Da Lucca: testati per voi (ediz. 2012)
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Concludendo
Concludendo, questa volta voglio dare una serie di brevi flash su cosa è stata questa Lucca Comics & Games 2012, le iniziative a rendere onore e le iniziative da, diciamo, "migliorare". A questo scopo, inevitabilmente, dovrò abbandonare l'impersonale "noi" ed entrare più in prima persona.Innanzitutto, io che principalmente rivolgo il mio sguardo al Sol Levante per il fumetto, porterò nella mente e nel cuore una grandiosa immagine: Mino Milani, sceneggiatore "principe" di quel miracolo editoriale che fu Il Corriere dei Ragazzi che con voce chiara, argomentazione lineare ed ineccepibile ed una passione che rimane immutata dopo decenni, racconta l'avventura, la missione, e la passione di un "dream team" di autori (di cui, presenti con lui vi erano Alfredo Castelli, Aldo Di Gennaro e Daniele Fagarazzi) che animarono una rivista per ragazzi troppo moderna persino per il 2012. Una rivista che, nelle sue parole, chiamava le mani, mani e non "manine", i prati, prati e non "praticelli" ed in cui "il piacere di scrivere si incontrava con la responsabilità di cià che si scriveva".
Poi non posso che augurarmi che prosegua anche nelle prossime edizioni il ciclo di conferenze iniziato con questa edizione: Lucca Comics & Science, erudita serie di incontri in cui si è analizzato il fumetto come mezzo di divulgazione scientifica. Al di là del dilungarsi in una "excusatio non petita" tesa a dimostrare che il fumetto può parlare di scienza (che, onestamente, dovrebbe essere considerato superfluo come dimostrare che con il testo scritto puoi spiegare una ricetta di cucina: i linguaggi servono a COMUNICARE) si è trattato di incontri piacevoli, moderati da un Andrea Plazzi istrionico e perfettamente a suo agio nella veste di raffinato animatore del dibattito... insomma, molto diverso dall'immagine che avevo di lui. Altra menzione d'onore va alle mostre. Le Mostre di Palazzo Ducale, pur non avendo il "BlockBuster" di richiamo, erano qualitativamente di altissimo livello: si veniva accolti all'ingresso dalle tavole originali di due autrici italiane ormai assurte a visibilità internazionale: Sara Pichelli e Laura Zuccheri; proseguendo sulla destra si attraversava il laboratorio "happening" in cui lavoravano ed esponevano degli artisti moderni olandesi; si raggiungeva poi l'area dedicata all'autore di Portugal, Ciril Pedrosa, con il suo tratto quasi ad acquerello; poi, per contrasto, si veniva scagliati nello zoo di animali solidi e caricaturali, colorati e buffoneschi, di Chris Ayers; rimanendo nel fantastico, ma passando ad un tripudio di colori fiabeschi, raccogliendo influenze dell'illustrazione fiabesca di tutta Europa, fino agli illustratori russi, si potevano ammirare le opere di Rebecca Dautremer. Quasi a chiudere a contrasto con tanta leggerezza, ad un estremo della mostra si trovava il tratto "giornalistico" di Yoshihiro Tatsumi, padre del "gekiga": il fumetto messo al servizio del realismo; all'altro estremo, con le sue chine dense, il suo tratto sovraccarico, quasi barocco, i suoi volti affilati da predatore, Enrique Breccia.
Un percorso vario e denso di gioie per gli occhi.
Arriviamo invece alle note dolenti anzi, a quella che da anni sembra essere LA nota dolente, la dissonanza in una composizione altrimenti unica (non a caso ormai Lucca Comics & Games ha dei numeri che la mettono sul podio delle più grandi fiere di settore): Lucca Games.
Non si comprende il motivo per cui la sezione Games continui ad apparire come un corpo estraneo alla manifestazione: laddove gli spazi dedicati ai comics sono contenuti entro le mura, i games sono gettati all'esterno; laddove diverse tensostrutture accolgono editori, rivenditori, collezionisti, autoproduzioni, tutto ciò che riguarda i games è invece racchiuso in un unico, mastodontico, gazebo. E, sopratutto, laddove per accedere alle tensostrutture dei comics uno può scegliere tra diversi ingressi, l'accesso e l'uscita all'area games sono costretti in un unico corridoio transennato, affollato, disagevole, con tempi che possono raggiungere l'ora solo per entrare nella tensostruttura (e poi resta da girarla). La conseguenza di questo è che, da ormai tre anni, puntualmente rinuncio a presenziare a qualsivoglia iniziativa mi interessi al Lucca Games, per non buttare via tempo e non rovinare, accumulando nervosismo, una gioiosa occasione.
Non penso che sia necessario che "comics" e "games" debbano per forza convivere, ma se si vuole continuare a proporli insieme, questa separazione priva di senso e fonte di assurdi disagi non può continuare.
Una fiera di questa qualità non si può permettere una tale approssimazione.



