rientro in quell'Amazzonia con la quale gli autori (e Mignacco in particolare) non avevano l'empatia di Guido Nolitta.

Con l'approssimarsi dell'inevitabile fine del sempre più logoro Mister No, il passaggio di Mignacco all'altra creatura nolittiana, Zagor, è stato breve. E anche qui l'autore non si è distinto granché, alternando storie di pura routine ad altre rimaste a metà del guado come "Incubo sul mare" o scialbe come "L'orda infernale".

Per il momento accontentiamoci del presente.

Ho perciò scosso la testa quando ho scoperto che proprio Mignacco era l'autore della storia a cui si ispiravano le intriganti tavole di Laurenti con un Vendicatore mascherato che affrontava Zagor, che alle fiere dei fumetti circolavano già dal 2005. E ora mi cospargo il capo di cenere.

Una rondine non fa primavera. Bisognerebbe anche sapere quanto ha viaggiato questa rondine, dato che questa storia sembra essere arrivata in edicola con un certo ritardo. Ci ha comunque portato una prova convincente di Mignacco con Zagor; per il momento accontentiamoci del presente.

"Il Vendicatore Nero", di Luigi Mignacco e Mauro Laurenti, brossurato, 320 pag. b/n, Sergio Bonelli Editore, € 6,20

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