Cinquecento di questi Alan!
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- Satira della società italiana
- Satira delleterna lotta tra il bene e il male
- Satira dellhorror
- Parodie per tutti
- Superciuk
- Da Superciuk allabbandono di Magnus nel 1975
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- Una voce fuori dal coro (la mia)
- Alan Ford, figlio del suo tempo
- Anche levoluzione di Alan Ford è figlia del suo tempo
- Fine dellera Piffarerio e logoramento
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- Il dilemma creativo: quali prospettive?
- Il "nuovo" Alan Ford
- Quale satira?
- La realizzazione grafica di Perucca, restitutor patriae
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Una voce fuori dal coro (la mia)
Diciamo subito che personalmente dissento. Non per partito preso, ma per convinzione. E cercherò di esporre qui le mie ragioni.
Tanto per iniziare, se da un lato lo spartiacque grafico tra le due ere è netto e inequivocabile, con un
Riservandomi di esaminare più oltre laspetto grafico (assolutamente importante, ma comunque secondario rispetto ai contenuti), una storia tipo Una missiva importante (
Affermare che dopo il n.75 Alan Ford sia cambiato irrimediabilmente in peggio sarebbe come sostenere che dopo i Beatles il rock and roll sia morto
Intendiamoci: un cambio cè stato. Inevitabilmente cè stato. Per gli adoratori della Premiata Ditta si è trattato chiaramente di una soluzione di compromesso. Ma affermare che dopo il
Vorrei esaminare questo punto un po meno emotivamente. Innanzitutto, e senza voler fare assolutamente della filosofia spicciola, la verità è che davvero "tutto scorre" (panta rei). Nulla è immutabile. Levoluzione di un fumetto è fisiologica. Può piacere o non piacere, ma è assolutamente normale e naturale. E lo è ancora di più, a mio parere, per un fumetto come Alan Ford legato così strettamente a doppio o triplo filo alla realtà del momento.
Alan Ford, figlio del suo tempo
Alan Ford, come abbiamo visto, fu figlio del suo tempo. Nacque in unepoca di 007 cromati e irreali, di contestazione, di post-boom economico e quantaltro. E soprattutto nacque in Italia. La prima domanda da porsi, per valutare correttamente o con giudizio non solo il passaggio Magnus/non più Magnus, ma lintera evoluzione alanfordiana, è: "Alan Ford sarebbe mai potuto nascere alla fine degli anni Settanta o agli inizi degli anni Ottanta?". Oppure: "Le storie di Alan Ford degli inizi avrebbero mai attecchito se pubblicate un decennio più tardi?". Non scordiamoci che i primi passi di Alan Ford, come fumetto, furono commercialmente parlando, stentati.Altrimenti detto, allevolversi di una situazione o di un contesto temporale (eventi, economia, società...) mi pare inevitabile che si abbia unevoluzione anche in un fumetto come Alan Ford che da tali elementi ha sempre preso spunto.
Che poi tale cambiamento o evoluzione possa risultare gradita o sgradita, è un discorso diverso e puramente soggettivo. Anzi, a sottolineare quanto sia soggettivo, desidero citare lesempio di un mio amico dinfanzia e gioventù che fece conoscenza con lAlan Ford dellera Piffarerio e conobbe lAlan Ford dellera Magnus solo in un secondo tempo. Egli non solo non riscontrò alcun anticlimax tra i due periodi, ma addirittura preferiva i disegni di Piffarerio a quelli di Raviola (salvo poi in età adulta rivalutare questultimo, naturalmente, ma non a discapito del primo). È altresì indicativo che il recente cambiamento di rotta che ha preso Alan Ford ha prodotto uninversione anche nellandamento delle vendite (fino allora lentamente in declino), a riprova che il nuovo corso risulta gradito a diverse persone (non credo sia stato condotto un sondaggio sul lettorato di Alan Ford, ma presumo che una piccola parte siano lettori recuperati e una parte più consistente lettori nuovi, forse anche giovani).
Anche levoluzione di Alan Ford è figlia del suo tempo
È altresì indicativo che il recente cambiamento di rotta che ha preso Alan Ford ha prodotto uninversione anche nellandamento delle vendite, a riprova che il nuovo corso risulta gradito a diverse personeTornando alle storie e nello specifico allevoluzione di Alan Ford dal
Paolo Piffarerio, amico e collaboratore di vecchia data di Max Bunker (con il quale aveva già realizzato Maschera Nera e altre opere anche serie, come ad esempio Fouché), subentrerà a Magnus e disegnerà un numero non indifferente di albi. Piffarerio è sicuramente disegnatore esperto e con stile proprio e, in collaborazione con Paolo Chiarini (già passatore a china dei disegni di Magnus) raggiunge a lungo andare una certa stabilità producendo regolarmente numeri che, a parere del sottoscritto, risultano graficamente assai gradevoli pur non essendo chiaramente opera del Divino. A Piffarerio va riconosciuto il merito di essere riuscito ad operare una sintesi tra il proprio stile e quello, nettamente diverso, di Magnus, senza snaturare né luno né laltro (almeno a mio personale parere: ci sarà sicuramente chi invece troverà il compromesso inaccettabile).
Fine dellera Piffarerio e logoramento
Per quanto abile e produttivo, Piffarerio arriverà anchegli a logorarsi e il suo annunciato abbandono (che peraltro era già nellaria quando ai suoi numeri iniziarono ad avvicendarsi quelli disegnati occasionalmente da altri) dà vita alla ricerca di nuovi talenti con il lancio di un concorso di selezione. Tralascio volutamente ogni valutazione specifica su questi rari numeri, alcuni dei quali ottimamente disegnati, ad esempio quelli di Giovanni Romanini, allievo di Magnus, e altri di fattura decisamente meno buona. Il buco di ventanni (vedi oltre) che nella mia esperienza personale separa lera Piffarerio dallera Perucca non mi consente di approfondire oltre.
Di questo periodo, che nella mia vicenda alanfordiana personale va dal 1976 al 1985, gli unici appunti che mi sento di muovere sono i seguenti. Il primo è la graduale eliminazione de facto di due personaggi (
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